«La Bce va oltre le regole» L’ultimatum di Berlino
La sentenza della Corte costituzionale tedesca ipoteca il quantitative easing Sale lo spread italiano, Gualtieri rassicura: «Nessun impatto sugli aiuti anti Covid»
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[FIRMA&LUOGO]di Domenico Conti
<MC>ROMA
[TESTO]La Corte costituzionale tedesca ipoteca il quantitative easing. Con una sentenza che può avere grosse conseguenze su come l'Europa uscirà dalla crisi del coronavirus e gestirà l'enorme mole di debito lasciata sul campo: i giudici danno tre mesi di tempo al Consiglio direttivo per «una nuova decisione che dimostri che il 'Pspp' non è sproporzionato nei suoi effetti economici e di bilancio». Altrimenti la Bundesbank non potrà più parteciparvi. Alla fine, il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: se la Bce - usando l'espressione della presidente Christine Lagarde - sia qui per «chiudere gli spread» oppure no. Che, letta da Karlsruhe, equivale a dire se la Bce, mentre combatteva la deflazione ieri, e lo shock da lockdown oggi, non stia facendo finanziamento monetario ai Paesi ad alto debito. La Bce non dovrebbe avere grosse difficoltà a dimostrare di aver agito legittimamente con il «Pspp», il programma di acquisti di debito pubblico varato da Mario Draghi nel 2015. Il Consiglio direttivo, convocato appositamente in serata, «prende nota» della decisione dei giudici ma è fermo: la Bce «rimane impegnata a fare qualunque cosa necessaria, nel suo mandato», per la stabilità nei prezzi ma anche perché questo obiettivo si realizzi in tutti i Paesi. E ricorda ai giudici tedeschi che «la Corte di giustizia dell'Unione europea, nel dicembre 2018, stabilì che la Bce agisce nel suo mandato». Il «Pspp» rappresenta oggi solo un quarto degli acquisti di titoli pubblico: c'è il «Pepp», il programma per l'emergenza pandemica, che in poco più di un mese ha acquistato 118 miliardi di debito. È per questo che il ministro dell'Economia Gualtieri ha detto che «la sentenza non avrà alcuna conseguenza pratica», visto che conferma la legittimità di fondo del «Pspp» e «non riguarda in nessun modo» il «Pepp». Ma il verdetto fa balzare a 244 lo spread italiano, l'elefante nella stanza di ogni discussione sugli acquisti di debito della Bce. Concentrati da settimane sull'Italia che ha assorbito il 40%, contro una quota che, determinata dal peso dell'Italia nel capitale Bce, sarebbe del 17%. La sentenza, infatti, rischia di avere un impatto sull'operatività della Bce. La cancelliera Angela Merkel, secondo la Dpa, avrebbe detto che i giudici hanno mostrato chiaramente alla Bce i suoi confini. Vitor Constancio, ex vicepresidente della Bce con Draghi, vede il «grosso rischio» che la sentenza apra a un'ondata di nuovi ricorsi in Germania finendo per coinvolgere il «Pepp». Christine Lagarde ha nei fatti assicurato che il «Pepp» avrebbe tenuto a bada gli spread deviando dalla «capital key». Ma sono proprio queste deviazioni - che ad oggi rappresentano l'unico freno a una spirale del debito in Paesi come l'Italia - ad essere nel mirino della Corte tedesca. La Bce, poi, con il «Pspp» ha finora mantenuto in bilancio i circa 2.300 miliardi di debito pubblico dei Paesi dell'Eurozona acquistato, rinnovando con nuovi acquisti i bond che man mano giungevano a scadenza. E promette di farlo finché servirà. Anche qui i giudici mettono un'ipoteca.
<MC>ROMA
[TESTO]La Corte costituzionale tedesca ipoteca il quantitative easing. Con una sentenza che può avere grosse conseguenze su come l'Europa uscirà dalla crisi del coronavirus e gestirà l'enorme mole di debito lasciata sul campo: i giudici danno tre mesi di tempo al Consiglio direttivo per «una nuova decisione che dimostri che il 'Pspp' non è sproporzionato nei suoi effetti economici e di bilancio». Altrimenti la Bundesbank non potrà più parteciparvi. Alla fine, il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: se la Bce - usando l'espressione della presidente Christine Lagarde - sia qui per «chiudere gli spread» oppure no. Che, letta da Karlsruhe, equivale a dire se la Bce, mentre combatteva la deflazione ieri, e lo shock da lockdown oggi, non stia facendo finanziamento monetario ai Paesi ad alto debito. La Bce non dovrebbe avere grosse difficoltà a dimostrare di aver agito legittimamente con il «Pspp», il programma di acquisti di debito pubblico varato da Mario Draghi nel 2015. Il Consiglio direttivo, convocato appositamente in serata, «prende nota» della decisione dei giudici ma è fermo: la Bce «rimane impegnata a fare qualunque cosa necessaria, nel suo mandato», per la stabilità nei prezzi ma anche perché questo obiettivo si realizzi in tutti i Paesi. E ricorda ai giudici tedeschi che «la Corte di giustizia dell'Unione europea, nel dicembre 2018, stabilì che la Bce agisce nel suo mandato». Il «Pspp» rappresenta oggi solo un quarto degli acquisti di titoli pubblico: c'è il «Pepp», il programma per l'emergenza pandemica, che in poco più di un mese ha acquistato 118 miliardi di debito. È per questo che il ministro dell'Economia Gualtieri ha detto che «la sentenza non avrà alcuna conseguenza pratica», visto che conferma la legittimità di fondo del «Pspp» e «non riguarda in nessun modo» il «Pepp». Ma il verdetto fa balzare a 244 lo spread italiano, l'elefante nella stanza di ogni discussione sugli acquisti di debito della Bce. Concentrati da settimane sull'Italia che ha assorbito il 40%, contro una quota che, determinata dal peso dell'Italia nel capitale Bce, sarebbe del 17%. La sentenza, infatti, rischia di avere un impatto sull'operatività della Bce. La cancelliera Angela Merkel, secondo la Dpa, avrebbe detto che i giudici hanno mostrato chiaramente alla Bce i suoi confini. Vitor Constancio, ex vicepresidente della Bce con Draghi, vede il «grosso rischio» che la sentenza apra a un'ondata di nuovi ricorsi in Germania finendo per coinvolgere il «Pepp». Christine Lagarde ha nei fatti assicurato che il «Pepp» avrebbe tenuto a bada gli spread deviando dalla «capital key». Ma sono proprio queste deviazioni - che ad oggi rappresentano l'unico freno a una spirale del debito in Paesi come l'Italia - ad essere nel mirino della Corte tedesca. La Bce, poi, con il «Pspp» ha finora mantenuto in bilancio i circa 2.300 miliardi di debito pubblico dei Paesi dell'Eurozona acquistato, rinnovando con nuovi acquisti i bond che man mano giungevano a scadenza. E promette di farlo finché servirà. Anche qui i giudici mettono un'ipoteca.
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