LE REAZIONI
I “falchi” tedeschi possono gioire
Il provvedimento viene visto come la fine del «whatever it takes»
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[FIRMA&LUOGO]di Rosanna Pugliese
<MC>BERLINO
[TESTO]La Corte costituzionale tedesca ha mostrato alla Bce un chiaro confine. E il «whatever it takes» di Mario Draghi appartiene al passato, scrive la Welt. Vista dalla prospettiva dei falchi, in Germania, la sentenza dei togati di Karlsruhe regala una giornata di soddisfazione: si tratta infatti di un giudizio inatteso, soprattutto alla luce di una pandemia che proprio sulla solidarietà europea ha rinfocolato le vecchie polemiche fra Nord e Sud Europa. «Sono molto contento del fatto che la Corte ci abbia dato sostanzialmente ragione», ha esultato Bernd Lucke, fra i promotori del ricorso all'organismo più alto della giustizia tedesca e fondatore di quel partito antisistema a favore di una «Alternativa per la Germania», che poi lasciò quando i colleghi iniziarono a spingersi troppo a destra anche per i suoi gusti. «È un buon segnale, che mostra come l'ordinamento del diritto e il controllo giudiziario in Germania e in Europa funzionino ancora», secondo il suo punto di vista. Sulla stessa linea il cristiano sociale Markus Ferber, che ha salutato «i criteri finalmente chiari e formali per la legittimità dei programmi di acquisto dei bond». Mentre il capogruppo dell'Unione, Ralf Brinkaus, ricordando gli accenti sempre critici sulla gestione Draghi nel suo gruppo parlamentare, ha dichiarato che i conservatori saranno «pronti a dare il loro contributo costruttivo e critico» nel Bundestag. La pronuncia spinge proprio il governo e il parlamento tedesco ad «attivarsi» contro il programma di acquisto, sferzandoli per non aver espletato una funzione di controllo finora. Di tutt'altro tono la reazione del ministro delle Finanze Olaf Scholz, il vicecancelliere socialdemocratico, che ha sottolineato come non siano state rilevate violazioni: non si configura l'ipotesi degli aiuti di Stato, e la Bundesbank potrà continuare a partecipare al programma e «non sono a rischio gli aiuti» per il coronavirus. «La tenuta dell'eurozona - dice - non è in discussione. Troveremo le strade per continuare a fare quello che si deve fare». Anche la stampa tedesca si divide: per la Faz, «l'Ue come federazione di Stati è legata al principio della democrazia ed è una comunità di diritto. Questo messaggio deve diffondersi, proprio verso l'Europa dell'Est. Non è la fine dell'Ue, ma si spera, la fine della sua forma dispotica e lontana dai cittadini». Mentre la Suddeutsche Zeitung ha una lettura diametralmente opposta: «Si tratta di una sentenza storica dalla portata non ancora prevedibile». Che configura un precedente per possibili futuri scontri fra le corti degli Stati e quella di Lussemburgo. «Il giudizio di Karlsruhe indebolisce la comunità di diritto europea. Questo forse piace ai giudici ma è una cattiva notizia per l'Europa»
<MC>BERLINO
[TESTO]La Corte costituzionale tedesca ha mostrato alla Bce un chiaro confine. E il «whatever it takes» di Mario Draghi appartiene al passato, scrive la Welt. Vista dalla prospettiva dei falchi, in Germania, la sentenza dei togati di Karlsruhe regala una giornata di soddisfazione: si tratta infatti di un giudizio inatteso, soprattutto alla luce di una pandemia che proprio sulla solidarietà europea ha rinfocolato le vecchie polemiche fra Nord e Sud Europa. «Sono molto contento del fatto che la Corte ci abbia dato sostanzialmente ragione», ha esultato Bernd Lucke, fra i promotori del ricorso all'organismo più alto della giustizia tedesca e fondatore di quel partito antisistema a favore di una «Alternativa per la Germania», che poi lasciò quando i colleghi iniziarono a spingersi troppo a destra anche per i suoi gusti. «È un buon segnale, che mostra come l'ordinamento del diritto e il controllo giudiziario in Germania e in Europa funzionino ancora», secondo il suo punto di vista. Sulla stessa linea il cristiano sociale Markus Ferber, che ha salutato «i criteri finalmente chiari e formali per la legittimità dei programmi di acquisto dei bond». Mentre il capogruppo dell'Unione, Ralf Brinkaus, ricordando gli accenti sempre critici sulla gestione Draghi nel suo gruppo parlamentare, ha dichiarato che i conservatori saranno «pronti a dare il loro contributo costruttivo e critico» nel Bundestag. La pronuncia spinge proprio il governo e il parlamento tedesco ad «attivarsi» contro il programma di acquisto, sferzandoli per non aver espletato una funzione di controllo finora. Di tutt'altro tono la reazione del ministro delle Finanze Olaf Scholz, il vicecancelliere socialdemocratico, che ha sottolineato come non siano state rilevate violazioni: non si configura l'ipotesi degli aiuti di Stato, e la Bundesbank potrà continuare a partecipare al programma e «non sono a rischio gli aiuti» per il coronavirus. «La tenuta dell'eurozona - dice - non è in discussione. Troveremo le strade per continuare a fare quello che si deve fare». Anche la stampa tedesca si divide: per la Faz, «l'Ue come federazione di Stati è legata al principio della democrazia ed è una comunità di diritto. Questo messaggio deve diffondersi, proprio verso l'Europa dell'Est. Non è la fine dell'Ue, ma si spera, la fine della sua forma dispotica e lontana dai cittadini». Mentre la Suddeutsche Zeitung ha una lettura diametralmente opposta: «Si tratta di una sentenza storica dalla portata non ancora prevedibile». Che configura un precedente per possibili futuri scontri fra le corti degli Stati e quella di Lussemburgo. «Il giudizio di Karlsruhe indebolisce la comunità di diritto europea. Questo forse piace ai giudici ma è una cattiva notizia per l'Europa»
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