La Nuova Sardegna

Rt e asintomatici: i dubbi sulla reale diffusione del virus

di Roberto Petretto
Rt e asintomatici: i dubbi sulla reale diffusione del virus

Le stime di Iss e Fondazione Kessler: «Noto il 5-10 per cento dei casi» Confronto tra amministratori locali e il professor Sotgiu del Comitato scientifico

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wSASSARI. Sindaci disorientati, combattuti tra l’esigenza di restituire ossigeno a tante attività economiche del territorio e la valutazione del rischio di nuovi contagi, devono affrontare questo nuovi impegno sprovvisti di strumenti e conoscenze.

Il dato sull’indice Rt, che la Regione avrebbe dovuto aggiornare quotidianamente a partire dall’8 maggio, è fermo all’elenco fornito il primo giorno. Quello della lunga colonna di “nc” che rappresentano, appunto, un’arma scarica in mano ai sindaci.

Ieri lo statistico medico Giovanni Sotgiu, cooptato nel Comitato scientifico, ha incontrato in videoconferenza alcuni sindaci per spiegare e illustrare meglio le scelte della Regione dal punto di vista scientifico e tecnico.

Ci sono aspetti ancora oscuri, anche perché il modello messo a punto da Istituto superiore di Sanità e Fondazione Bruno Kessler, sulla quale si fonda una parte dei requisiti richiesti dal ministero della Salute come presupposto per le riaperture, è di difficile applicazione in realtà piccole come quelle di alcuni paesi della Sardegna.

Un studio recentissimo del professor Stefano Merler, responsabile dell’Unità di ricerca Dynamical processes in complex societies, spiega i parametri che regolano la trasmissione del virus e anche alcuni inprecisioni che sono state divulgate in questi ultimi tempi.

Nel rapporto si ricorda l’importanza del numero di riproduzione di base, l’ormai famoso R0: si tratta del numero medio di casi generati da un caso indice in una popolazione completamente suscettibile alla malattia.

Come è ormai noto in presenza di un R0 inferiore il virus è destinato a sparire. Quando questo valore è superiore a 1 c’è una crescita esponenziale del numero di casi. R0 è il valore di propagazione in assenza di provvedimenti di contenimento. Se le autorità applicano misure come obbligo di uso di protezioni individuale, distanziamento, chiusura di attività e confinamento in casa si parla invece di indice Rt. Ed è proprio quello di cui si sta dibattendo, non senza contestazioni, anche nel caso della Sardegna.

La ricerca di Iss e Fondazione Kessler dice anche altre cose importanti: «Si stima che si siano infettati a oggi il 3-5 per cento della popolazione. Il sistema di sorveglianza ha quindi visto circa il 5-10 per cento dei casi totali. I positivi (noti) vanno quindi moltiplicati per 10 o 20 volte per avere».

Casi che sfuggono al censimento ufficiale in una misura che, presumibilmente, è tanto più ampia quanto più contenuto è stato il monitoraggio del contagio sul territorio. A ieri nell’isola erano stati eseguiti 34.641 test. Il professor Sotgiu, nell’intervista concessa alla Nuova aveva sottolineato il fatto che le stesse indicazioni del ministero, nella valutazione dell’indice Rt, considerano solo i casi “sintomatici”.

In questo quadro, in un’isola in cui la quasi totalità dei Comuni non ha dati statisticamente significativi, è comprensibile che molti sindaci abbiano deciso di attendere ancora.

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