Parrucchieri ed estetisti sull’orlo del fallimento
Confartigianato: «Riaprire a giugno è inaccettabile». La speranza è che nell’isola si anticipino i tempi
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SASSARI. Doccia gelata di Conte su parrucchieri ed estetisti: non si aprirà prima del 1 giugno. Nel frattempo Solinas spinge per anticipare i tempi all’11 maggio, ma nel settore c’è molta preoccupazione. A farsene portavoce è la Confartigianato. «L’annunciata, probabile, riapertura del settore del benessere e dei servizi alla persona solo dal 1 giugno, è incomprensibile e inaccettabile. In Sardegna, acconciatori, estetisti e operatori della pedicure e manicure sono sull’orlo del fallimento e non potranno sostenere un altro mese di serrata». Sono durissimi, e molto preoccupati, Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario di Confartigianato Sardegna. «Questi nostri artigiani sono stati i primi a essere stati bloccati dalle misure contro il contagio da coronavirus – continuano Matzutzi e Serra – hanno rigorosamente tenuto abbassate le serrande, continuando a pagare dipendenti e fornitori, saldando affitti e bollette. Ricordiamo come il settore in questi 2 mesi abbia già registrato un calo del giro d’affari di circa 50 milioni di euro». In questi due mesi, Confartigianato Benessere ha elaborato e presentato al Governo proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività, osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione. «Suggerimenti molto pesanti e fortemente penalizzanti per le possibilità di ricavo delle imprese – sottolineano presidente e segretario – ma sottoscritte dal settore pur di ripartire. Il Governo non ha dato alcuna risposta». Per Confartigianato tutto questo è stato inutile e si chiede cosa la categoria potrebbe fare in più dal 1 giugno in termini di sicurezza, con l’aggiunta di costi continui e ricavi azzerati permarzo, aprile, maggio. «La situazione per il settore è pesantissima e sono tante le attività che rischiano di non avere la forza per riaprire o che purtroppo dovranno lasciare a casa il personale».
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