Giochi all’aperto e campus la liberazione dei bambini
Le idee per la fase 2 dei più piccoli. Dal 18 le prime riaperture in sicurezza
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SASSARI. A molti l’ingresso al campo estivo potrebbe ricordare la visita dal pediatra: termoscanner per il controllo della temperatura, lavaggio accurato delle mani, certificato medico da esibire. In più ci saranno la mascherina, che con il caldo non è molto piacevole, e la distanza da rispettare. Ma dopo qualche giorno di rodaggio, il sistema sembra destinato a decollare: è la fase 2 immaginata per i più piccoli, i bambini sino a 10 anni che in questi mesi hanno sofferto come gli adulti e lamentandosi di meno per le restrizioni imposte da Covid-19 e quarantena e ora non vedono l’ora di uscire di casa, giocare, correre liberi. Come dicono alcuni di loro mostrando una maturità sorprendente, vogliono “riabituarsi al mondo” che c’è fuori dalle quattro mura. È per loro un risarcimento doveroso e che arriva in ritardo. Il Governo in questi mesi ha parlato troppo poco dei bambini e sta iniziando a farlo quando la fase 2 per gli adulti è già iniziata. È chiaro che ora serve una accelerata, per andare incontro alle esigenze dei più piccoli e delle loro famiglie. Il piano c’è , il Comitato scientifico nazionale ha messo insieme un calendario di riaperture e un elenco di regole per ripartire in sicurezze. Le Regioni stanno studiando le nuove misure, anche la Sardegna. Dice l’assessore regionale alla Pubblica istruzione e Cultura Andrea Biancareddu: «L’argomento ci sta molto a cuore, a partire da lunedì abbiamo in agenda una serie di incontro con i soggetti coinvolti per stabilire le riaperture. Contiamo di essere operativi, con le prime strutture messe in sicurezza, già dal 18 maggio». Un occhio al presente ma anche al futuro dietro l’angolo: a settembre i ragazzi torneranno a scuola, ma come? L’ha già detto alcune settimane fa il governatore Solinas, alcuni sindaci hanno rilanciato l’idea e l’assessore Biancareddu fa capire di condividerla: la soluzione per garantire spazi e sicurezza potrebbe essere quella di riaprire una parte delle scuole chiuse nei piccoli Comuni.
La ripartenza dei piccoli. «Stiamo seguendo con molta attenzione l’evoluzione della situazione, gli scenari non sono stati definiti ma contiamo di dare molto presto ai genitori e i bambini le risposte che chiedono e che aspettano», dice Biancareddu. Che poi aggiunge: «La Sardegna è in vantaggio rispetto ad altre regioni, il basso indice di contagio nella maggior parte dell’isola ci induce a essere ottimisti. Riteniamo di poter garantire aperture in sicurezza». Il lavoro da fare è tanto, però, e il tempo stringe: servono innanzitutto risorse umane – perché il personale che dovrà badare ai bambini dovrà essere potenziato per rispettare i parametri numerici di sicurezza – sarà indispensabile avere dispositivi di protezione in quantità e misuratori della temperatura, nelle aree individuate dovranno essere tracciati dei percorsi. Soprattutto è necessario che tutti sappiano alla perfezione cosa devono fare perché l’improvvisazione, quando in gioco c’è la salute, è bandita.
I sindaci: noi ci siamo. Sono pronti a fare la loro parte, mettendo a disposizione locali, giardini, scuole, le strutture spesso nuove e inutilizzate. Attraverso l’Anci i sindaci fanno un appello alla giunta regionale: «La fase 2 dei bambini e dei ragazzi deve essere una priorità, serve un grande piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza per supportare le famiglie con figli al tempo del Covid19 – dice il presidente regionale Emiliano Deiana – È necessario integrare gli interventi fra assessorato all’istruzione e alle politiche sociali e armonizzarli con quelli dei comuni: nuova socialità e distanziamento, campi scuola, contatto con la natura, corsi di recupero per studenti. Abbiamo strutture inutilizzate e spazi, abbiamo le famiglie che non possono più contare sul supporto dei nonni che possono essere facilmente contagiati dal Covid19, rischiamo di perdere due generazioni di bambini e di ragazzi». Per questo bisogna agire subito: facendo dialogare famiglie, mondo della scuola, istituzioni locali e terzo settore per conoscere le esigenze e capire che cosa si può fare. «Servono pedagogisti, psicologi dell’infanzia, animatori. Servono anche risorse per creare i servizi necessari per affrontare questo tempo di passaggio prima di settembre e dell’inizio del nuovo anno scolastico – aggiunge Deiana – Se non si interviene si rischia anche di produrre un disastro sociale e una forma nuova di disuguaglianza: fra le famiglie che possono permettersi servizi privati e famiglie abbandonate a se stesse. Questa deve essere, al pari degli interventi sociali, la priorità della fase 2. Dalla Regione ci aspettiamo subito un segnale forte». (silvia sanna)
La ripartenza dei piccoli. «Stiamo seguendo con molta attenzione l’evoluzione della situazione, gli scenari non sono stati definiti ma contiamo di dare molto presto ai genitori e i bambini le risposte che chiedono e che aspettano», dice Biancareddu. Che poi aggiunge: «La Sardegna è in vantaggio rispetto ad altre regioni, il basso indice di contagio nella maggior parte dell’isola ci induce a essere ottimisti. Riteniamo di poter garantire aperture in sicurezza». Il lavoro da fare è tanto, però, e il tempo stringe: servono innanzitutto risorse umane – perché il personale che dovrà badare ai bambini dovrà essere potenziato per rispettare i parametri numerici di sicurezza – sarà indispensabile avere dispositivi di protezione in quantità e misuratori della temperatura, nelle aree individuate dovranno essere tracciati dei percorsi. Soprattutto è necessario che tutti sappiano alla perfezione cosa devono fare perché l’improvvisazione, quando in gioco c’è la salute, è bandita.
I sindaci: noi ci siamo. Sono pronti a fare la loro parte, mettendo a disposizione locali, giardini, scuole, le strutture spesso nuove e inutilizzate. Attraverso l’Anci i sindaci fanno un appello alla giunta regionale: «La fase 2 dei bambini e dei ragazzi deve essere una priorità, serve un grande piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza per supportare le famiglie con figli al tempo del Covid19 – dice il presidente regionale Emiliano Deiana – È necessario integrare gli interventi fra assessorato all’istruzione e alle politiche sociali e armonizzarli con quelli dei comuni: nuova socialità e distanziamento, campi scuola, contatto con la natura, corsi di recupero per studenti. Abbiamo strutture inutilizzate e spazi, abbiamo le famiglie che non possono più contare sul supporto dei nonni che possono essere facilmente contagiati dal Covid19, rischiamo di perdere due generazioni di bambini e di ragazzi». Per questo bisogna agire subito: facendo dialogare famiglie, mondo della scuola, istituzioni locali e terzo settore per conoscere le esigenze e capire che cosa si può fare. «Servono pedagogisti, psicologi dell’infanzia, animatori. Servono anche risorse per creare i servizi necessari per affrontare questo tempo di passaggio prima di settembre e dell’inizio del nuovo anno scolastico – aggiunge Deiana – Se non si interviene si rischia anche di produrre un disastro sociale e una forma nuova di disuguaglianza: fra le famiglie che possono permettersi servizi privati e famiglie abbandonate a se stesse. Questa deve essere, al pari degli interventi sociali, la priorità della fase 2. Dalla Regione ci aspettiamo subito un segnale forte». (silvia sanna)
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