La Nuova Sardegna

Appello dai centri: i fondi non bastano

La Regione stanzia un milione all’anno, dallo Stato per ora soltanto annunci 

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SASSARI. Sono dieci i centri antiviolenza e 5 le case rifugio in tutta la Sardegna che accolgono donne in difficoltà: a prendersi cura di loro c’è un piccolo esercito composto da psicologhe, assistenti sociali, consulenti legali e tanti volontari. Quando una donna chiede aiuto inizia un percorso mirato a restituirle la stabilità emotiva e a costruire una stabilità economica: sono tante infatti le vittime di violenze e abusi che dipendono economicamente dai compagni e questo fattore incide moltissimo sulla decisione di lasciarli. «Noi le aiutiamo a trovare un lavoro, le avviamo verso un tirocinio per la formazione professionale – racconta Patrizia Desole – facciamo in modo che riescano a raggiungere quella indipendenza indispensabile per andare avanti da sole». Sino ad allora, o almeno sino a quando non si trova una soluzione sicura, «le donne restano nella casa rifugio – dice Silvana Migoni – solo quando sono pronte a spiccare il volo vanno via. Sino a allora noi le aiutiamo a trovare la strada. Ultimamente c’è anche la possibilità di ottenere il reddito di libertà, un sostegno economico pensato proprio per le donne vittime di violenza, e qualcuna ne sta usufruendo». Il lavoro nei centri e nelle case è tantissimo e i finanziamenti sono pochi. Quelli pubblici sono insufficienti, si va avanti anche grazie al sostegno dei privati. La Regione stanzia ogni anno 1 milione di euro, la fetta più grossa va alle case rifugio. Dallo Stato arriverà – questo l’annuncio – un altro mezzo milione da dividere. Un po’ poco considerato che ogni centro assiste in media circa 250 persone all’anno e ogni casa rifugio circa 10 persone per volta. «Si va avanti con grande impegno e fatica – dice Patrizia Desole – con contributi fissi e indipendenti dal numero di persone che assistiamo. Possono essere 10, 100 o 200: i fondi sono sempre quelli». E le risorse del 2019 non sono ancora arrivate «e i fondi statali sono stati per ora solo annunciati», commenta Silvana Migoni. Da qui l’appello: le violenze verso le donne sono in aumento e i centri vogliono aiutarle «per questo la politica ha il dovere deve sostenerli». (si. sa.)

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