Postine sempre in moto: «La paura non ci ferma»
di Claudio Zoccheddu
Strade deserte e nuovi metodi di consegna ma il servizio deve proseguire «Lavorare così è dura ma che gioia dare una mano alle persone in difficoltà»
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SASSARI. Anche il loro lavoro è cambiato. Prima di tutto c’è la sicurezza, poi viene il resto. I postini fanno parte della poche categorie di lavoratori autorizzati a spostarsi come prima che il Covid-19 svuotasse le strade delle città. La posta, infatti, resta una priorità e quindi la moto, o l’auto, si accendono tutti i giorni ma prima bisogna indossare guanti e mascherine, e ricordarsi il gel disinfettante. La salute è la parola d’ordine anche per chi, tutti i giorni, suona ai campanelli di centinaia di case in tutta l’isola e che, spesso, è rimasto uno dei pochi contatti in carne ed ossa con l’esterno.
«Non possiamo più avere un contatto diretto con le persone e quinti è cambiata la modalità di consegna dei pezzi a firma – spiega Iana Baldinu, 49 anni, che lavora al centro distribuzione di Sassari –. Ora dobbiamo avvisare l’utente che abbiamo una raccomandata o una pacco che richiedono la firma, ma che, con la nuova normativa, possiamo apporre noi per poi imbucare la raccomandata o, nel caso di un pacco, lasciarlo all’interno dell’androne o del cortile, attendendo l’arrivo, sempre a distanza, di chi lo deve ritirare».
Tra le novità c’è il rapporto a distanza con le persone: «Sappiamo come comportarci, anche se il contatto con la gente è tre le cose che mancano di più. Anche loro hanno un po’ di paura ad avvicinarsi e, ovviamente, lo stesso vale per noi. Ma cerchiamo di svolgere comunque al meglio il nostro lavoro, perché ci siamo resi conto che in qualche modo siamo indispensabili e svolgiamo un servizio importante per la società». La sorprese, comunque, sono dietro l’angolo. E spesso scaldano il cuore: «Qualche giorno fa stavo portando un pacchettino a una signora – aggiunge Iana – ed ho letto sul pacchetto “Grazie a tutti i portalettere d’Italia. Grazie di cuore”. Mi ha fatto piacere». Il peso della distanza è nel racconto di Fernanda Campus, 51 anni, anche lei in servizio al centro distribuzione di Sassari: «Mi manca tantissimo il contatto con le persone, quello vero, quello diretto. Mi manca parlare con la gente, anche per cose minime – spiega prima di raccontare una città difficile da riconoscere –. È semi-deserta, si sente veramente l’epidemia. Non c’è traffico e, in generale, c’è poca gente anche sui marciapiedi». Per quanto possa mancare il contatto diretto, abbassare la guardia può diventare un errore madornale: «Per fortuna le persone collaborano – aggiunge Fernanda – ed hanno compreso la situazione e le regole sulla distanza per evitare il contagio. Ma purtroppo, anche se sono pochissimi, ci sono anche quelli che non rispettano le regole». In questi casi l’esperienza e la fermezza sono indispensabili, come racconta Maria Grazia, 44 anni, in servizio a Nuoro: «Ci sono le persone che capiscono la necessità di mantenere la distanza di sicurezza, senza alcun indugio, e ci sono quelli che invece sottovalutano l’importanza di questo comportamento: io con fermezza e gentilezza allo stesso tempo, li invito a tenere la distanza». A volte, però, un abbraccio sarebbe il miglior antidoto a una situazione che sta stretta a tutti: «I clienti non possono uscire e quindi attendono il mio arrivo – continua Maria Grazia –. Mi è capitato che una persona attendesse un documento importante e che, una volta ricevuto , mi abbia ringraziato, anche e soprattutto per il lavoro che svolgiamo tutti i giorni. Anche solo chi attende la consegna dei quotidiani attende il nostro arrivo con apprensione. Sembrerà strano ma anche la consegna della bolletta è diventato un segnale di normalità». Le tre postine, oltre al lavoro, condividono l’affetto a distanza e la preoccupazione per i genitori anziani e quello per i figli che aspettano che loro fermino la moto, tolgano il casco e rientrino a casa. Un pausa meritata prima di ripartire per una nuova giornata da vivere su strade deserte, in attesa che tutto passi che, oltre al saluto, si possa anche stringere la mano di chi attende il loro arrivo come si aspetta quello di un amico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non possiamo più avere un contatto diretto con le persone e quinti è cambiata la modalità di consegna dei pezzi a firma – spiega Iana Baldinu, 49 anni, che lavora al centro distribuzione di Sassari –. Ora dobbiamo avvisare l’utente che abbiamo una raccomandata o una pacco che richiedono la firma, ma che, con la nuova normativa, possiamo apporre noi per poi imbucare la raccomandata o, nel caso di un pacco, lasciarlo all’interno dell’androne o del cortile, attendendo l’arrivo, sempre a distanza, di chi lo deve ritirare».
