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Le condanne di Silvestro Ladu otto mesi perduti per strada

CAGLIARI. Una condanna a otto mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello si è persa per strada, nel percorso tra gli uffici sardi e quelli della Corte di Cassazione. A beneficiare di una...

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CAGLIARI. Una condanna a otto mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello si è persa per strada, nel percorso tra gli uffici sardi e quelli della Corte di Cassazione. A beneficiare di una circostanza che appare piuttosto fortunata è Silvestro Ladu (71 anni) di Bitti, l’ex consigliere regionale di Fortza Paris ed ex senatore del Pdl coinvolto e poi più volte condannato per peculato e falso in vari procedimenti nati dall’inchiesta della Procura cagliaritana sull’uso illegale dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi politici di via Roma: probabilmente a causa di quello che nel linguaggio tecnico viene definito “errore materiale” la sentenza d’appello che il 2 marzo del 2017 ha condannato Ladu a cinque anni e otto mesi è arrivata ai magistrati supremi di Roma ridotta a cinque anni, di cui tre abbuonati grazie a un vecchio indulto. Quegli otto mesi che nel calcolo finale avrebbero forse fatto scattare per l’ex parlamentare una misura alternativa al carcere come l’affidamento in prova sono saltati e di conseguenza i giudici della Cassazione, che hanno respinto il ricorso confermando la decisione della Corte d’Appello, non hanno potuto tenerne conto. Senza la nuova sentenza dello scorso 20 maggio, con la quale l’esponente della destra sarda ha dovuto incassare altri tre mesi di reclusione in continuazione coi fatti già giudicati nessuno, con ogni probabilità, si sarebbe accorto di nulla. Ora invece è in corso una ricerca negli archivi giudiziari per capire come sia possibile che la pena indicata nel dispositivo letto in aula il 2 marzo 2017 sia diversa da quella trasmessa alla Cassazione.

Chiamato al giudizio del tribunale di Cagliari, nella primavera del 2015, a Ladu venivano contestati: l'acquisto di telefonini di cui l’ex senatore non è stato in grado neppure di ricordare i numeri, l'uso disinvolto della carta di credito intestata a se stesso ma riferita al conto corrente del gruppo, viaggi all'estero in giorni di festa, pranzi ovunque, una convention per 2500 invitati organizzata a Sedilo con trenta pecore bollite e parte delle spese saldate quando il gruppo Fortza Paris non era stato costituito. In tutto 279mila euro di cui la Corte dei Conti ha già chiesto a Ladu la restituzione. Il tribunale lo condanna a 6 anni di carcere ma il 2 marzo di due anni dopo la Corte d’Appello presieduta da Antonio Onni dichiara prescritto uno dei reati di falso e gli sconta la pena a 5 anni e 8 mesi che poi misteriosamente diventano cinque. (m.l)

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