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[EMPTYTAG]L’Italia riparte piano Lite con la Campania

[EMPTYTAG]L’Italia riparte piano Lite con la Campania

[EMPTYTAG]De Luca non è d’accordo sul riavvio e non aderisce all’intesa con il governo Scatta un campanello d’allarme, in 6 Regioni risalgono le terapie intensive

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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli

<MC>ROMA

[TESTO]Il numero più basso di vittime dall'inizio del lockdown, 145 nelle ultime 24 ore, è il miglior auspicio per l'Italia che riapre, con i negozi, i bar e i ristoranti che potranno rialzare le saracinesche dopo oltre due mesi. Ma è ancora scontro tra il governo e le Regioni proprio sulle modalità con cui ricominciare e nonostante l'accordo raggiunto nella notte e confluito negli allegati al Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte dopo l'annuncio nella conferenza stampa di sabato sera: «i dati sono incoraggianti, dobbiamo correre un rischio calcolato, non possiamo più aspettare». Ad accusare l'esecutivo stavolta non sono però i governatori del centrodestra ma il Dem Vincenzo De Luca. «La Campania non è d'accordo e non ha sottoscritto l'intesa Stato-Regioni che alcuni media presentano come condivisa all'unanimità - dice il governatore - Su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il ministero della Salute, non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni. Non è accettabile». Parole a cui il governo non replica direttamente anche se, sottolineano fonti di palazzo Chigi, l'intesa raggiunta non è con i singoli presidenti ma con la Conferenza delle Regioni. Nelle riunione di sabatp che si è protratta fino a notte, fanno inoltre notare fonti di governo, ci si era lasciati con un accordo «pieno»: nel Dpcm sarebbero confluite le linee guida predisposte dal documento unitario dalle Regioni, che il governo ha infatti fatto proprie. L'allegato 17 afferma esplicitamente che le indicazioni sono «in continuità con le indicazioni di livello nazionale, in particolare con il protocollo condiviso tra le parti sociali...nonché con i criteri guida generali di cui ai documenti tecnici prodotti da Inail e Iss». L'uscita di De Luca, sottolineano le stesse fonti, sarebbe quindi dovuta al timore dei presidenti di assumersi pienamente le responsabilità di aperture e chiusure, nascondendosi dietro l'attendismo del governo sulle linee guida. Un atteggiamento che già nella riunione di sabato aveva provato ad assumere il governatore della Lombardia Attilio Fontana chiedendo di riaprire il documento delle Regioni sulle linee guida per inserirvi eventuali modifiche suggerite da Inail e Cts. Un tentativo che avrebbe di fatto ritardato l'uscita del Dpcm e consentito ai presidenti di non riaprire e di accusare il governo. Lo stop sarebbe arrivato, oltre che dall'esecutivo, anche da diversi governatori tra cui il veneto Luca Zaia e il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Si riparte dunque, ma non tutti insieme. Al di là delle polemiche, lo stesso De Luca ha rinviato di tre giorni l'apertura dei ristoranti. E sull'apertura dei «confini» regionali il 3 giugno ha già detto che la valuterà solo il 2. La Sardegna ha invece deciso di rinviare ancora di qualche giorno l'apertura di siti archeologici e musei e il Piemonte ha posticipato quella di bar e ristoranti al 23. «La nostra non è una regione a rischio - dice il presidente Alberto Cirio - Se c'è uno slittamento di qualche giorno per alcune attività questo dipende solo dal fatto che da noi il contagio si è diffuso più tardi». Quello che dice Cirio è vero: i dati del monitoraggio del ministero della Salute sui primi 12 giorni di allentamento delle misure indicano il Piemonte tra i territori ad oggi a rischio basso. Ma è altrettanto vero che la Regione, così come la Lombardia, continua ad essere quella con il più alto numero di contagiati in Italia: anche ieri, sui 675 nuovi casi, più del 50% (390) si registrano proprio nelle due regioni. Non solo. nei numeri di oggi c'è un altro, piccolo, campanello d'allarme: in 6 regioni - Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Sicilia - risalgono le terapie intensive, uno dei parametri fondamentali per capire l'andamento del virus e la tenuta del sistema sanitario.

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