La Nuova Sardegna

I sindaci: «Troppa confusione governo e Regione si parlino»

di Alessandro Pirina
I sindaci: «Troppa confusione governo e Regione si parlino»

Deiana, Anci: «Qualsiasi nostro provvedimento difforme dal Dpcm è inefficace Pronti a prendere decisioni ma è necessario un quadro di lealtà e chiarezza»

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SASSARI. Nessun incontro per concordare tempi e modalità, ma neppure una telefonata per avvertire che tempi e modalità li aveva stabiliti lui. Della decisione del governatore di lasciare ai sindaci l’ultima parola su aperture e serrate dei saloni di parrucchieri ed estetisti, nonché di negozi di abbigliamento, calzature, profumerie e gioiellerie, Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, lo ha saputo come tutti dalla diretta Facebook di sabato sera. «Io quando entro in casa degli altri sono abituato a bussare», è il primo commento del numero uno dei sindaci sardi. Una reazione gelida che fa il pari con quella dei vescovi. Ma questo non significa che Deiana voglia andare alla guerra con la giunta. Chiede però a Solinas maggiore chiarezza e demanda a un confronto tra Regione, governo e sindaci per trovare una soluzione che abbia una copertura legislativa. Perché, a oggi, qualsiasi decisione presa da un sindaco decadrebbe di fronte al Dpcm di Conte.

Deiana, l’ordinanza di Solinas ha profili di illegittimità?

«Non lo dico io, ma il Dpcm numero 19 laddove dice che le ordinanze sindacali sono inefficaci, a meno che non siano più restrittive. Serve chiarezza su questo punto, ma di certo noi non ci stiamo a finire in mezzo a battaglie tra Regione e governo».

Lei dice no alle riaperture delle attività economiche?

«No, tutti i sindaci siamo pronti ad assumere ordinanze, perché siamo consapevoli che la situazione economico-sociale sia molto grave. Ma vogliamo capire qual è il soggetto che deve prendere determinate iniziative. A mio avviso è il presidente della Regione, mentre ai sindaci compete la facoltà di intervenire in maniera restrittiva».

La Regione dà invece l’ultima parola ai Comuni, che potranno dare il via libera alla riapertura se l’indice Rt è uguale o inferiore a 0,5.

«Dovremmo lavorare su un parametro che a noi è ignoto. Solinas, nelle premesse della sua ordinanza, cita il parere del comitato tecnico-scientifico. Per prima cosa lo fornisca ai noi sindaci, perché se dobbiamo assumere decisioni dobbiamo sapere quanto dicono gli esperti, dobbiamo assolutamente conoscere quanto afferma il comitato. C’è anche un altro aspetto che Solinas dovrebbe chiarire».

E cioè?

«È una sottigliezza di carattere giuridico. Lui si ancora allo Statuto, mentre non è chiaro l’ancoraggio allo stesso Statuto dei sindaci, che invece si rifanno alla legge 267/2000, il testo unico degli enti locali, che nell’ordinanza è sospesa. Senza contare i forti dubbi sulle responsabilità. Se - posto che vada tutto liscio - io assumo una ordinanza e apro un salone di bellezza chi mi garantisce che organi preposti al controllo, che dipendono quasi tutti dallo Stato, non facciano valere il Dpcm e sanzionino il titolare dell’attività? O se si sviluppasse una infezione da un’estetista e io ho ordinato l’apertura di quel locale chi risponde poi dal punto di vista penale della diffusione del virus? Non sono questioni di lana caprina, ma tutte informazioni che vanno condivise. Forse se lo avessero fatto prima avrebbero evitato molti grattacapi».

Qual è la strada da intraprendere?

«Da qui all’11 maggio ci sono ancora sette giorni. Chiediamo al presidente Solinas i chiarimenti necessari, altrimenti deve assumere su di sé la responsabilità della riapertura. Noi non abbiamo alcuna paura di assumere decisioni, la nostra non è una fuga dalle responsabilità ma è necessario un quadro di chiarezza e lealtà. Noi vogliamo trovare una soluzione, siamo pronti a discutere di protocolli di rilancio su cui sono molto in ritardo. Non ci stiamo però a trovarci in mezzo alla guerra tra governo e Regione. Si mettano d’accordo. Cito ancora una volta Papa Francesco: è necessaria una leale collaborazione tra le istituzioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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