Il Colle monitora le liti nel governo
L’occhio vigile di Mattarella sui dissapori interni. Conte cerca di sopire le tensioni
3 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Serenella Mattera
<MC>ROMA
[TESTO]Una frenata sulla ricapitalizzazione con fondi pubblici delle piccole e medie imprese. Ancora tensioni sui fondi per la famiglia, per la sanità, sul reddito di emergenza e anche sulla regolarizzazione dei migranti e delle colf che lavorano in nero. Si riflettono sul decreto di maggio le fibrillazioni politiche nella maggioranza. Il mordere della crisi e le difficoltà della ripartenza sono non solo il grimaldello delle sortite di Iv, ma anche la base di timori diffusi tra i parlamentari Pd e M5s. Il premier Giuseppe Conte lavora per sopire le tensioni e per misure largamente condivise. Frena anche la proposta del ministro Roberto Gualtieri, sostenuta da Pd e M5s ma osteggiata da Iv, di ricapitalizzare con fondi pubblici le imprese tra i 5 e i 50 milioni di fatturato: si deciderà dopo un confronto con le parti sociali e in particolare gli imprenditori, molto critici. Ma al di là delle singole misure, al centro di un lungo vertice lunedì notte e che tengono in stand by il Consiglio dei ministri, il rischio che le tensioni della maggioranza si riflettano sulla tenuta del governo viene osservato con attenzione anche dal Colle. Nella convinzione - da tempo acquisita - che l'unica alternativa a questo esecutivo sarebbero le elezioni. Neanche il referendum sul taglio dei parlamentari sarebbe sufficiente, vista la gravità dell'emergenza economica, a impedire un ritorno rapido al voto. Conte avverte Matteo Renzi che «l'instabilità sarebbe un gravissimo danno alla vigilia della ripartenza e indebolirebbe la nostra posizione in Europa in una fase decisiva». Perciò una crisi sarebbe «incomprensibile» ai cittadini. Il Pd e i Cinque stelle concordano con lui: «Non esiste lo spazio morale, oltre che politico, per ordire trame e ribaltare l'esecutivo», dice Goffredo Bettini. Ma i renziani, a microfoni spenti, ribadiscono le loro critiche alla gestione del premier e aggiungono che, se si continua così, saranno i cittadini a sentenziare la fine del governo. A quel punto l'idea di Iv è un nuovo governo con i Cinque stelle ma a guida Pd o un governo di larghe intese. La spinta a un nuovo esecutivo sarebbe non solo lo spirito di conservazione dei parlamentari ma anche la convinzione che non si possa andare a votare finché non si sarà svolto il referendum per il taglio dei parlamentari. Ma il referendum non può essere la ragione per rinviare sine die un eventuale appuntamento elettorale, ragionano al contrario al Quirinale. L'idea, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, è che per questa legislatura non ci siano altri governi possibili. Se l'esecutivo Conte dovesse cadere, si tornerebbe a votare, anche se non si fosse ancora svolto il referendum. Di fronte a un'emergenza così inedita e pesante, le fibrillazioni politiche vengono osservate dal Quirinale con un supplemento di attenzione: il rischio, con l'apertura di una crisi, sarebbe di entrare in una spirale e creare un vuoto istituzionale, nel momento in cui il Paese ha invece bisogno di un esecutivo nel pieno delle sue funzioni.
<MC>ROMA
[TESTO]Una frenata sulla ricapitalizzazione con fondi pubblici delle piccole e medie imprese. Ancora tensioni sui fondi per la famiglia, per la sanità, sul reddito di emergenza e anche sulla regolarizzazione dei migranti e delle colf che lavorano in nero. Si riflettono sul decreto di maggio le fibrillazioni politiche nella maggioranza. Il mordere della crisi e le difficoltà della ripartenza sono non solo il grimaldello delle sortite di Iv, ma anche la base di timori diffusi tra i parlamentari Pd e M5s. Il premier Giuseppe Conte lavora per sopire le tensioni e per misure largamente condivise. Frena anche la proposta del ministro Roberto Gualtieri, sostenuta da Pd e M5s ma osteggiata da Iv, di ricapitalizzare con fondi pubblici le imprese tra i 5 e i 50 milioni di fatturato: si deciderà dopo un confronto con le parti sociali e in particolare gli imprenditori, molto critici. Ma al di là delle singole misure, al centro di un lungo vertice lunedì notte e che tengono in stand by il Consiglio dei ministri, il rischio che le tensioni della maggioranza si riflettano sulla tenuta del governo viene osservato con attenzione anche dal Colle. Nella convinzione - da tempo acquisita - che l'unica alternativa a questo esecutivo sarebbero le elezioni. Neanche il referendum sul taglio dei parlamentari sarebbe sufficiente, vista la gravità dell'emergenza economica, a impedire un ritorno rapido al voto. Conte avverte Matteo Renzi che «l'instabilità sarebbe un gravissimo danno alla vigilia della ripartenza e indebolirebbe la nostra posizione in Europa in una fase decisiva». Perciò una crisi sarebbe «incomprensibile» ai cittadini. Il Pd e i Cinque stelle concordano con lui: «Non esiste lo spazio morale, oltre che politico, per ordire trame e ribaltare l'esecutivo», dice Goffredo Bettini. Ma i renziani, a microfoni spenti, ribadiscono le loro critiche alla gestione del premier e aggiungono che, se si continua così, saranno i cittadini a sentenziare la fine del governo. A quel punto l'idea di Iv è un nuovo governo con i Cinque stelle ma a guida Pd o un governo di larghe intese. La spinta a un nuovo esecutivo sarebbe non solo lo spirito di conservazione dei parlamentari ma anche la convinzione che non si possa andare a votare finché non si sarà svolto il referendum per il taglio dei parlamentari. Ma il referendum non può essere la ragione per rinviare sine die un eventuale appuntamento elettorale, ragionano al contrario al Quirinale. L'idea, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, è che per questa legislatura non ci siano altri governi possibili. Se l'esecutivo Conte dovesse cadere, si tornerebbe a votare, anche se non si fosse ancora svolto il referendum. Di fronte a un'emergenza così inedita e pesante, le fibrillazioni politiche vengono osservate dal Quirinale con un supplemento di attenzione: il rischio, con l'apertura di una crisi, sarebbe di entrare in una spirale e creare un vuoto istituzionale, nel momento in cui il Paese ha invece bisogno di un esecutivo nel pieno delle sue funzioni.
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