La Nuova Sardegna

Nell’isola crolla il lavoro a rischio 50mila posti

di Alessandro Pirina
Nell’isola crolla il lavoro a rischio 50mila posti

Lo studio delle Acli: ai 167mila poveri se ne potrebbero aggiungere altri 120mila Il presidente Marras alle istituzioni: fate presto, servono risorse a fondo perduto

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. La Sardegna prima del coronavirus non navigava in buone acque, l’economia e il lavoro non erano ancora riusciti a riprendersi dopo la grande crisi di 10 anni fa. Figurarsi cosa potrà accadere nella Sardegna post Covid, in una terra che ha basato la sua economia soprattutto sulla stagionalità. E visto che il turismo sarà il settore più colpito è facile immaginare che per l’isola inizi uno dei periodi più difficili da sempre. Con il forte rischio di un’impennata della povertà. È quanto emerge da un rapporto di ricerca dello Iares sugli effetti del Covid in Sardegna commissionato dalle Acli. Un’analisi da cui viene fuori una fotografia dell’isola in bianco e nero, con un forte incremento della disoccupazione - i posti a rischio sono circa 50mila - e un ingrossamento dell’esercito dei nuovi poveri, agli attuali 167mila potrebbero aggiungersene altri 120mila. Un dramma per la Sardegna. Ed è per questo che le Acli si rivolgono alle istituzioni con un appello accorato. «Per non far saltare il sistema sociale sardo occorre fare in fretta e bene – dice il presidente Franco Marras –. Servono risorse a fondo perduto per affrontare l'emergenza nell'immediato ma anche pianificare un rafforzamento delle politiche attive sul lavoro, un programma di formazione sui nuovi lavori e un intervento di affiancamento e supporto al contrasto delle nuove povertà, con il pieno coinvolgimento del terzo settore».

Il report delle Acli si basa sui numeri forniti in queste settimane da Cerved, Svimez e Aspal. Già a marzo l’Aspal - l’agenzia regionale per il lavoro - contava 24mila posti di lavoro in meno rispetto all’anno scorso. Numeri che ad aprile sono inevitabilmente aumentati: a Olbia ci sono state il 72 per cento delle assunzioni in meno, ad Alghero il 68. Inoltre, secondo lo Svimez sono 200mila i lavoratori che hanno subito il lockdown in Sardegna, di cui un terzo lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e professionisti e due terzi dipendenti. A questi vanno aggiunti 50mila lavoratori non tutelati, in prevalenza stagionali, per un totale di 250mila persone che hanno sospeso il lavoro o non lo hanno avviato tra aprile e maggio. «La domanda che ci siamo fatti è quanti di questi rischiano di non riprendere il lavoro e perciò di ingrossare le file dei poveri, assoluti o relativi – dice Marras –. Secondo due scenari elaborati dal Cerved la Sardegna perderà circa il 9% della produzione nella migliore delle ipotesi e il 22,5 nella peggiore. Se si proietta questo scenario sull’occupazione ipotizzando tra il 10 e il 20 per cento di persone che perdono il lavoro o non vengono assunte il dato che emerge è imponente. Se perdesse il lavoro il 10% di questi andremo a circa 25mila disoccupati ma i dati Aspal dicono che ci siamo già; se andiamo al 20 andremo a 50mila disoccupati e, con le loro famiglie a oltre 120mila persone che entrerebbero nella fascia della povertà, ingrossando le fila dei 167mila poveri assoluti già presenti in Sardegna».

Ecco perché le Acli chiedono di «fare presto per salvare i tessuti sociali ed economici – dice Marras –, servono risorse a fondo perduto che devono essere messe a disposizione attraverso meccanismi fiduciari. Tempi lunghi e burocrazia rendono inutili gli interventi perché erogati in ritardo e inefficaci. E per contrastare la povertà, come ci hanno insegnato Reis, Rei e reddito di cittadinanza, non basta l’aiuto economico, serve non lasciare sole le persone, creare una rete di salvataggio e tutela dalle difficoltà accentuate dalla paura della crisi, occorre mettere al centro l’apporto che il terzo settore può dare nel territorio».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative