La Nuova Sardegna

Il Covid come un ciclone sull’economia dell’isola

Il Covid come un ciclone sull’economia dell’isola

Il centro studi della Uil: persi 807 milioni di euro ogni settimana di chiusura

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Una settimana di serrata alla Sardegna che produce e consuma, è costata 807 milioni. Alla fine della clausura, poco più di due mesi, il Prodotto interno lordo è crollato in picchiata fino a un meno 3 per cento. Come se non bastassero questi numeri di per sé scioccanti, anche la ricchezza dei lavoratori è stata spazzata via: ben 35 milioni non sono entrati nelle case, ogni sette giorni di lockdown il reddito pro capite s’è ridotto di 491 euro, e per far fronte al “buco” le famiglie hanno dovuto dar fondo ai risparmi. L’effetto devastante del coronavirus sull’economia è stato calcolato dal centro studi «Bruno Buozzi» della Uil. «È come se fosse passato un ciclone, forza nove, su delle case di carta, abbattendole, schiantandole. Il sistema Sardegna, già fragile, è stato travolto dall’emergenza, scivolando inesorabilmente da una crisi congiunturale a quella strutturale. Siamo nel bel mezzo della bufera, dentro una fase simile a quella dell’ultimo dopo guerra, mai vissuta di recente, e senza neanche sapere quanto potrebbe durare». A sottolineare il bollettino di come «ci siamo risvegliati dal trauma coronavirus» è Cristiano Ardau, coordinatore dello studio. A essere finiti in ginocchio sono stati tutti i settori, con un calo del giro d’affari intorno al 60 per cento, e a cascata una diminuzione del fatturato, del valore aggiunto e delle assunzioni, 56mila in meno. «Siamo finiti in un attimo all’inferno», è il commento della segretaria regionale della Uil Francesca Ticca, «e potrebbe andare persino peggio». Perché? «I lavoratori ora possono contare almeno su qualche paracadute sociale: i contributi di Governo e Regione, la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Ma quando tutto questo finirà, il rischio di una lunga recessione potrebbe diventare ancora più reale e soffocante. Purtroppo, visti i danni permanenti subiti dalla nostra economia, la prima a esplodere potrebbe essere la rete del welfare. Le povertà continueranno a crescere, travolgendo altre categorie sociali».

Le proposte. L’analisi macroeconomica presentata dalla Uil ha una conclusione scontata: «È indispensabile – sostiene Francesca Ticca – puntare su un nuovo Piano di rinascita, su un Patto di rilancio Regione-cittadini, con interventi di lungo respiro sulle infrastrutture materiali e immateriali». Dove? Nelle opere pubbliche e nella scuola, nella sanità e nel turismo. «Forse – prosegue – è arrivato il momento in cui dobbiamo cambiare anche modello di sviluppo e provare a colmare gli handicap storici che finora ci hanno frenato».

I finanziamenti. È impossibile solo ipotizzare quanti soldi servirebbero per rialzare la testa. «Di sicuro molti – ribadisce il centro studi della Uil – ma finora sono arrivate solo le briciole dal Governo e dalla Regione». Anzi, secondo la segretaria del sindacato, «c’è purtroppo una voragine fra gli interventi annunciati e quelli realmente arrivati alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese». Il vero problema è questo: «Puoi avere a disposizione anche miliardi, ma poi devi saperli spendere non solo bene, ma soprattutto in fretta». Per Francesca Ticca: «Chi rappresenta i lavoratori non cerca lo scontro, non è certo questa la stagione, ma il confronto senza però far sconti a nessuno». (ua)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative