Missione smart working la Regione mette il turbo

Metà dipendenti a casa sino a fine anno. L’assessora Satta: scommessa vinta

SASSARI. Una settimana prima del decreto Conte del 4 marzo, la Regione aveva già attivato lo smart working; la rivoluzione del mondo del lavoro in Sardegna è iniziata il 28 febbraio e ancora non è finita. Anzi, andrà sicuramente avanti sino al 31 dicembre «con circa la metà del personale che per tutto l’anno continuerà a lavorare da casa come da indicazioni del Governo – spiega l’assessora Valeria Satta – e poi chissà. Il mio obiettivo è favorire questa opportunità straordinaria che presenta molteplici vantaggi». L’esponente della giunta Solinas, responsabile di Affari generali e Personale, ricorda con orgoglio che la Sardegna è stata la prima regione in Italia a mettere in sicurezza i lavoratori attivando gli accessi da remoto: «Ci siamo mossi subito, abbiamo creato un nuovo modello che prima esisteva solo sulla carta ma non era mai stato applicato. La situazione di estrema emergenza ci ha spinto a dare una accelerata importante e ci siamo riusciti: già ai primi di marzo gli uffici in Regione erano semi vuoti – ricorda l’assessora – sono rimasti i direttori generali e alcuni funzionari, gli altri dipendenti erano collegati da casa. Tutti, con pochissime eccezioni: per esempio per ovvi motivi il personale della Protezione civile, in prima linea contro il Covid, ha continuato a operare dalla sua sede naturale». Il bilancio è molto positivo: «Il sistema ha retto tutti hanno dato il loro contributo, come prima ma in condizioni di sicurezza. Insomma, l’obiettivo è stato raggiunto». Ma non è l’unico record: «Siamo stati i primi in Italia a riunire la Giunta in digitale attraverso al videoconferenza», dice l’assessora Satta.

I dati. Tra marzo e aprile, negli uffici della Regione il silenzio era quasi surreale. Quasi tutti a casa, come dimostra il moltiplicarsi degli accessi da remoto nei report mensili curati dalla direzione generale Innovazione e Sicurezza. A marzo, primo mese di lockdown, gli accessi unici da remoto sono stati 25.374, di cui 18.276 dagli assessorati e 6648 da agenzie e altri enti. Numeri raddoppiati in aprile: nel mese più nero dal punto di vista di contagi e vittime del Covid, gli accessi unici da remoto sono stati infatti 50.790, di cui 35.005 dagli assessorati e 15.7845 da agenzie e altri enti. A maggio, con le graduali riaperture, i numeri sono calati leggermente: 41.808 gli accessi da remoto. Riduzione più netta a giugno: sinora gli accessi sono stati complessivamente 28.646. E i numeri rimarranno questi almeno sino alla fine dell’anno, con circa il 50% dei lavoratori in smart working. Le previsioni. La volontà di andare avanti il più possibile con lo smart working unisce l’assessora Satta e quasi la metà del personale degli uffici: sono infatti 2268 i dipendenti che hanno chiesto di continuare a lavorare da casa. In leggera prevalenza le donne, 1247 a fronte di 1021 colleghi uomini. «La maggior parte, circa il 72% ha una motivazione generica legata al Covid, l’11% ha figli minori, altri hanno familiari conviventi affetti da gravi patologie, 223 richieste arrivano dal Corpo forestale». Tutti saranno accontentati «così come si andrà incontro a quelli che invece, al contrario, chiedono di rientrare in ufficio perché a casa non trovano la giusta concentrazione.. Dopo il 31 dicembre vedremo che fare, anche sulla base dell’evoluzione della pandemia. Per quanto mi riguarda, credo che la tendenza non debba essere fermata: se potessi farei scegliere i lavoratori, io non ho mai pensato che stare seduti alla scrivania per otto ore aumenti la produzione. Anzi, a volte un contesto triste e anonimo fa male all’umore e penalizza il rendimento».

Il sondaggio. Di sicuro, l’esperienza smart working genera consensi. Anche se alcuni aspetti devono necessariamente essere corretti. È ciò che emerge da un sondaggio nato su iniziativa della consigliera regionale di parità Maria Tiziana Putzolu in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil. Sul campione di risposte (per il 70% date da donne) a 1380 questionari somministrati, ben l'84% si dicono d'accordo per capitalizzare l'esperienza. Di questo 84, il 32% dichiara di voler proseguire senza porre condizioni, il 52% invece chiede una regolamentazione. «Più che di smart working si è trattato di vero lavoro a distanza – commenta – la Putzolu - con le lavoratrici e i lavoratori chiamati a erogare la stessa prestazione di lavoro che prima si svolgeva in ufficio dalla propria abitazione, in prevalenza con mezzi informatici, connessioni e postazioni proprie, con orari e scadenze da rispettare». Secondo la consigliera di Parità, «quando si afferma che si vorrebbe proseguire l'esperienza ma a determinate condizioni, entra subito in campo il ruolo importante che il sindacato è chiamato a giocare in questa partita». Caterina Cocco per la Cgil, Federica Tilocca per la Cisl e Francesca Ticca della Uil, spiegano che «sarà fondamentale il ruolo della contrattazione, programmando ad esempio il diritto alla disconnessione». Perché va bene lo smart working ma non si può stare connessi h24.

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