Città sarde poco verdi, più alberi per migliorarle

La legge che prevedeva una messa a dimora per ogni nato spesso è inattuata

SASSARI. Le jacarande di Piazza Tola a Sassari o di via Dante a Cagliari sono uno spettacolo di colore nel periodo della fioritura. Ma in queste nostre città sempre meno verdi e sempre più cementificate ogni viale alberato, ogni aiuola, ogni parco rappresenta un mattone nella costruzione di una qualità della vita migliore.

Negli ultimi 20 anni le leggi hanno sempre indicato la strada che dovrebbe portare a città più verdi. Non sempre con successo. I dati Istat sull’applicazione della norma che prevedono l’obbligo per i Comuni di piantare un albero per ogni nuovo nato raccontano per la Sardegna di una leggespesso disattesa.

L’architetto Stefano Boeri, in una intervista a La Nuova, ha rilanciato la sua idea: piantare sessanta milioni di alberi, uno per ogni italiano, nei prossimi cinque anni. Forse ne basterebbero anche meno per cambiare il volto dei centri urbani. Città più verdi significa innanzitutto città meno inquinate, meno calde d’estate e meno fredde d’inverno. E, cosa non trascurabile, più belle e accoglienti. In Sardegna come siamo messi? Maluccio, stando ai dati sulla percentuale di verde pubblico sulla superficie comunale elaborati dall’Ispra nel 2017. Sassari, Olbia e Nuoro non superano l’1 per cento. Oristano e Carbonia oscillano tra l’1,1 e il 2 per cento. Cagliari è tra il 4 e il 10 per cento.

Eppure per raggiungere l’obiettivo di città più verdi forse basterebbe dare piena attuazione alla legge del 1992 poi modificata nel 2013: un albero per ogni nuovo nato. I dati Istat del 2018 dicono che in larga parte quella legge è rimasta inattuata. In Sardegna solo Sassari e Cagliari hanno dato seguito alle disposizioni della legge. Anche se non c’è molta chiarezza su quanto è stato fatto. Se si prendono in considerazione i dati ambientali delle città italiane elaborati dall’Istat per il 2018 si apprende che Sassari avrebbe piantato solo 90 alberi. Cagliari più di mille, nessuno Nuoro e Oristano.

Ma il Bilancio arboreo presentato nel 2019 dal sindaco Nicola Sanna alla scadenza del mandato (come previsto dalla legge) fornisce numeri completamente diversi: «nel corso del mandato sono state messe a dimora 5.129 piante. Nel periodo di riferimento, nel Comune di Sassari sono nati 4.289 bambini». Più di 3mila esemplari sarebbero stati messi a dimora solo nel 2018. Da cosa deriva questa differenza? La spiegazione arriva dal referente per il verde urbano dell’Istat, Antonino Laganà: «L'indagine Dati ambientali si rivolge a tutti gli uffici di statistica del comune di riferimento, che richiedono le informazioni a tutti i referenti tematici. Alla domanda: “il Comune ha messo a dimora i nuovi alberi, registrando la tipologia e il luogo di piantumazione dell’albero a seguito della registrazione dei nuovi nati e dei minori adottati?”, nel caso di Sassari la risposta è stata: 90. Nel controllo e correzione dei dati il numero non è stato corretto perchè era coerente con quello degli anni precedenti».

Probabile che nel comunicare i dati all’Istat il Comune si sia limitato a segnalare gli alberi censiti sulla base di una particolare legge. Anche se poi in varie zone della città quelli messi a dimora sono stati molti di più. Si spiegherebbero così i mille alberi citati dall’Istat per Cagliari e il fatto che a Oristano e a Nuoro risulta che nel corso del 2018 non ne sia stato piantato neppure uno.

Esiste un dato nazionale e per le regioni del Mezzogiorno non è lusinghiero: «Nel quadriennio 2014-2017, 50 capoluoghi (erano 31 nel 2014) hanno attuato la disposizione di un albero per ogni neonato - si legge nella relazione annuale del Comitato verde pubblico del ministero dell’Ambiente -. Le nuove piantumazioni sono state effettuate in più della metà delle città del Nord, in poco meno di quelle del Centro, e nel 15 per cento delle città del Mezzogiorno».

Il problema non è però solo numerico, ma anche qualitativo. Non sempre gli alberi messi a dimora hanno poi un’esistenza florida e tranquilla. Molti rinsecchiscono, altri non vengono curati e nei viali al di fuori delle aree verdi, quando un albero viene abbattuto capita che non venga sostituito. Così l’arredo urbano delle nostre città è costellato di brutte aiuole desertificate.

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