Il dottor G e la spesa sospesa: «Aiutiamo chi ha bisogno»
di Alessandro Pirina
Angiolini e il collega Ventura promuovono l’iniziativa nei supermercati di Sassari «I contributi pubblici arriveranno ma c’è una grande necessità nell’immediato»
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SASSARI. Medici in campo anche per l’emergenza alimentare, a sostegno dell’esercito di nuovi poveri che sotto la minaccia del coronavirus continua a ingrossarsi senza sosta. Un’emergenza che ormai non ha età né confini. Ovunque si ha notizia di famiglie che hanno il frigo vuoto, che non hanno neanche gli euro necessari per mettere insieme due pasti. Ed è proprio di fronte a questo precipitare della crisi economica delle famiglie che a Sassari due medici - Giovanni Angiolini, conosciuto anche per i suoi trascorsi televisivi, e Giommaria Ventura - hanno lanciato un’iniziativa di solidarietà che potrebbe estendersi anche al resto della Sardegna, ribattezzata “spesa sospesa”, perché è sulla falsariga del più famoso “caffè sospeso”. «Tutto è nato da un pensiero comune che ho avuto nei giorni scorsi con il mio collega, anche grazie al supporto del gruppo Sassari Aiuta – racconta Angiolini –. Ci siamo chiesti cosa possiamo fare noi nell’immediato, perché è vero che arriveranno gli aiuti di Comune, Regione, governo, Europa, ma sappiamo anche che tante, troppe persone non possono aspettare quegli aiuti per riuscire oggi a mettere insieme colazione, pranzo e cena. Ci siamo rivolti a una agenzia pubblicitaria, la Make.it Sassari, e abbiamo creato così logo e pagina social della “spesa sospesa”».
A quel punto il secondo step dell’iniziativa col coinvolgimento di supermercati e negozi di generi alimentari. «Avendo amici e contatti sui social in tanti ci hanno dato la loro disponibilità, ma speriamo anche di raggiungere quelle catene che per ora non sono nel circuito», dice ancora Angiolini, che poi illustra le modalità della spesa sospesa. «Chi va al supermercato può acquistare beni di prima necessità e lasciarli in appositi spazi per le persone che ne hanno bisogno. A fine giornata poi, grazie alla Protezione civile e alla Croce Rossa, quei beni verranno ritirati e poi distribuiti ai tanti cittadini che stanno vivendo un momento di enorme difficoltà. Ho ricevuto anche io messaggi privati di persone alla canna del gas, persone che nella normalità non attraversano queste contingenze. Piccoli imprenditori che lavorano con la cassa continua, che però da un mese si trovano a non avere neanche un euro di guadagno, ma devono comunque pagare le spese». L’iniziativa riguarda i supermercati Crai, Eurospin, Nonna Isa, Cobec, Conad e Viro di Sassari (l’elenco in aggiornamento si trova sulla pagina Facebook della Spesa sospesa), ma Angiolini racconta di molte richieste per proporla tale e quale nel resto dell’isola. D’altro canto, lui - un breve passaggio al Grande fratello poi esperto di medicina nei “Fatti vostri” di Magalli e in “Buonasera dottore” su Tv2000 - può contare su un seguito che altri non possono avere. «La popolarità può avere vari utilizzi, questo è sicuramente quello più intelligente e più utile», dice. Per poi aggiungere sulle polemiche che hanno investito la raccolta fondi di Fedez e Ferragni per il San Raffaele. «Le polemiche nascono da chi non ha nulla da fare o da dire e aspetta seduto sul divano che qualcosa accada».
Ma sulla drammatica situazione che i suoi colleghi medici, e in generale tutto il personale sanitario, stanno vivendo nel Paese, Sardegna compresa, non si tira indietro. «La situazione è molto critica perché nessuno si aspettava che la diffusione del virus potesse esplodere in maniera così rapida. E a quel punto c’è stata una oggettiva difficoltà a reperire i dispositivi di protezione. Non ne faccio una colpa neanche alla Regione, perché con la centralizzazione degli acquisti dovrebbero arrivare da Roma. Il vero problema – spiega – è che in tutto il mondo c’è stata una corsa agli equipaggiamenti e siccome l’Italia non ne produce c’è tuttora grande difficoltà a reperirli. Ma senza i dispositivi i sanitari non possono lavorare, perché rischiano di andare incontro al contagio e diventare untori dei pazienti e dei familiari».
A quel punto il secondo step dell’iniziativa col coinvolgimento di supermercati e negozi di generi alimentari. «Avendo amici e contatti sui social in tanti ci hanno dato la loro disponibilità, ma speriamo anche di raggiungere quelle catene che per ora non sono nel circuito», dice ancora Angiolini, che poi illustra le modalità della spesa sospesa. «Chi va al supermercato può acquistare beni di prima necessità e lasciarli in appositi spazi per le persone che ne hanno bisogno. A fine giornata poi, grazie alla Protezione civile e alla Croce Rossa, quei beni verranno ritirati e poi distribuiti ai tanti cittadini che stanno vivendo un momento di enorme difficoltà. Ho ricevuto anche io messaggi privati di persone alla canna del gas, persone che nella normalità non attraversano queste contingenze. Piccoli imprenditori che lavorano con la cassa continua, che però da un mese si trovano a non avere neanche un euro di guadagno, ma devono comunque pagare le spese». L’iniziativa riguarda i supermercati Crai, Eurospin, Nonna Isa, Cobec, Conad e Viro di Sassari (l’elenco in aggiornamento si trova sulla pagina Facebook della Spesa sospesa), ma Angiolini racconta di molte richieste per proporla tale e quale nel resto dell’isola. D’altro canto, lui - un breve passaggio al Grande fratello poi esperto di medicina nei “Fatti vostri” di Magalli e in “Buonasera dottore” su Tv2000 - può contare su un seguito che altri non possono avere. «La popolarità può avere vari utilizzi, questo è sicuramente quello più intelligente e più utile», dice. Per poi aggiungere sulle polemiche che hanno investito la raccolta fondi di Fedez e Ferragni per il San Raffaele. «Le polemiche nascono da chi non ha nulla da fare o da dire e aspetta seduto sul divano che qualcosa accada».
Ma sulla drammatica situazione che i suoi colleghi medici, e in generale tutto il personale sanitario, stanno vivendo nel Paese, Sardegna compresa, non si tira indietro. «La situazione è molto critica perché nessuno si aspettava che la diffusione del virus potesse esplodere in maniera così rapida. E a quel punto c’è stata una oggettiva difficoltà a reperire i dispositivi di protezione. Non ne faccio una colpa neanche alla Regione, perché con la centralizzazione degli acquisti dovrebbero arrivare da Roma. Il vero problema – spiega – è che in tutto il mondo c’è stata una corsa agli equipaggiamenti e siccome l’Italia non ne produce c’è tuttora grande difficoltà a reperirli. Ma senza i dispositivi i sanitari non possono lavorare, perché rischiano di andare incontro al contagio e diventare untori dei pazienti e dei familiari».
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