Conte disinnesca Renzi: avanti col decreto
Promessi nuovi interventi a favore delle imprese e dei lavoratori, ma restano tensioni e differenze tra Iv e i 5 stelle
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ROMA. Si placano i toni, ma non le tensioni nella maggioranza. Matteo Renzi mette in stand by la sua minaccia di rottura, parlando di «passi avanti significativi» da parte del premier Conte. Ma lo scontro si sposta sul decreto con le misure economiche, atteso mercoledì della prossima settimana. Il premier Giuseppe Conte interviene nel giorno del primo maggio a chiedere «scusa» nei ritardi dei pagamenti e nello stanziamento dei fondi previsti dal governo e aggiunge che nuovi aiuti «più pesanti, più rapidi, più diretti» arriveranno a dare fiato a un mondo del lavoro messo «a dura prova» e a un Paese dove si avvertono «rabbia e angoscia» anche per i posti a rischio.
Ma sulle singole misure si litiga in maggioranza: una riunione del premier con i capi delegazione prevista in mattinata slitta alla sera per dare al ministro Roberto Gualtieri la possibilità di mediare con i singoli partiti. Tra i motivi di scontro ci sono le misure sul lavoro e il reddito di emergenza, i fondi per la famiglia ma anche la possibilità di dare fondi pubblici alle grandi aziende con l'ingresso dello Stato come socio. Dopo l'appello alla «collaborazione istituzionale» e alla «chiarezza» nell'azione del governo del presidente Mattarella, giungono anche le parole del Papa, che invita i politici a superare le «differenze» che li dividono per «prendersi cura dei loro popoli in un momento di crisi». Ma il clim resta teso.
Continuano a circolare scenari di crisi di governo, se dovesse consumarsi una frattura sul Mes o se dovessero aumentare le difficoltà sul fronte economico. Ma è anche vero, ammettono fonti di Italia viva, che sarebbe incomprensibile aprire una crisi e affondare il governo mentre si affronta l'emergenza. E Renzi abbassa i toni. Lo scontro raggiunge l'apice l'1 maggio, quando Vito Crimi e il Pd intervengono a difesa di Conte. Francesco Boccia dice che l'unica alternativa al governo sono le elezioni, mentre dalle fila M5s alza la voce Alessandro Di Battista che chiede di «disinnescare» la mina Renzi, tra le proteste dei renziani. Ma è lo stesso leader di Iv a riporre per ora la sua minaccia di rottura, spiegando che sono giunti da Conte segnali «positivi».
Era una minaccia spuntata, osservano da M5s e Pd, perché Iv non avrebbe retto alla prova dell'Aula e il premier sarebbe disposto ad andare alla conta in Parlamento, se sarà necessario. In ogni caso, precisa Silvio Berlusconi, Forza Italia non ha nessuna intenzione di tenere in piedi questo governo «né alcun governo delle sinistre» e assicura «lealtà» a Fdi e Lega, il partito di Matteo Salvini che ha deciso a sua volta di abbassare i toni abbandonando l'occupazione delle Aule parlamentari. Ma nella maggioranza si continua a discutere sulle misure economiche. Tensione si registra sul fronte del lavoro, con l'irritazione delle Regioni per una norma - inserita in una bozza del decreto - sulla formazione e del M5s sulla possibilità che l'Anpal passi sotto il controllo del ministero del Lavoro.
Ma sulle singole misure si litiga in maggioranza: una riunione del premier con i capi delegazione prevista in mattinata slitta alla sera per dare al ministro Roberto Gualtieri la possibilità di mediare con i singoli partiti. Tra i motivi di scontro ci sono le misure sul lavoro e il reddito di emergenza, i fondi per la famiglia ma anche la possibilità di dare fondi pubblici alle grandi aziende con l'ingresso dello Stato come socio. Dopo l'appello alla «collaborazione istituzionale» e alla «chiarezza» nell'azione del governo del presidente Mattarella, giungono anche le parole del Papa, che invita i politici a superare le «differenze» che li dividono per «prendersi cura dei loro popoli in un momento di crisi». Ma il clim resta teso.
Continuano a circolare scenari di crisi di governo, se dovesse consumarsi una frattura sul Mes o se dovessero aumentare le difficoltà sul fronte economico. Ma è anche vero, ammettono fonti di Italia viva, che sarebbe incomprensibile aprire una crisi e affondare il governo mentre si affronta l'emergenza. E Renzi abbassa i toni. Lo scontro raggiunge l'apice l'1 maggio, quando Vito Crimi e il Pd intervengono a difesa di Conte. Francesco Boccia dice che l'unica alternativa al governo sono le elezioni, mentre dalle fila M5s alza la voce Alessandro Di Battista che chiede di «disinnescare» la mina Renzi, tra le proteste dei renziani. Ma è lo stesso leader di Iv a riporre per ora la sua minaccia di rottura, spiegando che sono giunti da Conte segnali «positivi».
Era una minaccia spuntata, osservano da M5s e Pd, perché Iv non avrebbe retto alla prova dell'Aula e il premier sarebbe disposto ad andare alla conta in Parlamento, se sarà necessario. In ogni caso, precisa Silvio Berlusconi, Forza Italia non ha nessuna intenzione di tenere in piedi questo governo «né alcun governo delle sinistre» e assicura «lealtà» a Fdi e Lega, il partito di Matteo Salvini che ha deciso a sua volta di abbassare i toni abbandonando l'occupazione delle Aule parlamentari. Ma nella maggioranza si continua a discutere sulle misure economiche. Tensione si registra sul fronte del lavoro, con l'irritazione delle Regioni per una norma - inserita in una bozza del decreto - sulla formazione e del M5s sulla possibilità che l'Anpal passi sotto il controllo del ministero del Lavoro.
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