[EMPTYTAG]Si cerca un’intesa per il ritorno a scuola Caso Raggi per il M5s
Non c’è accordo sulle modalità per ripartire dopo lo stop Cinquestelle divisi sulla ricandidatura della sindaca di Roma
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[FIRMA&LUOGO]di Enrica Piovan
<MC>ROMA
[TESTO]Il Governo interrompa questa «escalation di annunci e ultimatum» e prenda le decisioni che deve prendere. L'Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali, scende in campo nella vicenda Autostrade per l'Italia per chiedere di mettere fine a questa situazione di incertezza. E chiarire che non c'è nessun «ricatto», ma solo una «presa d'atto» di una situazione che sta mettendo a rischio non solo la società dei Benetton, ma tutto il sistema. «Tutto il settore è affidato a norme che stanno sgretolando il sistema. E gli atteggiamenti e le dichiarazioni, come dire 'levo le concessioni a tutti’ fanno sì che la capacità debitoria si sia contratta», avverte il direttore generale dell'Aiscat Massimo Schintu. Il riferimento non è solo al caso Aspi, ma ad una situazione più complessiva: «Assistiamo a continui colpi di stiletto, come i 25 milioni in 15 anni ad Anas, che tendono ad alterare il mercato». Il problema è che l'operatività delle concessionarie autostradali avviene in un contesto «ad alta intensità di capitali: che significa che hanno bisogno di aver accesso al mercato dei capitali, altrimenti è finita», spiega. Aspi da parte sua, ad aprile si è rivolta a Cdp chiedendo 200 milioni (nell'ambito di una linea di finanziamento definita nel 2017), ma la Cassa non ha ancora dato corso ad alcuna erogazione; ha poi avviato un'istruttoria con le banche per accedere ad un prestito da 1,25 miliardi garantito da Sace. Ma contro questa mossa si è scagliato il viceministro dello sviluppo Stefano Buffagni, spingendo così la società a congelare il piano da 14,5 miliardi di investimenti. Ma se neanche Aspi, che è la concessionaria più grande, ce la fa ad andare avanti, allora «come è possibile che tutto il settore resista?», chiede l'Aiscat. «Sembra, ma non ne abbiamo prove, che ci sia un disegno, di impedire le attività delle concessioni. Se c'è, che venga esplicitato», chiede Schintu, che sollecita quindi il Governo «a fare quello che va fatto». Il pressing sul Governo a prendere una decisione in fretta, intanto, arriva anche dagli enti locali, con il Governatore dell'Emilia Romagna Bonaccini che chiede di sbloccare la questione: le concessioni «le diano a chi vogliono - ha detto - ma qui in Emilia-Romagna ci sono miliardi di opere bloccate che potrebbero partire domattina». La vicenda intanto continua ad agitare la maggioranza, dopo che il viceministro delle infrastrutture grillino Cancelleri ha criticato la sua stessa ministra, la dem Paola De Micheli, sostenendo che il suo dossier non l'ha mai visto nessuno. Prova a ricucire il sottosegretario Margiotta (Pd): «Neppure io l' ho visto, ma in un rapporto di fiducia tra alleati di governo bisogna rispettare il fatto che ci siano documenti riservatissimi».
<MC>ROMA
[TESTO]Il Governo interrompa questa «escalation di annunci e ultimatum» e prenda le decisioni che deve prendere. L'Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali, scende in campo nella vicenda Autostrade per l'Italia per chiedere di mettere fine a questa situazione di incertezza. E chiarire che non c'è nessun «ricatto», ma solo una «presa d'atto» di una situazione che sta mettendo a rischio non solo la società dei Benetton, ma tutto il sistema. «Tutto il settore è affidato a norme che stanno sgretolando il sistema. E gli atteggiamenti e le dichiarazioni, come dire 'levo le concessioni a tutti’ fanno sì che la capacità debitoria si sia contratta», avverte il direttore generale dell'Aiscat Massimo Schintu. Il riferimento non è solo al caso Aspi, ma ad una situazione più complessiva: «Assistiamo a continui colpi di stiletto, come i 25 milioni in 15 anni ad Anas, che tendono ad alterare il mercato». Il problema è che l'operatività delle concessionarie autostradali avviene in un contesto «ad alta intensità di capitali: che significa che hanno bisogno di aver accesso al mercato dei capitali, altrimenti è finita», spiega. Aspi da parte sua, ad aprile si è rivolta a Cdp chiedendo 200 milioni (nell'ambito di una linea di finanziamento definita nel 2017), ma la Cassa non ha ancora dato corso ad alcuna erogazione; ha poi avviato un'istruttoria con le banche per accedere ad un prestito da 1,25 miliardi garantito da Sace. Ma contro questa mossa si è scagliato il viceministro dello sviluppo Stefano Buffagni, spingendo così la società a congelare il piano da 14,5 miliardi di investimenti. Ma se neanche Aspi, che è la concessionaria più grande, ce la fa ad andare avanti, allora «come è possibile che tutto il settore resista?», chiede l'Aiscat. «Sembra, ma non ne abbiamo prove, che ci sia un disegno, di impedire le attività delle concessioni. Se c'è, che venga esplicitato», chiede Schintu, che sollecita quindi il Governo «a fare quello che va fatto». Il pressing sul Governo a prendere una decisione in fretta, intanto, arriva anche dagli enti locali, con il Governatore dell'Emilia Romagna Bonaccini che chiede di sbloccare la questione: le concessioni «le diano a chi vogliono - ha detto - ma qui in Emilia-Romagna ci sono miliardi di opere bloccate che potrebbero partire domattina». La vicenda intanto continua ad agitare la maggioranza, dopo che il viceministro delle infrastrutture grillino Cancelleri ha criticato la sua stessa ministra, la dem Paola De Micheli, sostenendo che il suo dossier non l'ha mai visto nessuno. Prova a ricucire il sottosegretario Margiotta (Pd): «Neppure io l' ho visto, ma in un rapporto di fiducia tra alleati di governo bisogna rispettare il fatto che ci siano documenti riservatissimi».
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