La prima volta di un “segno meno”
Calano i pazienti in rianimazione. La Lombardia introduce l’obbligo di mascherina
3 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Lorenzo Attianese
<MC>ROMA
[TESTO]Per la prima volta il segno «meno» davanti ai tragici dati del Covid-19 in Italia. Rispetto alle ultime 24 ore il numero dei posti in terapia intensiva è in calo: ora gli «ospedali possono respirare». È l'unico vero elemento confortante dell'ultimo bollettino della Protezione Civile, che registra 74 pazienti in meno in rianimazione. Ma il ministro della Salute Roberto Speranza e il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri avvertono: «La battaglia contro il virus non è affatto vinta». Anche per questo, dopo un'ordinanza della Regione, ora in Lombardia si dovrà andare in giro obbligatoriamente indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca. Una nuova forte misura presa a fronte di un trend nazionale sui contagi che si mantiene costante. Sono 88.274 le persone positive, con un incremento rispetto a ieri di 2.886 (+3,38%). Relativamente stabili anche i dati sui guariti, 20.996 con un aumento di 1.238 (+6,27%). E ancora una volta è pesante il prezzo pagato per le vittime, che raggiunge i 15.362 i morti con i 681 nuovi decessi (+4,64%). Tra questi, quello del poliziotto della scorta del premier Giuseppe Conte, il sostituto commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia, morto a 52 anni dopo aver contratto la malattia qualche settimana fa. «Se guardiamo ai numeri, dal 27 marzo a oggi in nove giorni si è passati da più di 120 accessi nelle terapie intensive ad un saldo negativo di 74 malati (-1,82%). Anche il numero di deceduti si è ridotto. Ma non abbiamo superato la fase critica. Il pericolo non è scampato», spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che citando uno studio precisa per lanciare anche un monito: «Sono oltre 30mila le vite salvate attraverso queste misure di contenimento. Bisogna continuare a rispettarle». Ma sull'ennesima stretta imposta dalla Lombardia, riguardo all'uso obbligatorio delle mascherine in strada nella propria regione, il Comitato Scientifico resta tiepido: «Sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto malato - precisa Locatelli -. L'idea che esista una quota di asintomatici infettanti può essere utile, ma la misura fondamentale è quella del distanziamento sociale. In questo momento noi non abbiamo dato questa disposizione». Lo stesso capo della Protezione Civile Borrelli aggiunge: «Io non la uso perché rispetto il distanziamento sociale». Quest'ultima è la stessa e «unica arma» indicata dal ministro Speranza, per il quale bisogna prima «vincere la battaglia sanitaria in corso» per poi ripartire economicamente «sul terreno dello sviluppo». E la «battaglia non è ancora vinta», spiega Arcuri, Commissario per l'emergenza. Ma una cifra per cominciare ad intravedere in futuro un allentamento delle misure c'è: «il valore R con 1 è stato raggiunto, ma vogliamo andare oltre e ridurre ancora e portarlo sotto 1», ovvero al di sotto dell'indice di un nuovo contagiato per ogni persona malata. Un abbassamento del parametro che si spera di centrare nonostante il numero costante di «furbetti»: dall'11 marzo, data d'inizio delle prescrizioni, i denunciati che le hanno violate sono stati oltre 173mila e 384 quelli evasi dalla quarantena negli ultimi nove giorni. Da questo punto di vista, al coro di esortazioni stavolta si è aggiunto anche il Commissario Arcuri: «Alcune immagini diffuse sui social, dalle quali sembra ci sia stato un allentamento nel rigore dei comportamenti, non vanno prese ad esempio anzi vanno deplorate - dice -. Dobbiamo fare di più affinché i sacrifici non vengano dispersi o vanificati».
<MC>ROMA
[TESTO]Per la prima volta il segno «meno» davanti ai tragici dati del Covid-19 in Italia. Rispetto alle ultime 24 ore il numero dei posti in terapia intensiva è in calo: ora gli «ospedali possono respirare». È l'unico vero elemento confortante dell'ultimo bollettino della Protezione Civile, che registra 74 pazienti in meno in rianimazione. Ma il ministro della Salute Roberto Speranza e il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri avvertono: «La battaglia contro il virus non è affatto vinta». Anche per questo, dopo un'ordinanza della Regione, ora in Lombardia si dovrà andare in giro obbligatoriamente indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca. Una nuova forte misura presa a fronte di un trend nazionale sui contagi che si mantiene costante. Sono 88.274 le persone positive, con un incremento rispetto a ieri di 2.886 (+3,38%). Relativamente stabili anche i dati sui guariti, 20.996 con un aumento di 1.238 (+6,27%). E ancora una volta è pesante il prezzo pagato per le vittime, che raggiunge i 15.362 i morti con i 681 nuovi decessi (+4,64%). Tra questi, quello del poliziotto della scorta del premier Giuseppe Conte, il sostituto commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia, morto a 52 anni dopo aver contratto la malattia qualche settimana fa. «Se guardiamo ai numeri, dal 27 marzo a oggi in nove giorni si è passati da più di 120 accessi nelle terapie intensive ad un saldo negativo di 74 malati (-1,82%). Anche il numero di deceduti si è ridotto. Ma non abbiamo superato la fase critica. Il pericolo non è scampato», spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che citando uno studio precisa per lanciare anche un monito: «Sono oltre 30mila le vite salvate attraverso queste misure di contenimento. Bisogna continuare a rispettarle». Ma sull'ennesima stretta imposta dalla Lombardia, riguardo all'uso obbligatorio delle mascherine in strada nella propria regione, il Comitato Scientifico resta tiepido: «Sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto malato - precisa Locatelli -. L'idea che esista una quota di asintomatici infettanti può essere utile, ma la misura fondamentale è quella del distanziamento sociale. In questo momento noi non abbiamo dato questa disposizione». Lo stesso capo della Protezione Civile Borrelli aggiunge: «Io non la uso perché rispetto il distanziamento sociale». Quest'ultima è la stessa e «unica arma» indicata dal ministro Speranza, per il quale bisogna prima «vincere la battaglia sanitaria in corso» per poi ripartire economicamente «sul terreno dello sviluppo». E la «battaglia non è ancora vinta», spiega Arcuri, Commissario per l'emergenza. Ma una cifra per cominciare ad intravedere in futuro un allentamento delle misure c'è: «il valore R con 1 è stato raggiunto, ma vogliamo andare oltre e ridurre ancora e portarlo sotto 1», ovvero al di sotto dell'indice di un nuovo contagiato per ogni persona malata. Un abbassamento del parametro che si spera di centrare nonostante il numero costante di «furbetti»: dall'11 marzo, data d'inizio delle prescrizioni, i denunciati che le hanno violate sono stati oltre 173mila e 384 quelli evasi dalla quarantena negli ultimi nove giorni. Da questo punto di vista, al coro di esortazioni stavolta si è aggiunto anche il Commissario Arcuri: «Alcune immagini diffuse sui social, dalle quali sembra ci sia stato un allentamento nel rigore dei comportamenti, non vanno prese ad esempio anzi vanno deplorate - dice -. Dobbiamo fare di più affinché i sacrifici non vengano dispersi o vanificati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
