Sicurezza e regole sul lavoro crescono le attività a rischio
di Alessandro Pirina
Resta complicato rispettare le nuove norme imposte dall’emergenza sanitaria Scuole difficili da gestire, poche certezze per ristoranti, estetisti e i parrucchieri
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La sicurezza nei luoghi di lavoro non è una invenzione del coronavirus. Le regole di comportamento esistevano già in epoca pre Covid, ma la pandemia le ha rese più stringenti. Ma soprattutto a essere mutata è la percezione del rischio. «Rispetto al passato è quella la grande differenza – spiega Cristian Solinas, consulente in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro –. Il rischio biologico non è stato inventato adesso, è che prima non veniva preso in considerazione. L’uomo è solito comportarsi così: quando un problema inizia a essere tangibile allora cresce l’attenzione. Se invece la cosa è considerata lontana da noi, non tangibile, allora l’attenzione si abbassa». Oggi comunque l’attenzione è molto alta, anche se per alcuni mestieri non è cambiato granché. «Pensiamo ai dentisti – dice ancora Solinas –. Loro già prima adottavano procedure di sanificazione e sterilizzazione, perché la soglia del rischio biologico è sempre stata alta. Chi non lo faceva sbagliava già da allora. Ci sono invece altri mestieri per cui la percezione del rischio è cambiata parecchio. Penso alle forze dell’ordine, che prima stavano molto più attenti a svolgere il loro lavoro, anziché a proteggersi. Per non parlare delle scuole, che infatti sono ancora chiuse, perché si sta cercando di capire come poterle aprire. Discorso diverso per la formazione professionale, per la quale invece è cambiata la modalità. Fino a ieri era privilegiata quella in aula, ora la norma sembra essere diventata la videoconferenza. E non è la stessa cosa».
In queste settimane si è parlato di un nuovo stile di lavoro per quelle professioni di prossimità - termine coniato dall’Inail -, ovvero a diretto contatto con il pubblico. Non solo guanti e mascherine, ma specifici dispositivi di protezione per garantire un sufficiente distanziamento sociale. «Il vero cambiamento riguarda le catene di montaggio – spiega ancora Solinas –, perché mentre in un bar riesci a lavorare e gestire gli spazi, in una catena di montaggio devi creare delle barriere. Oggi bisogna riprogettarle, è fondamentale farlo, ma ci sono costi altissimi. A mio parere, per quanto riguarda bar, ristoranti e negozi è stata fatta molta confusione. Troppe norme contraddittorie, ordinanze che nel giro di una settimana cambiavano e dicevano il contrario. In queste settimana per la ristorazione, ma anche per parrucchieri ed estetisti è stato una sorta di far west. Invece, la cosa fondamentale è l’informazione, che può essere data con un depliant, ma non tutti lo fanno. C’è tanta buona volontà, ma anche tanta confusione, mentre le regole devono essere poche e chiare». E invece c’è chi ha approfittato del caos per fare del business. «C’è chi ha fatto girare la voce che fosse obbligatoria la sanificazione con ozono: cosa non vera. Lo stesso vale per il Dvr: l’obbligo di aggiornarlo riguarda solo chi aveva un rischio biologico intrinseco. La verità è che le procedure scritte devono essere presenti sul luogo di lavoro. Le devono leggere i lavoratori e soprattutto le devono rispettare. Certo, in alcuni casi è previsto l’obbligo di guanti e mascherine quando non sono necessari, quando non andrebbero utilizzati. Ecco, in queste situazioni il buonsenso è sempre la soluzione migliore».
In queste settimane si è parlato di un nuovo stile di lavoro per quelle professioni di prossimità - termine coniato dall’Inail -, ovvero a diretto contatto con il pubblico. Non solo guanti e mascherine, ma specifici dispositivi di protezione per garantire un sufficiente distanziamento sociale. «Il vero cambiamento riguarda le catene di montaggio – spiega ancora Solinas –, perché mentre in un bar riesci a lavorare e gestire gli spazi, in una catena di montaggio devi creare delle barriere. Oggi bisogna riprogettarle, è fondamentale farlo, ma ci sono costi altissimi. A mio parere, per quanto riguarda bar, ristoranti e negozi è stata fatta molta confusione. Troppe norme contraddittorie, ordinanze che nel giro di una settimana cambiavano e dicevano il contrario. In queste settimana per la ristorazione, ma anche per parrucchieri ed estetisti è stato una sorta di far west. Invece, la cosa fondamentale è l’informazione, che può essere data con un depliant, ma non tutti lo fanno. C’è tanta buona volontà, ma anche tanta confusione, mentre le regole devono essere poche e chiare». E invece c’è chi ha approfittato del caos per fare del business. «C’è chi ha fatto girare la voce che fosse obbligatoria la sanificazione con ozono: cosa non vera. Lo stesso vale per il Dvr: l’obbligo di aggiornarlo riguarda solo chi aveva un rischio biologico intrinseco. La verità è che le procedure scritte devono essere presenti sul luogo di lavoro. Le devono leggere i lavoratori e soprattutto le devono rispettare. Certo, in alcuni casi è previsto l’obbligo di guanti e mascherine quando non sono necessari, quando non andrebbero utilizzati. Ecco, in queste situazioni il buonsenso è sempre la soluzione migliore».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
