Nelle case arriva l’infermiere di famiglia

Il Decreto rilancio istituisce una figura che parte con l’emergenza ma dovrebbe diventare stabile. Nell’isola 260 assunzioni

SASSARI. In nome di una razionalizzazione delle spese, negli anni la sanità pubblica si è ritirata dai territori, accentrandosi verso le strutture più grandi. Lo shock provocato dalla pandemia sta costringendo a rivedere alcune scelte e a livello nazionale il decreto rilancio ha cominciato a tracciare alcune linee anche in campo sanitario. L’assistenza territoriale cambierà faccia e le Regioni saranno chiamate a scelte importanti. Soprattutto quelle, come la Sardegna, che hanno competenza diretta nel settore. Nascerà la figura dell’infermiere di famiglia: professionisti che affiancheranno le Unità speciali di continuità assistenziale e i medici di base. A livello nazionale si prevede il coinvolgimento di 9.600 persone con contratti di lavoro autonomo. Previsto un compenso lordo di 30 euro l’ora per un massimo di 35 euro settimanali. Dal gennaio 2021 le aziende sanitarie potranno procedere invece a assunzioni a tempo indeterminato. Questa prospettiva dovrebbe quindi consolidarsi nel tempo e non essere una riorganizzazione temporanea legata all’emergenza Covid.

In Sardegna sono circa 20mila gli infermieri professionisti. Il Sole 24 ore ieri ha pubblicato una tabella che riporta la ripartizione provincia per provincia. Nel Sassarese circa 6.500 infermieri occupati nel settore pubblico, più un altro migliaio in strutture private o di diverso tipo. Sassari è una realtà molto complessa che comprende anche i presidi sanitari di Alghero, della Gallura e di Ozieri. Nella città metropolitana di Cagliari operano quasi duemila professionisti nel settore pubblica, altri 1.300 in quello privato. A Nuoro 1.660 nella sanità pubblica, 600 in quella privata. Sotto il migliaio i lavoratori a Oristano e nel Sud Sardegna.

Ora per gli infermieri si aprono nuove possibilità: il piano del governo ipotizza 69 assunzioni a Cagliari, 78 a Sassari, 33 a Nuoro, 25 a Oristano e 56 nel Sud Sardegna. Una prospettiva che piace molto alla categoria: «La riorganizzazione darà vita a una medicina più vicina al territorio - dice Alessandro Nasone, del Nursing Up Sardegna -. L’infermiere è una figura essenziale. Anni fa la sperimentazione in Friuli ha dato ottimi risultati ottimi. L’infermiere di famiglia sarà un professionista assunto dall’Assl o in convenzione, che non sarà dipendente del medico familgia. Verrà attivato dal Punto unico di accesso o dall’Unità di valutazione territoriale: l’infermiere prenderà in carico il paziente e predisporrà il piano assistenziale. Sarà una figura di raccordo molto importante soprattutto in Sardegna che ha un territorio vasto e un modello assistenziale troppo centrato sull’ospedale».

La Regione ha competenza primaria in materia di sanità e questo le darà maggiori possibilità: «Auspichiamo che la politica regionale istituisca al più presto l’infermiere di famiglia e la inserisca nella riforma - dice ancora Nasone - Non si può attendere ancora. Questa figura può fare in modo che gli ospedali si limitino a gestire le fasi acute. Quelle croniche vanno gestite a casa».



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