«Serve prudenza perché chi governa deve tutelare tutti»
di Roberto Petretto
Attesa per i provvedimenti del decreto nazionale «Non possiamo assumere decisioni su base emotiva»
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SASSARI. Quando venne eletto alla carica di governatore della Sardegna, poco più di un anno fa, Christian Solinas non pensava certo che si sarebbe trovato a dover gestire una situazione tanto difficile. Dopo il tempo dell’emergenza sanitaria, è arrivato il tempo delle scelte. Ma la tabella di marcia della riapertura della Sardegna traccia un percorso graduale: «Non è un segnale di “liberi tutti” - dice il presidente della Regione -. La percezione non deve essere quella che ci porta a pensare che il virus è sconfitto, che il problema è superato. Il nostro compito è quello di cercare di contemperare la tutela della salute pubblica e la prevenzione della diffusione epidemiologica con le ragioni della popolazione, provata da settimane trascorse in casa, e degli imprenditori, dopo un così lungo periodo di chiusura».
La regione ha un piano d’azione: «Ovviamente attenderemo di conoscere i contenuti e i provvedimenti del decreto governativo», premette Solinas. Anche se alcuni indirizzi già tengono conto di indiscrezioni sulle future scelte del Governo nazionale.
Accontentare tutti non sarà semplice: «Dobbiamo tenere conto delle ragioni economiche, che ci spingono a una ripresa del tessuto produttivo, e delle ragioni sociologiche, per un ritorno a una nuova nornalità. E dico nuova normalità perché questo virus ha già cambiato e continuerà a cambiare il nostro modo di essere e rapportarci».
Questo è l’auspicio di tanti. Ma ci sono ragioni scientifiche e mediche che consigliano prudenza. Nelle scelte degli amministratori il parere degli esperti, riuniti nel Comitato scientifico, è stato e sarà determinante: «Dobbiamo tenere la guardia alta - continua il presidente della Regione -, non possiamo assumere decisioni su base emotiva, senza un conforto scientifico che consenta di valutare con attenzione le conseguenze di ciascuna scelta. Ecco perchè abbiamo scelto il metodo step by step, passo dopo passo, con decisioni verificate di volta in volta sulla base delle curve di contagio e con aperture via via più ampie se dovesse confermarsi il trend di discesa».
In quel ruolo si subiscono pressioni molteplici e di diverso segno: «È chiaro che il desiderio di tutti sarebbe quello di tornare al più presto alle normali abitudini. Ma la responsabilità di chi governa è quella di fare scelte che tutelino tutti, nell’interesse collettivo».
Ecco quindi che Solinas rinnova l’invito alla prudenza e lo fa citando esempi del passato: «Ricordiamoci di cosa è avvenuto il secolo scorso con la diffusione dell’epidemia dell’influenza Spagnola. Alcune città che anticiparono eccessivamente la riapertura vennero travolte da un’ondata di ritorno del contagio che fu devastante. Invece tenne ferme misure di controllo più prudenti ebbe poi una ripartenza molto più forte e in alcuni casi un vero e proprio “rimbalzo economico”».
Il presidente della Regione crede che anche la Sardegna possa vivere, dopo tante difficoltà, questo “rimbalzo economico”? «Dobbiamo necessariamente costruirlo. È quello che questa Giunta sta cercando di fare. Stiamo adottando provvedimenti che preservino il tessuto fatto di medie, piccole e micro imprese. In modo che, con la riapertura dei mercati, perché non bisogna dimenticare che dobbiamo guardare alla situazione complessiva e non solo ai nostri confini, ci siano le condizioni che ci consentano di riconquistare le quote che avevamo, nel mercato turistico, in quello dell’agroalimentare, in tanti altri».
