L’Europa prova a ripartire tra polemiche e dubbi
Diminuiscono i consensi intorno ad Angela Merkel e nei confronti del primo ministro francese Philippe
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[FIRMA&LUOGO]di Salvatore Lussu
<MC>ROMA
[TESTO]Polemiche sui tempi della riapertura, ritardi nello sviluppo delle app per il tracciamento dei contatti dei contagiati, dubbi e frenate: l'Europa si avvia in ordine sparso e tra numerosi stop-and-go verso la cosiddetta fase 2, con una voglia di normalità che si fa sempre più forte ma che ancora si scontra con le esigenze imposte dalle curve nei contagi da coronavirus. Un percorso che sicuramente si preannuncia non semplice. Da qualche settimana sono ormai diversi i Paesi che hanno iniziato a ridurre gradualmente le misure di contenimento e altri si preparano. In Germania e in Austria gran parte dei negozi è stata riaperta nei giorni scorsi, seppure con rigide misure di distanziamento sociale e con l'obbligo di indossare le mascherine negli spazi pubblici. La cancelliera tedesca Angela Merkel inizia tuttavia a vedere qualche crepa nel proprio consenso tra l'opinione pubblica, tra i commentatori e nel mondo politico, per quella che alcuni ritengono una lentezza eccessiva nel ritorno alla normalità. Non è sicuramente passata inosservata a riguardo la presa di posizione assunta nel fine settimana dall'influente presidente della Camera Wolfgang Schauble, che reputa «ingiustificato l'assolutismo per cui tutte le altre considerazioni devono lasciare il posto alla protezione della vita umana». Allarmano inoltre le ripetute minacce di morte arrivate al volto più conosciuto dei virologi tedeschi, Christian Dorsten, direttore dell'istituto di virologia presso la clinica universitaria della Charité di Berlino, ritenuto - come da lui stesso denunciato - «il cattivo che danneggia l'economia e costringe a casa i cittadini». Anche in Francia non mancano le critiche nei confronti del primo ministro Edouard Philippe, che si prepara a presentare la sua strategia per il «deconfinamento», il cui avvio è previsto l'11 maggio con una riapertura graduale ma controversa delle scuole. In vista di quella data, nel Paese «nulla è pronto, compresa l'app 'Stop Covid'», ha attaccato nel weekend il segretario del Partito Socialista Oliver Faure. Il tutto in un contesto in cui appena il 39% dei francesi si fida di Philippe, secondo un un sondaggio Ifop citato dalla France Presse. Intanto, nel resto d'Europa, iniziano a respirare gli svizzeri, che potranno tornare da parrucchieri, estetisti, negozi di bricolage, vivai e fiorai, mentre studi medici e fisioterapisti riprenderanno l'attività solo su appuntamento, rispettando il distanziamento ma senza obbligo di mascherine.
<MC>ROMA
[TESTO]Polemiche sui tempi della riapertura, ritardi nello sviluppo delle app per il tracciamento dei contatti dei contagiati, dubbi e frenate: l'Europa si avvia in ordine sparso e tra numerosi stop-and-go verso la cosiddetta fase 2, con una voglia di normalità che si fa sempre più forte ma che ancora si scontra con le esigenze imposte dalle curve nei contagi da coronavirus. Un percorso che sicuramente si preannuncia non semplice. Da qualche settimana sono ormai diversi i Paesi che hanno iniziato a ridurre gradualmente le misure di contenimento e altri si preparano. In Germania e in Austria gran parte dei negozi è stata riaperta nei giorni scorsi, seppure con rigide misure di distanziamento sociale e con l'obbligo di indossare le mascherine negli spazi pubblici. La cancelliera tedesca Angela Merkel inizia tuttavia a vedere qualche crepa nel proprio consenso tra l'opinione pubblica, tra i commentatori e nel mondo politico, per quella che alcuni ritengono una lentezza eccessiva nel ritorno alla normalità. Non è sicuramente passata inosservata a riguardo la presa di posizione assunta nel fine settimana dall'influente presidente della Camera Wolfgang Schauble, che reputa «ingiustificato l'assolutismo per cui tutte le altre considerazioni devono lasciare il posto alla protezione della vita umana». Allarmano inoltre le ripetute minacce di morte arrivate al volto più conosciuto dei virologi tedeschi, Christian Dorsten, direttore dell'istituto di virologia presso la clinica universitaria della Charité di Berlino, ritenuto - come da lui stesso denunciato - «il cattivo che danneggia l'economia e costringe a casa i cittadini». Anche in Francia non mancano le critiche nei confronti del primo ministro Edouard Philippe, che si prepara a presentare la sua strategia per il «deconfinamento», il cui avvio è previsto l'11 maggio con una riapertura graduale ma controversa delle scuole. In vista di quella data, nel Paese «nulla è pronto, compresa l'app 'Stop Covid'», ha attaccato nel weekend il segretario del Partito Socialista Oliver Faure. Il tutto in un contesto in cui appena il 39% dei francesi si fida di Philippe, secondo un un sondaggio Ifop citato dalla France Presse. Intanto, nel resto d'Europa, iniziano a respirare gli svizzeri, che potranno tornare da parrucchieri, estetisti, negozi di bricolage, vivai e fiorai, mentre studi medici e fisioterapisti riprenderanno l'attività solo su appuntamento, rispettando il distanziamento ma senza obbligo di mascherine.
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