La Nuova Sardegna

Il taglio delle tasse mina la maggioranza divisa anche sul Mes

Conte prova a mediare tra il Pd e i falchi del Movimento Gentiloni: non c’è una torta da dividere, aiutiamo i più deboli

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ROMA. Non basta quanto fatto finora: lo «stato drammatico» dell'economia richiede una risposta «forte» e «immediata» di governo e partiti, utilizzando tutte le risorse messe a disposizione dall'Europa, incluso il Mes. È un «fate presto» firmato da dieci associazioni datoriali, dalle banche agli industriali, dai costruttori alle pmi, dalle cooperative alle imprese agricole. Intensificano il pressing perché non un euro vada sprecato delle risorse in arrivo dall'Europa. Ma così allargano la crepa in una maggioranza che va in ordine sparso non solo sul Mes - con Pd e Iv in pressing su Conte e il M5s per usare le risorse subito - ma anche su come usare i fondi del Recovery plan e su scelte più imminenti come lo sblocco dei cantieri: la divergenza tra Pd, contrario al «modello Genova», e M5s-Iv complica il percorso del decreto sulle semplificazioni, che sarà in Cdm, probabilmente, non prima di dieci giorni. Proprio sul decreto semplificazioni, che ritiene cruciale per incidere su lungaggini e lentezze burocratiche, il premier Giuseppe Conte - raccontano da Palazzo Chigi - è al lavoro nel fine settimana. Mentre sul Mes non sembra cambiare la linea: si valuterà a tempo debito, ora Conte è impegnato nella battaglia in Europa per condurre in porto, entro gli inizi di luglio, il Recovery fund, nella forma proposta dalla commissione europea e che il premier reputa già un successo tutt'altro che scontato.

Su quel fondo, che potrebbe portare all'Italia 172 miliardi, tra i partiti di maggioranza si è però aperto un dibattito, che ha al centro la proposta di Luigi Di Maio per il M5s e di Iv di dare priorità al taglio delle tasse. Tanto che il commissario Ue Paolo Gentiloni già avverte: «Non c'è da dividersi una torta». Il premier si tiene fuori dalla contesa, pur avendo elencato la riforma fiscale tra gli interventi strutturali su cui è al lavoro il governo. Ma è Gentiloni, da Bruxelles, a placare gli appetiti: il piano di riforme per accedere alle risorse, spiega, lo deciderà Roma, non una «troika», ma il governo è «consapevole» che non si possano usare i fondi solo per gonfiare la spesa. Si ponga al centro, dice l'ex premier, «la protezione del lavoro più fragile, la correzione delle strozzature burocratiche o della giustizia, il calo del debito». Concorda da Leu Federico Fornaro: «Da una crisi come questa non si esce con la facile scorciatoia, tanto cara ad alcuni, del taglio delle tasse». O ci si mette al lavoro, sono convinti diversi esponenti del Pd, su proposte che abbiano visione e diano corpo all'alleanza di governo, o questo esecutivo non avrà vita lunga e a settembre, quando il governo si troverà di fronte alla prova da brividi della riapertura della scuola, si tornerà a parlare di governi tecnici o nuove maggioranze.

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