Pronti a riaprire tutto con regole meno rigide
di Umberto Aime
Bar e ristoranti, Solinas ribadisce: «Le linee guida Inail non vanno bene»
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CAGLIARI. Lunedì riaprirà tutto: bar, ristoranti, negozi d’ogni tipo, compresi i centri commerciali. Però sul come e su quali regole andranno rispettate c’è ancora qualche dubbio. Le prossime ore saranno comunque decisive, anche se commercianti e consumatori sapranno, una volta per tutte, come muoversi solo dopo aver letto l’ordinanza numero 23 della Regione: è attesa fra oggi e domani. Il governatore Christian Solinas ha fatto sapere in anticipo: «Le linee guida nazionali, troppo rigide, saranno di sicuro modificate in base alle nostre specificità e alla loro sostenibilità», e quindi quelle regionali – stando all’annuncio – dovrebbero essere «più semplici e ragionevoli». I nuovi protocolli andranno di sicuro letti con attenzione, insieme all’ordinanza, prima del via libera generalizzato a partire da lunedì mattina. Soprattutto perché, in questo fine settimane, potrebbe scatenarsi una «guerra del metro» – leggi distanze di sicurezza – fra il Governo e le Regioni. Non dovrebbe però esplodere: la trattativa è in corso e l’accordo parrebbe molto vicino.
Cosa riaprirà. Dopo oltre due mesi di clausura e serrata, escluse poche riaperture anticipate, mancano ormai solo 48 ore al taglio del nastro. Il ritorno alla normalità è alle porte, anche se – come ripetono gli epidemiologi da settimane – «il coronavirus non l’abbiamo ancora sconfitto e non dobbiamo pensare neanche che sia andato in vacanza». Il riavvio, come previsto, sarà quindi cauto e sorvegliato. Soprattutto sorvegliato, e si potrebbe però aggiungere sarà anche a spanne. Perché l’Istituto superiore di sanità ha fatto slittare a mercoledì le tabelle, regione per regione, sui 21 indicatori statistici destinati a confermare che «la curva di contagio ormai è piatta in questo o quel territorio». Comunque, in attesa di comunicazioni ufficiali, è confermato che la Sardegna continuerebbe a essere posizionata al di sotto della soglia d’allarme, e di conseguenza lunedì potrà ripartire al cento per cento o quasi. Dopo che in queste ultime settimane, seppure a macchia di leopardo, hanno ritirato su le saracinesche cartolerie, librerie, saloni di barbieri, parrucchieri, tatuatori ed estetiste, ma anche negozi di abbigliamento e scarpe per bambini e adulti, profumerie e gioiellerie, lunedì toccherà a tutto il resto. Bar, ristoranti, negozi al dettaglio, senza far più differenze fra questo e quello. A scandire che «siamo ritornati alla normalità» sarà soprattutto il via libera per i centri commerciali, considerati invece, fino a pochi mesi fa, «luoghi di aggregazione ad alto rischio». Ma il pericolo è svanito per fortuna, e con i giusti accorgimenti (a cominciare dall’uso obbligatorio delle mascherine) da lunedì ritornerà a essere vissuto l’atteso rito delle vasche da un negozio all’altro. Agevolato, va ricordato, anche dalla possibilità di potersi spostare – sempre a partire da lunedì – da un Comune all’altro senza più l’autocertificazione. Solinas ha detto: «Stiamo lavorando, in queste ore, per far tornare la Sardegna alla normalità, permettendo ai sardi di riprendere a vivere la quotidianità con regole certe che tutelino salute e libertà».
Come riapriranno. Molto dipenderà da come finirà la «guerra del metro». Inail e Istituto della sanità hanno messo sul tavolo le proposte, recepite dal governo Conte, ma in un batter d’occhio c’è stata la sollevazione dei governatori delle Regioni, «pretendiamo più autonomia e maggiore flessibilità», ma soprattutto ad averle bocciate sul nascere sono stati i commercianti: «Esagerate e inapplicabili», la loro dura sentenza. Come si comporterà e cosa deciderà Christian Solinas? Confermerà, ad esempio, le regole nazionali sulla capienza massima nei locali, oppure quelle appena sfornate da Roma del distanziamento non inferiore ai due metri fra le persone? Il governo Conte ha fatto sapere che le «Regioni potranno adeguare le norme alle loro esigenze, ma senza stravolgerle. Soprattutto non potranno ridimensionarle con scelte sconsiderate. Sia chiaro: non vogliamo mandare nessuno al massacro e questo non possiamo certo permettercelo». Però, in questi giorni di avvicinamento al countdown, Solinas ha lasciato intendere che non farà passi azzardati. Lo ha ribadito di nuovo venerdì sera: «Le linee guida nazionali saranno la base, i principi generali, delle nostre prossime ordinanze, e quindi in autonomia scriveremo le norme in base alle specificità della Sardegna». Quindi, a questo punto, è abbastanza facile ipotizzare che, nell’ordinanza numero 23, potrebbe essere previsto o qualche metro in meno, ad esempio sulla distanza fra i tavoli in un ristorante, oppure una o più disposizioni più leggere rispetto a quelle dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità. Di sicuro, anche questo il governatore l’ha detto più volte, «non abbasseremo il livello di sicurezza sanitaria». Mentre è molto più probabile – come ha annunciato – che i protocolli regionali siano alla fine più semplici e ragionevoli rispetto alle prescrizioni nazionali. È proprio questa la richiesta avanzata, in questi giorni, dai commercianti, rimasti sconcertati dopo aver letto i vademecum Inail: «Sembrano scritti da degli extraterrestri e per forza, in questi giorni, più di qualcosa dovrà cambiare».
