Comdata, cinque contagiati chiude il call center di Elmas
di Antonello Palmas
Altri due operatori attendono gli esiti del tampone. L’azienda: solo telelavoro I sindacati chiedono più controlli, troppi non rispettano i protocolli di sicurezza
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CAGLIARI. L’emergenza Covid-19 chiama e il call center risponde chiudendo: cinque lavoratori del Comdata di Elmas sono stati trovati positivi al tampone e altri due operatori sono in ansia in attesa dei risultati del test. Inevitabilmente è scattata la quarantena per i compagni di turno dei contagiati che operavano nella stessa stanza. E nel pomeriggio la direzione ha fatto sapere di avere deciso per lo stop dell’attività nella struttura, che resta aperta solamente per la consegna dei computer a chi deve lavorare da casa. La notizia è stata data ieri dai delegati sindacali sulla base del racconto dei dipendenti e conferma ciò che si temeva: lavorare in certe condizioni in tempi di coronavirus è pericoloso.
E non si parla solo di call center ma di tante altre attività dell’isola difficili da gestire sotto il profilo del rischio contagio: Cgil Cisl e Uil sono fortemente preoccupati anche per gli operatori sanitari, i lavoratori dei supermercati, delle poste e dei servizi finanziari, degli appalti legati all’assistenza domiciliare o di pulizia degli ospedali, delle aree industriali e di tutte quelle attività che proseguono per permettere a tutti gli altri di restare a casa.
Comdata, che impiega sul territorio circa 500 dipendenti per servizi di assistenza per operatori del settore tlc e bancario, afferma di aver seguito tutte le misure ministeriali richieste sin dall’inizio dell’emergenza, costituendo un comitato paritetico ad hoc ed effettuando sanificazioni. Ma il nemico è subdolo. Nell’incontro tra i segretari di Cgil, Cisl e Uil di Cagliari Carmelo Farci, Mimmo Contu e Andrea Lai, con il prefetto di Cagliari Bruno Corda è stato dedicato un focus proprio ai call center, ma è stata chiesta la massima attenzione in generale sulle aziende che chiedono deroghe al decreto governativo del 22 marzo che sancisce chi può proseguire l’attività e chi no. La decisione spetta alle prefetture ma il decreto prevede che le forze sociali siano coinvolte per esprimere un parere in modo che «chi non rispetta i protocolli di sicurezza deve sospendere le attività, ogni violazione sarà puntualmente segnalata, alla salute non si deroga», dicono i sindacalisti.
Per il segretario sardo del Pd, Emanuele Cani «ciò che accade a Elmas era prevedibile: le soluzioni adottate dall'azienda per garantire la salute e la sicurezza sono arrivate con un ingiustificato ritardo e si sono rivelate blande e inadeguate. L'atteggiamento di vigile attesa si è rivelato deleterio, creando le condizioni per un focolaio incontrollato». A Cani risulta «che gli Rsu abbiano più volte chiesto di redistribuire i carichi di lavoro e di incentivare lo smart working».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E non si parla solo di call center ma di tante altre attività dell’isola difficili da gestire sotto il profilo del rischio contagio: Cgil Cisl e Uil sono fortemente preoccupati anche per gli operatori sanitari, i lavoratori dei supermercati, delle poste e dei servizi finanziari, degli appalti legati all’assistenza domiciliare o di pulizia degli ospedali, delle aree industriali e di tutte quelle attività che proseguono per permettere a tutti gli altri di restare a casa.
Comdata, che impiega sul territorio circa 500 dipendenti per servizi di assistenza per operatori del settore tlc e bancario, afferma di aver seguito tutte le misure ministeriali richieste sin dall’inizio dell’emergenza, costituendo un comitato paritetico ad hoc ed effettuando sanificazioni. Ma il nemico è subdolo. Nell’incontro tra i segretari di Cgil, Cisl e Uil di Cagliari Carmelo Farci, Mimmo Contu e Andrea Lai, con il prefetto di Cagliari Bruno Corda è stato dedicato un focus proprio ai call center, ma è stata chiesta la massima attenzione in generale sulle aziende che chiedono deroghe al decreto governativo del 22 marzo che sancisce chi può proseguire l’attività e chi no. La decisione spetta alle prefetture ma il decreto prevede che le forze sociali siano coinvolte per esprimere un parere in modo che «chi non rispetta i protocolli di sicurezza deve sospendere le attività, ogni violazione sarà puntualmente segnalata, alla salute non si deroga», dicono i sindacalisti.
Per il segretario sardo del Pd, Emanuele Cani «ciò che accade a Elmas era prevedibile: le soluzioni adottate dall'azienda per garantire la salute e la sicurezza sono arrivate con un ingiustificato ritardo e si sono rivelate blande e inadeguate. L'atteggiamento di vigile attesa si è rivelato deleterio, creando le condizioni per un focolaio incontrollato». A Cani risulta «che gli Rsu abbiano più volte chiesto di redistribuire i carichi di lavoro e di incentivare lo smart working».
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