Solinas: pronti anche noi a indagare sulle responsabilità
di Umberto Aime
Il presidente: «I giudici vadano avanti col proprio lavoro sugli aspetti penali Ora la nostra attenzione è tutta sull’emergenza sanitaria e su quella economica»
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CAGLIARI. Non c’è procura della Repubblica che non stia indagando su varie ipotesi di reato legate in un modo o nell’altro alla pandemia. Messo di fronte a una domanda precisa su queste iniziative della magistratura, il governatore Christian Solinas ha risposto così: «Da sempre la nostra Costituzione prevede una separazione netta dei poteri. Quindi, in questo momento, voglio solo dire che la Regione è impegnata a governare lo stato di emergenza sanitaria nel miglior modo possibile e al massimo delle nostre disponibilità». Per proseguire: «È stato questo il nostro obiettivo primario, quotidiano, e continuerà a esserlo. Ci sarà poi tempo e luogo per indagare anche noi su eventuali errori ed inefficienze al nostro interno, ma non è questo il momento. Mentre altro tipo di indagini (quelle penali) spettano a un potere che non è il nostro e quindi è giusto che la magistratura faccia il proprio lavoro e compia il proprio dovere». Nel consueto punto stampa, il governatore non ha detto altro sui diversi fascicoli finora aperti, o che lo saranno, dalle Procure di Sassari, Cagliari, Tempio e Lanusei sulle morti in corsia o nelle residenze per anziani, sulla catena di contagio del coronavirus, ci sono state o no falle nella prevenzione?, o sulla mancanza, nella fase iniziale, dei dispositivi di protezione individuale.
Dentro l’emergenza. Solinas ha detto che tutto quanto è stato fatto finora «l’abbiamo fatto solo con la forza delle nostre finanze e grazie alle donazioni di privati». Dallo Stato non sono arrivati ancora né stanziamenti e neanche rimborsi per far fronte all’aumento che c’è stato della spesa sanitaria o al costo degli altri interventi messi in campo dalla Protezione civile regionale. «È per questo – ha sottolineato – che siamo impegnati a indirizzare tutti gli euro a nostra disposizione per tener testa alla difficile quotidianità e far sì che gli effetti economici e sociali della pandemia abbiano in queste settimane ma soprattutto nelle prossime, il minor impatto possibile sui sardi». I conti, quindi, saranno fatti «quando ci saremo lasciati alle spalle la fase critica».
Oltre l’emergenza. Il governatore, come in altre occasioni, ha cominciato a tracciare quali saranno le strategie per salvare la stagione turistica. «Ho letto finora molte ipotesi fantasiose su come cambieranno le nostre abitudini anche in vacanza. Credo, invece, che dobbiamo parlare, discutere e mettere in campo quanto sarà poi effettivamente realizzabile in tempi rapidi». Secondo la sua versione, prima di tutto «dobbiamo incentivare il turismo interno», e garantire agli albergatori un possibile zoccolo duro di presenze dei sardi in Sardegna. Poi c’è il problema non semplice degli altri turisti. Nel momento in cui verranno meno gran parte delle attuali restrizioni e il mondo ritornerà alla quasi normalità, Solinas ha ipotizzato una sorta di passaporto sanitario per i forestieri. «Immagino – ha detto – un controllo serrato e capillare dei passeggeri in arrivo nei porti e negli aeroporti per verificarne subito il loro stato di salute». Non l’ha detto in modo esplicito, ma ha fatto capire che quest’estate, all’indomani della riapertura, negli scali continueranno a essere effettuati controlli attraverso scanner e termometri-laser. O forse, è una delle ipotesi, potrebbe essere deciso anche qualcosa di ancora più preciso. Ad esempio: test diagnostici rapidi al momento dello sbarco. Sono i cosiddetti pungidito, che attraverso una goccia di sangue confermano la presenza degli anticorpi se il soggetto, senza semmai saperlo, è venuto a contatto o meno con il coronavirus. «Vedremo – ha concluso – ma è anche questa una delle strategie allo studio per garantire comunque il massimo della sicurezza».
Dentro l’emergenza. Solinas ha detto che tutto quanto è stato fatto finora «l’abbiamo fatto solo con la forza delle nostre finanze e grazie alle donazioni di privati». Dallo Stato non sono arrivati ancora né stanziamenti e neanche rimborsi per far fronte all’aumento che c’è stato della spesa sanitaria o al costo degli altri interventi messi in campo dalla Protezione civile regionale. «È per questo – ha sottolineato – che siamo impegnati a indirizzare tutti gli euro a nostra disposizione per tener testa alla difficile quotidianità e far sì che gli effetti economici e sociali della pandemia abbiano in queste settimane ma soprattutto nelle prossime, il minor impatto possibile sui sardi». I conti, quindi, saranno fatti «quando ci saremo lasciati alle spalle la fase critica».
Oltre l’emergenza. Il governatore, come in altre occasioni, ha cominciato a tracciare quali saranno le strategie per salvare la stagione turistica. «Ho letto finora molte ipotesi fantasiose su come cambieranno le nostre abitudini anche in vacanza. Credo, invece, che dobbiamo parlare, discutere e mettere in campo quanto sarà poi effettivamente realizzabile in tempi rapidi». Secondo la sua versione, prima di tutto «dobbiamo incentivare il turismo interno», e garantire agli albergatori un possibile zoccolo duro di presenze dei sardi in Sardegna. Poi c’è il problema non semplice degli altri turisti. Nel momento in cui verranno meno gran parte delle attuali restrizioni e il mondo ritornerà alla quasi normalità, Solinas ha ipotizzato una sorta di passaporto sanitario per i forestieri. «Immagino – ha detto – un controllo serrato e capillare dei passeggeri in arrivo nei porti e negli aeroporti per verificarne subito il loro stato di salute». Non l’ha detto in modo esplicito, ma ha fatto capire che quest’estate, all’indomani della riapertura, negli scali continueranno a essere effettuati controlli attraverso scanner e termometri-laser. O forse, è una delle ipotesi, potrebbe essere deciso anche qualcosa di ancora più preciso. Ad esempio: test diagnostici rapidi al momento dello sbarco. Sono i cosiddetti pungidito, che attraverso una goccia di sangue confermano la presenza degli anticorpi se il soggetto, senza semmai saperlo, è venuto a contatto o meno con il coronavirus. «Vedremo – ha concluso – ma è anche questa una delle strategie allo studio per garantire comunque il massimo della sicurezza».
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