La Nuova Sardegna

Strutture sanitarie e Rsa: quattro filoni d’inchiesta

di Luca Fiori
Strutture sanitarie e Rsa: quattro filoni d’inchiesta

Sassari, almeno dieci i fascicoli in Procura: per ora nessun indagato 

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SASSARI. Si allarga giorno dopo giorno il fronte della maxi inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari sul contagio da Covid 19 nelle strutture sanitarie del nord dell’isola e su almeno cinque residenze per anziani divenute nelle scorse settimane focolai del virus.

Sono almeno una decina ormai i fascicoli aperti dalla magistratura sassarese per accertare se – soprattutto nella prima fase dell’emergenza – sia stato fatto tutto il possibile per tutelare pazienti e operatori sanitari impegnati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus.

Sono quattro i filoni su cui sta lavorando, con la supervisione del procuratore capo Gianni Caria, il sostituto procuratore Paolo Piras, a cui è stato affidato il complesso compito di raccogliere la grandissima mole di informazioni sugli ospedali cittadini, sulle Rsa e sulle misure di protezione adottate nelle varie strutture pubbliche e private.

Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati, ma la magistratura sassarese ha già ipotizzato i reati di cui qualcuno prima o poi sarà chiamato a rispondere.

Si va dall’omicidio colposo, all’epidemia colposa, passando per le lesioni colpose, subite da chi ha contratto il virus ed è riuscito fortunatamente a sconfiggerlo. Sono diverse negli ultimi giorni infatti le persone che si sono rivolte alla Procura per denunciare presunte mancanze nei confronti di se stessi o dei propri cari all’interno di strutture sanitarie.

Alla magistratura, oltre ai privati cittadini, si sono rivolte anche alcune organizzazioni sindacali che chiedono alla Procura di Sassari di fare chiarezza sulle misure di prevenzione adottate e provvedimenti urgenti per salvaguardare operatori sanitari, pazienti e anziani ospiti di residenze pubbliche e private.

La maggior parte degli esposti arriva dai familiari di persone decedute a causa del virus e di ha rischiato o ancora di morire. Tutti denunciano la mancata adozione delle misure di prevenzione e comunicazioni non adeguate.

Un particolare che potrebbe aver aggravato la situazione, aumentando i rischio di contagio, soprattutto nelle prime fasi quando molto strutture sanitarie del nord Sardegna si sono dimostrate deboli e impreparate.

I giorni scorsi, dopo i casi di Casa Serena e Residenza San Nicola a Sassari, Villa Gardenia a Ossi e Biccheddu a Porto Torres, la lente d’ingrandimento della Procura si è spostata su Ozieri.

All’ospedale “Antonio Segni” il giorno prima di Pasqua è stato chiuso il reparto di Chirurgia in seguito alla comunicazione di nove casi di positività riscontrati tra medici, infermieri e addetti alle pulizie. Sono stati effettuati decine di tamponi e altri sono stati effettuati sul personale sanitario e degenti di due comunità integrate per il ricovero di anziani e disabili psichici.

Il sostituto procuratore Paolo Piras ha affidato ai carabinieri del Nas di Sassari l’incarico di accertare che cosa all’interno della struttura sanitaria ozierese non abbia funzionato e se nelle due comunità siano stati seguiti tutti i protocolli.

Per i pazienti dimessi o trasferiti dal “Segni” in altre strutture erano state attivate tutte le procedure previste dai protocolli anti contagio.

Il titolare dell’inchiesta vuole capire però se a Ozieri siano state adottate tutte le prescrizioni anti coronavirus. In campo, insieme ai carabinieri del Nas, anche gli ispettori dello Spresal che su indicazione della magistratura stanno raccogliendo informazioni sulle condizioni di lavoro all’interno delle aziende sanitarie.

Una mole di informazioni che già dai prossimi giorni potrebbe portare all’iscrizione dei primi indagati della maxi inchiesta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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