Coronavirus, Coldiretti: agli indigenti della Sardegna 7 mila quintali di pecorino

La proposta: la Regione stanzi 5 milioni, forme in dono a 120mila famiglie povere. Altro obiettivo: tutelare i formaggi a breve stagionatura in piena crisi di vendite

SASSARI. Una delle poche buone notizie che emergono nel disastro economico generati dall’emergenza sanitaria è la crescita delle vendite negli ipermercati (+46%) e dell’export negli Usa (+27,5%) del Pecorino romano Dop, il formaggio più importante per il comparto lattiero caseario sardo, prodotto con oltre il 60% del latte ovino e che condiziona la remunerazione del latte ai pastori. Una tendenza che – secondo Coldiretti – potrebbe essere confermata per i restanti mesi dell’annata visto il perdurare dell’emergenza Covid 19, anche se in minori quantità visto che la curva della lattazione delle pecore ha già imboccato il lato discendente per la grave siccità che ha lasciato i pascoli senza erba. Secondo Coldiretti Sardegna questo è il momento in cui è opportuno adottare alcune misure importanti.

«Da una parte – spiega il presidente Battista Cualbu – ci sono da tutelare i formaggi a bassa stagionatura, che si stavano ritagliando uno spazio nel mercato e adesso rischiano di uscirne indeboliti danneggiando soprattutto quei caseifici che più di tutti hanno investito nella diversificazione delle produzioni». L’emergenza spinge infatti verso i formaggi a lunga stagionatura visto lo stop alle attivita di ristorazione, ricettività e catering. «Dall’altra abbiamo anche il dovere di contenere le produzioni e di conseguenza governare il mercato del Pecorino romano che da un anno a questa parte conferma prestazioni positive». La crescita della produzione di Romano rispetto allo stesso periodo della scorsa annata (quando se ne produsse in totale a fine annata circa 270mila quintali) è di circa il 30%. Ed è di poco superiore (+5,7%) a quella dello stesso periodo (ottobre-marzo) del 2016/2017, quando a fine annata se ne produssero 280mila quintali, in pareggio con quello richiesto in media dal mercato.

Data questa situazione di serenità per il formaggio che detta legge sul prezzo del latte, in un contesto generale di grave crisi, secondo il direttore Luca Saba «ci sono tutte le condizioni per azioni straordinarie e responsabili, intervenendo a monte sulle produzioni, riequilibrandole e tutelando quelle dei formaggi a bassa stagionatura, ma avendo anche la capacità e la forza di guardare alle fasce più deboli della nostra società ed in particolare alle 120mila famiglie sarde stimate come senza reddito».

Da qui la proposta: «Lo stanziamento di 5 milioni di euro da parte della Regione – spiega Battista Cualbu – a favore in questo caso dei formaggi a breve stagionatura e delle famiglie meno abbienti. Si tratterebbe di acquistarli dai caseifici per donarli alle 120mila famiglie senza reddito». Una misura che riguarderebbe oltre 4milioni di litri di latte e circa 7mila quintali di formaggio sardo, più o meno 6 chili a ognuna (due forme). Formaggio sardo consumato in Sardegna. Un intervento che da solo non risolve nessuno dei problemi, né quello del comparto lattiero caseario e neppure quello degli indigenti, ma che avrebbe un valore ed un significato simbolico molto importante per la società e per l’economia. «Un vero esempio di economia circolare – dice Saba – in cui la Regione non fa un intervento di mero assistenzialismo ma sostenendo contemporaneamente due settori, la filiera lattiero casearia e le famiglie indigenti, promuove ed educa al consumo del cibo locale a chilometro zero, sicuro e garantito». Da qui l’esigenza di un tavolo virtuale convocato dal governatore Solinas con le organizzazioni agricole, le coop e gli industriali per programmare gli ultimi mesi di campagna del latte.

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