La Nuova Sardegna

Nieddu: «Affanno inevitabile subito una terapia d’urto»

di Alessandro Pirina
Nieddu: «Affanno inevitabile subito una terapia d’urto»

L’assessore: «In campo 20 milioni per accorciare i tempi di attesa» Sul possibile rimpasto: «Siamo stati tra i migliori in Italia: mi sento al sicuro»

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SASSARI. Le liste d’attesa sono lunghe, ma i numeri non sono così catastrofici. Per l’assessore Mario Nieddu l’emergenza Covid ha inevitabilmente impantanato la sanità isolana, ma a breve partirà il piano per riportare i numeri alla normalità e ridare un po’ di speranza ai pazienti che attendono.

Assessore, l’associazione Piludu parla di oltre un milione di visite arretrate.

«Non ho i numeri esatti, ma questi mi sembrano esagerati. Si parla di 24 milioni di visite in tutta Italia e mi sembra strano che un milione e 200mila siano nella sola Sardegna. Comunque, le liste d’attesa erano già esuberanti prima e sicuramente l’emergenza Covid non può che avere acuito il problema. Noi avevamo cominciato un progetto di abbattimento delle liste d’attesa da 20 milioni, stava iniziando a vedere la luce quando ci è piombata addosso l’emergenza Covid. Abbiamo dovuto sospenderlo, adesso stiamo predisponendo le linee guida per la riapertura degli ambulatori e una delle prime cose che rivedrà la luce sarà proprio il progetto di abbattimento delle liste d’attesa».

La Sardegna, per fortuna, è stata meno colpita dall’emergenza Covid...

«Mi scusi, ma non si tratta di fortuna. Quando le cose vanno male la colpa è del direttore d’orchestra, quando vanno bene della fortuna. Ma qui di fortuna non ce n’è stata. In Sardegna sono state fatte scelte ponderate e messe in pratica».

La Sardegna, comunque, si appresta a un ritorno alla normalità più o meno in ogni comparto ma la sanità va più a rilento: uffici chiusi, possibilità di rivolgersi al Cup solo telefonicamente.

«È un ritorno alla normalità graduale. Non si può pretendere che avvenga da un giorno all’altro. Ci sarà necessità di un periodo di latenza conforme alla gravità del problema. Ma riaprirà tutto, seppure con gradualità. Quanto al Cup è stato per lunghi periodi solo telefonico. I telefoni funzionano benissimo, ma piano piano riapriranno al pubblico anche gli sportelli Cup dei vari distretti».

L’emergenza Covid ha messo in difficoltà anche le strutture della sanità privata.

«È ovvio, le persone rinunciavano ad andare a richiedere prestazioni se non urgenti. E questo ha comportato un calo delle prestazioni erogate. E come nel pubblico c’è stato un incremento dei costi per presidi che prima non erano indispensabili. Ovvio ci sia una certa sofferenza».

L’aumento della spesa avrà ripercussioni sul bilancio della Regione: ci sono rischi per l’assistenza sanitaria?

«Ovviamente al bilancio della Regione è stato richiesto uno sforzo importante. Lo ha detto anche Solinas: mezzo miliardo di euro. Ci saranno problemi sicuramente, ma le prestazioni sanitarie non sono a rischio perché vanno erogate. Anzi, faremo in modo di migliorare la qualità del sistema. Stiamo portando avanti la riforma del sistema sanitario per arrivare alla famosa e mai attuata riorganizzazione del territorio, il che ci consentirà una redistribuzione dei carichi di lavoro per fare fronte a quel tipo di problemi».

Quando sarà pronta la riforma?

«Spero al più presto, ma non dipende da me. Il nostro lavoro lo abbiamo fatto, ora è iniziato l’iter in commissione. Confidiamo di portarla a casa a breve».

Ogni tanto si parla di rimpasto: lei si sente al sicuro?

«Come ho sempre detto, io sono al servizio della regione e della sua popolazione. Per me fare l’assessore non è una professione, ma allo stesso tempo, nel momento in cui la Regione ha dato una buona prova nell’affrontare la pandemia, non posso che sentirmi al sicuro. La Sardegna ne è uscita bene, molto meglio di tanti altri. E se piacciono tanto i modelli di regioni che hanno avuto numeri ben peggiori, allora il modello sardo è ancora meglio e il suo assessore perché dovrebbe rischiare?».

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