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La regina delle manovre italiane

La regina delle manovre italiane

Mai era stato compiuto uno sforzo simile, neanche nel 1992 col prelievo forzoso

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[LUOGO]ROMA

[TESTO]Per una situazione economica eccezionale si prospettano una serie di interventi monstre, come enormi sono state le risposte in numeri fornite finora dai diversi governi dei paesi occidentali e dalle principali banche centrali, dalla Fed alla Bce. E se alla grave crisi economica del 1992 l'Italia aveva risposto facendo ricorso all'uscita dallo Sme, al mai dimenticato prelievo forzoso sui conti correnti e quindi ad una manovra da oltre 90 mila miliardi di lire, l'esecutivo Conte si appresta a fronteggiare la più grave pandemia mondiale da oltre un secolo con l'ipotesi di un pacchetto di misure espansive capace di muovere 150 miliardi. Tanto vale, infatti, l'ipotesi allo studio del governo per il nuovo decreto di aprile realizzata attraverso più interventi. Una iniezione di risorse non paragonabile per entità e anche per la natura degli strumenti adottati con nessuna delle manovre degli ultimi anni né con la correzione dei conti pubblici di dimensioni colossali disposta per esempio con quasi 75 miliardi di euro nel corso del 2011 per far fronte alla crisi del debito sovrano che aveva colpito duramente l'Italia dall'estate per poi culminare con lo spread oltre i 570 punti a novembre. La cifra di questa che era una manovra restrittiva e di rientro dei conti pubblici superava anche la stessa manovra varata dal Governo Amato, che tradotta in euro si fermava ad un intervento da 48 miliardi anche se appunto in questo caso con un impatto immediato sui conti, diversamente da quanto avvenuto con molte manovre degli anni successivi ad impatto pluriennale e con più fronti di azione. Negli anni che vanno dalla manovra Amato a quella Monti i conti pubblici hanno subito per esempio una correzione di quasi 460 miliardi di euro. Tra le manovre di entità rilevante c'è anche quella firmata da Tommaso Padoa-Schioppa nel 2006 (oltre 35 miliardi). Di tutto rispetto anche la legge di Bilancio nel 1996, l'anno dell'eurotassa per centrare l'ingresso nell'euro, la manovra varata allora valeva infatti 32 miliardi (62.500 miliardi di lire). Certo i 150 miliardi di cui si parla oggi hanno un approccio completamento diverso, perché completamente diverso è l'intervento richiesto. E se gli interventi precedenti cercavano di riportare entro i parametri stabiliti il bilancio dello Stato adesso le misure sono tutte in deroga a quegli stessi principi. Ora si parla infatti di ben 55 miliardi di deficit e di una serie di stanziamenti che non incidono sull'indebitamento ma sul saldo netto da finanziare. Si va dai circa 12 miliardi che serviranno per i pagamenti dei debiti della P.a. ai 30 miliardi a copertura delle garanzie sulla liquidità fino alla 'dotè per Cdp per la capitalizzazione delle imprese e il sostegno alle attività, che potrebbe arrivare a circa 50 miliardi. Negli ultimi anni le leggi di Bilancio soprattutto avevano fatto ricorso alla flessibilità dell'Ue per cercare di mantenere un equilibrio tra il rigore delle regole europee e una più morbida interpretazione delle stesse.

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