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«L’intero comparto perderà 2,5 miliardi»

«L’intero comparto perderà 2,5 miliardi»

SASSARI. Le adesioni sono arrivate a migliaia e vanno dalla grande catene dell’accoglienza a 5 stelle agli artigiani che producono seadas, dai campeggi alle agenzie di viaggi. L’appello alla...

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SASSARI. Le adesioni sono arrivate a migliaia e vanno dalla grande catene dell’accoglienza a 5 stelle agli artigiani che producono seadas, dai campeggi alle agenzie di viaggi. L’appello alla ripartenza proposto da Federalberghi e sottoscritto sostanzialmente da tutta la filiera del turismo non è solo un grido d’aiuto rivolto alle istituzioni, a cui si chiede la possibilità di ripartire con il lavoro, ma è anche la fotografia di quello che potrebbe accadere durante l’estate del 2020, sia che si apra sia che non si apra. Nella peggiore delle ipotesi, ovvero nel caso di un lockdown prolungato per tutta la stagione, i numeri non vengono comunicati, se non con un laconico: «Raddoppiate queste cifre e otterrete i numeri corretti». Un occhiometro che forse ha il sapore di un altro tipo di occhiata, di quelle che è meglio evitare anche solo per scaramanzia. Ad ogni modo il calcolo delle perdite parte dalla migliore delle ipotesi, ovvero che il turismo riparta tra la fine giugno e l’inizio di luglio. Se così fosse nella stagione 2020 si perderanno 9 milioni e 698mila presenze, il 70 per cento in meno di stranieri e il 59 di italiani. Gli alberghi fattureranno all’incirca 800milioni di euro in meno e si perderanno il 67 per cento dei posti di lavoro stagionali, che significa 50mila lavoratori in meno. Se il discorso si amplia all’intero sistema turistico, al stima delle perite viaggia sui 2,5 miliardi di euro, o forse qualcosa in più. E, ad oggi, questa è la migliore delle ipotesi.

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