Il digitale cresce anche nell'isola ma servono figure competenti

Smart working e dad, il mercato del lavoro cambia ma con qualche difficoltà

SASSARI. Nell’era post Covid-19 i lavoratori indosseranno un camice, siederanno davanti a una cattedra o a un pc. Sono le nuove professioni, quelle di cui si sente di più l’esigenza, in un mondo rivoluzionato dalla emergenza prima sanitaria e poi economica. Anche in Sardegna le occasioni di lavoro saranno offerte in particolare modo da questi tre ambiti: sanitario, dell’istruzione e digitale. L’ultimo settore in particolare è quello più gettonato, in cui soprattutto i più giovani hanno maggiore possibilità di trovare un impiego. Ma c’è un problema da superare: alla domanda in aumento corrisponde una offerta insufficiente.

Digital divide. Tra smart working dilagante, videoconferenze, webinar e didattica a distanza, la richiesta di professionisti competenti nel mondo digitale e nella tecnologia è altissima e destinata ad aumentare. Ma il mercato non è in grado di soddisfare la richiesta con il fenomeno del mismatch in crescita costante. Che fare allora? «Occorre investire nella formazione e questa non è una novità perché lo diciamo almeno da tre anni – spiega Massimo Temussi, direttore dell’Aspal, l’agenzia regionale politiche per il lavoro – in questo periodo storico l’esigenza è diventata più pressante perché l’accelerazione verso strumenti e skills digitali non è mai stata così veloce, con tempi imposti dall’emergenza Covid 19».

All’improvviso, una marea di persone che prima non sapevano neppure cosa fosse, sono state catapultate nel mondo dello smart working, il lavoro da casa: all’inizio 2020, prima dell'emergenza Covid19 solo nel 8,6% delle pubbliche amministrazioni lo smart working era una modalità di lavoro diffusa, mentre nel 45,8% era attiva una sperimentazione limitata a un gruppo di dipendenti. Poi, per effetto delle misure per il contenimento dei contagi, lo smart working "d'emergenza" è stato introdotto nel 98,8% delle amministrazioni, in alcuni casi come unica misura per la gestione del personale, nel 41% dei casi accompagnato dalla presenza in ufficio a turni. Una autentica rivoluzione «anche all’Aspal – spiega Temussi – dove c’è stato un ricorso massiccio allo smart working».

Una situazione dalla quale in moltissimi casi non si ritornerà indietro. «Tutti stanno utilizzando strumenti impensabili sino a poco tempo fa e questo ha accelerato sempre più la ricerca di professioni digitali in tutti i campi. La conseguenza è che il mismatch sta aumentando progressivamente in tutta Europa e tutto il mondo – dice Temussi – perché non si investe nella formazione, la scuola non è in grado di fornire le figure chieste dal mercato. Un gap che da tempo chiediamo di colmare».

Sanità. Medici e infermieri, ma anche operatori socio sanitari. In questi mesi senza di loro il mondo sarebbe andato a rotoli: la necessità di investire su queste figure è diventata pressante. Nei piani del Governo e anche in quelli della Regione c’è l’idea di procedere a nuove assunzioni per evitare di trovarsi sguarniti – soprattutto in alcune realtà– quando è scoppiata l’emergenza sanitaria. L’idea è partire da chi già è stabilizzando i precari assunti per rimpolpare organici insufficienti. Sono circa 600 in Sardegna. Intanto la voglia di seguire l’esempio dei medici, eroi dei nostri tempi, ha fatto scoppiare un nuovo amore verso gli studi in Medicina: a settembre si prevede un boom di richieste per accedere ai diversi corsi.

Istruzione. Secondo il Ministero all’appello mancano circa 80mila docenti, il prossimo concorso darà una cattedra solo a 30mila in tutta Italia. Sono gli insegnanti precari, una vita dietro la cattedra ma sempre con contratti a tempo determinato, tra supplenze brevi o lunghe. La scuola che ricomincerà a settembre avrà un enorme bisogno di docenti in più: ci sono regole rigide da rispettare e le classi pollaio saranno bandite. Via l’idea di gabbie in plexiglass, serviranno spazi ampi per accogliere gli studenti. In molte scuole, appare inevitabile, si faranno i doppi turni. Uno scenario nuovo, impossibile da realizzare se in pista non ci sarà un adeguato numero di insegnanti. In Sardegna ci sono 5mila precari a inseguire un obiettivo: il contratto a tempo indeterminato che ti cambia la vita.
 

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