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Coronavirus, i cronisti di giudiziaria in bilico

Coronavirus, i cronisti di giudiziaria in bilico

Il tribunale autorizza la presenza in aula, la Procura generale li ferma all’ingresso

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CAGLIARI. Il tribunale di Cagliari chiarisce: i cronisti possono assistere alle udienze a porte chiuse per il coronavirus, a deciderlo è il presidente Mauro Grandesso e di volta in volta decideranno i presidenti delle sezioni. Ma il problema della libertà di stampa resta, perché una disposizione della procuratrice generale Francesca Nanni impone motivazioni precise per l’ingresso al palazzo. Senza quelle i giornalisti devono stare fuori, come l’alta magistrata requirente ha ribadito ieri mattina in una serie di incontri con Grandesso e nel pomeriggio con il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Francesco Birocchi. Soltanto in serata, dopo un nuovo incontro con Birocchi, la procuratrice Nanni ha accettato di «accreditare» alcuni cronisti, che verrebbero autorizzati a entrare nell’edificio di piazza Repubblica: oggi l’impegno dovrebbe tradursi in un permesso scritto.

Mattinata strana, quella di ieri negli uffici giudiziari semideserti del capoluogo sardo: per una ragione o per l’altra la presenza dei cronisti giudiziari sembra essere diventata ingombrante per i vertici delle toghe. Al punto che la condizione perché i giornalisti fossero ammessi a oltrepassare i metal detector dell’ingresso principale era fino alla tarda serata il possesso di un’autorizzazione scritta della Procura generale, richiesta il giorno prima. L’accesso al piano della Procura della Repubblica è regolato ugualmente da autorizzazioni concordate col capo dell’ufficio, un sistema di permessi incrociati che nei fatti rende impossibile il lavoro libero dei cronisti, in bilico in questa fase di emergenza sanitaria anche quando si tratta di udienze pubbliche. Eppure, come ha ricordato il presidente dell’Osservatorio per la giustizia Patrizio Rovelli nella questione di legittimità costituzionale elaborata insieme al collega Fabrizio Rubiu con la collaborazione di Michele Pinna, Chiara Cogoni e Angelo Loddo, la presenza dei cronisti anche nei processi a porte chiuse è prevista nel codice di procedura penale. Prevista e secondo la Camera penale di Cagliari persino necessaria «perché- è scritto in una nota del consiglio direttivo - la pubblicità dell’udienza costituisce una precondizione essenziale per attuare le garanzie del giusto processo» e anche perché «essendo la giustizia amministrata in nome del popolo italiano, impedire allo stesso il controllo del suo esercizio violerebbe la Costituzione». Ma al di là del confronto-scontro sugli aspetti giuridici del problema, la sequenza di incontri formali e informali di ieri mattina sembra mettere in luce un’inspiegabile ostilità da parte di alcuni uffici della magistratura nei confronti dei cronisti: una rapida consultazione condotta dall’Ordine dei giornalisti sardi ha confermato che in nessun tribunale d’Italia l’accesso dei cronisti ha limiti così rigidi, neppure dove il contagio da coronavirus è più esteso. (m.l)

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