Quanti lavoratori sardi riprenderanno la propria attività nelle prossime settimane? «Bisogna chiarire - dice Solinas - che in tutto questo periodo migliaia di sardi hanno continuato il loro lavoro in settori strategici e fondamentali che vanno dalla filiera agroalimentare alla distribuzione dei prodotti alimentari, dall’autotrasporto all’industria. Il prezzo maggiore del lockdown in termini lavorativi lo hanno pagato in larga misura gli autonomi, le partite iva e gli stagionali, con un tracollo di settori come il commercio, l’artigianato, il turismo, l’edilizia e le libere professioni. Se pensiamo che nel primo trimestre 2019 solo gli occupati nell’edilizia erano complessivamente 35.000 unità e nei settori alberghiero, del commercio e della ristorazione 122.000, appare evidente come la progressiva riapertura interesserà una platea potenziale di circa 157.000 sardi, ai quali dobbiamo aggiungere gli addetti del terziario e dei servizi».
La regione ha un piano d’azione: «Ovviamente attenderemo di conoscere i contenuti e i provvedimenti del decreto governativo», premette Solinas. Anche se alcuni indirizzi già tengono conto di indiscrezioni sulle future scelte del Governo nazionale.
Accontentare tutti non sarà semplice: «Dobbiamo tenere conto delle ragioni economiche, che ci spingono a una ripresa del tessuto produttivo, e delle ragioni sociologiche, per un ritorno a una nuova nornalità. E dico nuova normalità perché questo virus ha già cambiato e continuerà a cambiare il nostro modo di essere e rapportarci».
Questo è l’auspicio di tanti. Ma ci sono ragioni scientifiche e mediche che consigliano prudenza. Nelle scelte degli amministratori il parere degli esperti, riuniti nel Comitato scientifico, è stato e sarà determinante: «Dobbiamo tenere la guardia alta - continua il presidente della Regione -, non possiamo assumere decisioni su base emotiva, senza un conforto scientifico che consenta di valutare con attenzione le conseguenze di ciascuna scelta. Ecco perchè abbiamo scelto il metodo step by step, passo dopo passo, con decisioni verificate di volta in volta sulla base delle curve di contagio e con aperture via via più ampie se dovesse confermarsi il trend di discesa».
In quel ruolo si subiscono pressioni molteplici e di diverso segno: «È chiaro che il desiderio di tutti sarebbe quello di tornare al più presto alle normali abitudini. Ma la responsabilità di chi governa è quella di fare scelte che tutelino tutti, nell’interesse collettivo».
Ecco quindi che Solinas rinnova l’invito alla prudenza e lo fa citando esempi del passato: «Ricordiamoci di cosa è avvenuto il secolo scorso con la diffusione dell’epidemia dell’influenza Spagnola. Alcune città che anticiparono eccessivamente la riapertura vennero travolte da un’ondata di ritorno del contagio che fu devastante. Invece tenne ferme misure di controllo più prudenti ebbe poi una ripartenza molto più forte e in alcuni casi un vero e proprio “rimbalzo economico”».
Il presidente della Regione crede che anche la Sardegna possa vivere, dopo tante difficoltà, questo “rimbalzo economico”? «Dobbiamo necessariamente costruirlo. È quello che questa Giunta sta cercando di fare. Stiamo adottando provvedimenti che preservino il tessuto fatto di medie, piccole e micro imprese. In modo che, con la riapertura dei mercati, perché non bisogna dimenticare che dobbiamo guardare alla situazione complessiva e non solo ai nostri confini, ci siano le condizioni che ci consentano di riconquistare le quote che avevamo, nel mercato turistico, in quello dell’agroalimentare, in tanti altri».
Quanti lavoratori sardi riprenderanno la propria attività nelle prossime settimane? «Bisogna chiarire - dice Solinas - che in tutto questo periodo migliaia di sardi hanno continuato il loro lavoro in settori strategici e fondamentali che vanno dalla filiera agroalimentare alla distribuzione dei prodotti alimentari, dall’autotrasporto all’industria. Il prezzo maggiore del lockdown in termini lavorativi lo hanno pagato in larga misura gli autonomi, le partite iva e gli stagionali, con un tracollo di settori come il commercio, l’artigianato, il turismo, l’edilizia e le libere professioni. Se pensiamo che nel primo trimestre 2019 solo gli occupati nell’edilizia erano complessivamente 35.000 unità e nei settori alberghiero, del commercio e della ristorazione 122.000, appare evidente come la progressiva riapertura interesserà una platea potenziale di circa 157.000 sardi, ai quali dobbiamo aggiungere gli addetti del terziario e dei servizi».
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