Cosa riaprirà. Dopo oltre due mesi di clausura e serrata, escluse poche riaperture anticipate, mancano ormai solo 48 ore al taglio del nastro. Il ritorno alla normalità è alle porte, anche se – come ripetono gli epidemiologi da settimane – «il coronavirus non l’abbiamo ancora sconfitto e non dobbiamo pensare neanche che sia andato in vacanza». Il riavvio, come previsto, sarà quindi cauto e sorvegliato. Soprattutto sorvegliato, e si potrebbe però aggiungere sarà anche a spanne. Perché l’Istituto superiore di sanità ha fatto slittare a mercoledì le tabelle, regione per regione, sui 21 indicatori statistici destinati a confermare che «la curva di contagio ormai è piatta in questo o quel territorio». Comunque, in attesa di comunicazioni ufficiali, è confermato che la Sardegna continuerebbe a essere posizionata al di sotto della soglia d’allarme, e di conseguenza lunedì potrà ripartire al cento per cento o quasi. Dopo che in queste ultime settimane, seppure a macchia di leopardo, hanno ritirato su le saracinesche cartolerie, librerie, saloni di barbieri, parrucchieri, tatuatori ed estetiste, ma anche negozi di abbigliamento e scarpe per bambini e adulti, profumerie e gioiellerie, lunedì toccherà a tutto il resto. Bar, ristoranti, negozi al dettaglio, senza far più differenze fra questo e quello. A scandire che «siamo ritornati alla normalità» sarà soprattutto il via libera per i centri commerciali, considerati invece, fino a pochi mesi fa, «luoghi di aggregazione ad alto rischio». Ma il pericolo è svanito per fortuna, e con i giusti accorgimenti (a cominciare dall’uso obbligatorio delle mascherine) da lunedì ritornerà a essere vissuto l’atteso rito delle vasche da un negozio all’altro. Agevolato, va ricordato, anche dalla possibilità di potersi spostare – sempre a partire da lunedì – da un Comune all’altro senza più l’autocertificazione. Solinas ha detto: «Stiamo lavorando, in queste ore, per far tornare la Sardegna alla normalità, permettendo ai sardi di riprendere a vivere la quotidianità con regole certe che tutelino salute e libertà».
Come riapriranno. Molto dipenderà da come finirà la «guerra del metro». Inail e Istituto della sanità hanno messo sul tavolo le proposte, recepite dal governo Conte, ma in un batter d’occhio c’è stata la sollevazione dei governatori delle Regioni, «pretendiamo più autonomia e maggiore flessibilità», ma soprattutto ad averle bocciate sul nascere sono stati i commercianti: «Esagerate e inapplicabili», la loro dura sentenza. Come si comporterà e cosa deciderà Christian Solinas? Confermerà, ad esempio, le regole nazionali sulla capienza massima nei locali, oppure quelle appena sfornate da Roma del distanziamento non inferiore ai due metri fra le persone? Il governo Conte ha fatto sapere che le «Regioni potranno adeguare le norme alle loro esigenze, ma senza stravolgerle. Soprattutto non potranno ridimensionarle con scelte sconsiderate. Sia chiaro: non vogliamo mandare nessuno al massacro e questo non possiamo certo permettercelo». Però, in questi giorni di avvicinamento al countdown, Solinas ha lasciato intendere che non farà passi azzardati. Lo ha ribadito di nuovo venerdì sera: «Le linee guida nazionali saranno la base, i principi generali, delle nostre prossime ordinanze, e quindi in autonomia scriveremo le norme in base alle specificità della Sardegna». Quindi, a questo punto, è abbastanza facile ipotizzare che, nell’ordinanza numero 23, potrebbe essere previsto o qualche metro in meno, ad esempio sulla distanza fra i tavoli in un ristorante, oppure una o più disposizioni più leggere rispetto a quelle dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità. Di sicuro, anche questo il governatore l’ha detto più volte, «non abbasseremo il livello di sicurezza sanitaria». Mentre è molto più probabile – come ha annunciato – che i protocolli regionali siano alla fine più semplici e ragionevoli rispetto alle prescrizioni nazionali. È proprio questa la richiesta avanzata, in questi giorni, dai commercianti, rimasti sconcertati dopo aver letto i vademecum Inail: «Sembrano scritti da degli extraterrestri e per forza, in questi giorni, più di qualcosa dovrà cambiare».
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