Camionisti in prima linea «È dura ma noi ci siamo»
di Claudio Zoccheddu
Il racconto di Marco Pinos: ogni giorno rifornisce i supermarket dell’isola «In strada incontro solo ambulanze. Il Covid fa paura ma non possiamo fermarci»
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SASSARI. In una realtà congelata dal Coronavirus, fanno parte delle categorie essenziali. Anche se non figurano quasi mai nella lista dei ringraziamenti che concludono i discorsi istituzionali di presidenti e ministri, governatori e assessori. Loro, però, fanno finta di nulla, si mettono al volante e non si fermano. E meno male, perché se gli autotrasportatori non facessero il loro lavoro sarebbero guai per tutti. A cominciare dai supermercati, veri e propri ombelichi di un mondo costretto alla quarantena o, quando va bene, all’isolamento. Ma gli scaffali devono essere riempiti. Ne sa qualcosa Marco Pinos, camionista 45enne di Arborea, che per conto della Af Sardegna – un’azienda di Oristano specializzata nella logistica - macina chilometri su chilometri in strade deserte pur di rispettare gli ordini. «Faccio circa 400 chilometri al giorno, in tutta la Sardegna. Tre o quattro volte alla settimana mi capita di venire nel sassarese, dove riforniamo diversi punti vendita. Non solo grandi supermercati, anche piccoli market», racconta Marco. La quotidianità dei camionisti, ovviamente, è cambiata da quando il lockdown ha paralizzato il Paese: «La sveglia suona comunque molto presto, ieri ho iniziato alle 3 del mattino – racconta Marco con un sorriso che che si intravede dietro alla mascherina –. Ma la cosa veramente strana è che guidiamo su strade deserte. Sulla 131 può capitare di fare chilometri su chilometri incontrando solo ambulanze e altri camion». Lungo la strada, poi, è tutto chiuso: «Ed è un altro problema. Ci portiamo il thermos da casa, con un po’ caffè, e qualcosa da mangiare. Ma per altre necessità siamo costretti ad arrangiarci lungo la strada perché la stazioni di servizio sono chiuse. E, lo assicuro, non è il massimo». Marco, comunque, si reputa fortunato: «Perché penso ai miei colleghi che escono dalla Sardegna e che magari dormono nei camion anche per quattro giorni di fila. E a bordo non c’è il bagno». Poi c’è il contatto con le altre persone: «È inevitabile entrare in contatto con altre persone anche, lo devo ammettere, un po’ mi spaventa. L’azienda ci ha dato le mascherine e i guanti, io poi mi lavo in continuazione le mani, utilizzo i gel più consigliati e spero che vada tutto bene. Anche se, devo dirlo, è un paio di giorni che a Sassari noto sempre più gente in giro. La sensazione è si stia abbassando la guardia e, vista la situazione, non credo sia una buona idea anche se è facile comprendere chi magari vive in un palazzo e non vede l’ora di prendere un po’ d’aria». Le preoccupazioni sono anche in prospettiva: «Negli anni scorsi in questo periodo il mio giro comprendeva Santa Teresa, Isola Rossa, Stintino, Alghero. Rifornivamo i ristoranti che si preparavano ad accogliere i turisti nel periodo di Pasqua o per le gite di Pasquetta. Ora sono tutti chiusi e mi spiace parecchio». La giornata di Marco finisce intorno alle 13, quando rientra a casa. Poi, l’indomani, si ricomincia. Altri chilometri, altre consegne, altre strade deserte, altri market da rifornire nella speranza che presto tutto ritorni alla normalità.
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