Tra le novità c’è il rapporto a distanza con le persone: «Sappiamo come comportarci, anche se il contatto con la gente è tre le cose che mancano di più. Anche loro hanno un po’ di paura ad avvicinarsi e, ovviamente, lo stesso vale per noi. Ma cerchiamo di svolgere comunque al meglio il nostro lavoro, perché ci siamo resi conto che in qualche modo siamo indispensabili e svolgiamo un servizio importante per la società». La sorprese, comunque, sono dietro l’angolo. E spesso scaldano il cuore: «Qualche giorno fa stavo portando un pacchettino a una signora – aggiunge Iana – ed ho letto sul pacchetto “Grazie a tutti i portalettere d’Italia. Grazie di cuore”. Mi ha fatto piacere». Il peso della distanza è nel racconto di Fernanda Campus, 51 anni, anche lei in servizio al centro distribuzione di Sassari: «Mi manca tantissimo il contatto con le persone, quello vero, quello diretto. Mi manca parlare con la gente, anche per cose minime – spiega prima di raccontare una città difficile da riconoscere –. È semi-deserta, si sente veramente l’epidemia. Non c’è traffico e, in generale, c’è poca gente anche sui marciapiedi». Per quanto possa mancare il contatto diretto, abbassare la guardia può diventare un errore madornale: «Per fortuna le persone collaborano – aggiunge Fernanda – ed hanno compreso la situazione e le regole sulla distanza per evitare il contagio. Ma purtroppo, anche se sono pochissimi, ci sono anche quelli che non rispettano le regole». In questi casi l’esperienza e la fermezza sono indispensabili, come racconta Maria Grazia, 44 anni, in servizio a Nuoro: «Ci sono le persone che capiscono la necessità di mantenere la distanza di sicurezza, senza alcun indugio, e ci sono quelli che invece sottovalutano l’importanza di questo comportamento: io con fermezza e gentilezza allo stesso tempo, li invito a tenere la distanza». A volte, però, un abbraccio sarebbe il miglior antidoto a una situazione che sta stretta a tutti: «I clienti non possono uscire e quindi attendono il mio arrivo – continua Maria Grazia –. Mi è capitato che una persona attendesse un documento importante e che, una volta ricevuto , mi abbia ringraziato, anche e soprattutto per il lavoro che svolgiamo tutti i giorni. Anche solo chi attende la consegna dei quotidiani attende il nostro arrivo con apprensione. Sembrerà strano ma anche la consegna della bolletta è diventato un segnale di normalità». Le tre postine, oltre al lavoro, condividono l’affetto a distanza e la preoccupazione per i genitori anziani e quello per i figli che aspettano che loro fermino la moto, tolgano il casco e rientrino a casa. Un pausa meritata prima di ripartire per una nuova giornata da vivere su strade deserte, in attesa che tutto passi che, oltre al saluto, si possa anche stringere la mano di chi attende il loro arrivo come si aspetta quello di un amico.
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