Nomine alla Regione indagine-bis su Solinas
di Mauro Lissia
L’accusa mossa nei confronti del governatore potrebbe essere abuso d’ufficio L’attenzione della Procura di Cagliari sui ruoli dirigenziali di Curto e Belloi
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CAGLIARI. Dopo l’inchiesta sugli incarichi di consulenza del presidente Christian Solinas la Procura ha aperto un nuovo fascicolo che riguarda le nomine della direttrice generale Silvia Curto e del capo della protezione civile regionale Antonio Pasquale Belloi. L’ipotesi di accusa è sempre la stessa: abuso d’ufficio, cui potrebbe aggiungersi - ma non ci sono conferme - quella di falso ideologico in atti pubblici. Al registro degli indagati potrebbe essere iscritto soltanto il governatore, sarà il seguito dell’inchiesta a stabilire se la notizia di reato segnalata al pm Andrea Vacca con un esposto sia fondata e se l’eventuale ipotesi di responsabilità penale debba essere estesa ad altre persone.
La notizia era nell’aria da tempo, la conferma si è avuta ieri mattina, quando gli uomini della Guardia di Finanza si sono presentati agli uffici della Regione per chiedere una serie di documenti, tutti riferibili alle nomine dei due dirigenti. Si tratta di delibere, curriculum e altri atti utili a ricostruire i vari passaggi tecnici che hanno preceduto e seguito l’attribuzione dei due prestigiosi incarichi. Il riserbo opposto dalla Procura impedisce di sapere se l’indagine sia destinata a viaggiare su un percorso parallelo a quello seguito per verificare la posizione dei consulenti Franco Magi e Christian Stevelli, oppure possa essere accorpata in un unico fascicolo.
Al centro dell’attenzione sono ancora una volta i criteri di selezione dei dirigenti e il valore sotto il profilo legale e amministrativo dei titoli messi in campo dall’una e dall’altro per ottenere gli incarichi, entrambi di altissimo livello e conseguente stipendio. La posizione dell’avvocata Curto risulterebbe “sanata” da una legge successiva alla nomina e da una decisione del Tar, ma l’iniziativa assunta dalla Procura di acquisire per vie formali i documenti legati all’incarico sembra indicare un orientamento alternativo da parte del magistrato inquirente, che si è mosso d’intesa con la procuratrice Alessandra Pelagatti.
Gli aspetti che dovrebbero passare sotto la lente d’ingrandimento del pm Vacca sono la presunta assenza di alcuni requisiti fondamentali per l’accesso agli uffici più alti della Regione: come è stato segnalato già all’atto della nomina, alla Curto mancherebbe il quinquennio di funzioni dirigenziali svolto all’interno di un ente pubblico, nel suo caso rimpiazzato da una generica direzione di uno studio legale privato, quello dell’avvocato Costantino Murgia, da sempre legatissimo al presidente Solinas. Per la Regione il lavoro svolto nel passato dall’avvocata come legale privato basta perché Silvia Curto possa occupare la poltrona dirigenziale più alta di viale Trento: quella della Presidenza.
Belloi invece, che risulta laureato in ingegneria edile, ha lavorato come volontario nei vigili del fuoco, è stato campione di sollevamento pesi con i vigili del fuoco di Nuoro ed ha svolto l’incarico di assessore comunale ai lavori pubblici nel capoluogo della Barbagia dal 2015 al 2018 in quota Psd’Az. Questi titoli ed altri indicati nel curriculum non sarebbero sufficienti a qualificare Belloi come capo della Protezione civile, almeno così sostiene l’autore dell’esposto che ha condotto la Procura all’apertura di un’inchiesta giudiziaria che si trova soltanto alle battute iniziali, nonostante il documento in cui vengono ipotizzati gli illeciti risalga a diversi mesi fa, prima che scoppiasse la pandemia. Con l’esame dei numerosi documenti acquisiti dalle Fiamme Gialle l’inchiesta dovrebbe registrare un’accelerazione oppure finire in archivio.
La notizia era nell’aria da tempo, la conferma si è avuta ieri mattina, quando gli uomini della Guardia di Finanza si sono presentati agli uffici della Regione per chiedere una serie di documenti, tutti riferibili alle nomine dei due dirigenti. Si tratta di delibere, curriculum e altri atti utili a ricostruire i vari passaggi tecnici che hanno preceduto e seguito l’attribuzione dei due prestigiosi incarichi. Il riserbo opposto dalla Procura impedisce di sapere se l’indagine sia destinata a viaggiare su un percorso parallelo a quello seguito per verificare la posizione dei consulenti Franco Magi e Christian Stevelli, oppure possa essere accorpata in un unico fascicolo.
Al centro dell’attenzione sono ancora una volta i criteri di selezione dei dirigenti e il valore sotto il profilo legale e amministrativo dei titoli messi in campo dall’una e dall’altro per ottenere gli incarichi, entrambi di altissimo livello e conseguente stipendio. La posizione dell’avvocata Curto risulterebbe “sanata” da una legge successiva alla nomina e da una decisione del Tar, ma l’iniziativa assunta dalla Procura di acquisire per vie formali i documenti legati all’incarico sembra indicare un orientamento alternativo da parte del magistrato inquirente, che si è mosso d’intesa con la procuratrice Alessandra Pelagatti.
Gli aspetti che dovrebbero passare sotto la lente d’ingrandimento del pm Vacca sono la presunta assenza di alcuni requisiti fondamentali per l’accesso agli uffici più alti della Regione: come è stato segnalato già all’atto della nomina, alla Curto mancherebbe il quinquennio di funzioni dirigenziali svolto all’interno di un ente pubblico, nel suo caso rimpiazzato da una generica direzione di uno studio legale privato, quello dell’avvocato Costantino Murgia, da sempre legatissimo al presidente Solinas. Per la Regione il lavoro svolto nel passato dall’avvocata come legale privato basta perché Silvia Curto possa occupare la poltrona dirigenziale più alta di viale Trento: quella della Presidenza.
Belloi invece, che risulta laureato in ingegneria edile, ha lavorato come volontario nei vigili del fuoco, è stato campione di sollevamento pesi con i vigili del fuoco di Nuoro ed ha svolto l’incarico di assessore comunale ai lavori pubblici nel capoluogo della Barbagia dal 2015 al 2018 in quota Psd’Az. Questi titoli ed altri indicati nel curriculum non sarebbero sufficienti a qualificare Belloi come capo della Protezione civile, almeno così sostiene l’autore dell’esposto che ha condotto la Procura all’apertura di un’inchiesta giudiziaria che si trova soltanto alle battute iniziali, nonostante il documento in cui vengono ipotizzati gli illeciti risalga a diversi mesi fa, prima che scoppiasse la pandemia. Con l’esame dei numerosi documenti acquisiti dalle Fiamme Gialle l’inchiesta dovrebbe registrare un’accelerazione oppure finire in archivio.
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