Regione vecchio stile: per la campagna promozionale "Sardegna Sicura" snobbati i social network

Città d’arte e territori ormai puntano sugli influencer per diffondere la pubblicità online

SASSARI. È una corsa contro il tempo ma è possibile che la presentazione ai nastri di partenza sia macchiata da una penalità. Nel piano di promozione turistica “Sardegna Sicura” varato dalla Regione per provare a salvare una stagione turistica mai così complicata, che prevede la realizzazione di uno spot televisivo e una campagna pubblicitaria sui giornali, un aspetto fondamentale è stato solo sfiorato. Per il momento, infatti, l’utilizzo dei social network è previsto solo ed esclusivamente per la diffusione dello spot. Nessun accenno alla tendenza che spopola nel mondo della pubblicità: l’influencer marketing. L’esempio più fresco è quello di Firenze, dove l’assessore comunale alla Cultura Tommaso Sacchi sta pianificando la promozione della città coinvolgendo l’Estetista Cinica. Un nome che non può dire molto a chi segue solo la tv ma che sui social è una vera potenza.

In lista ci sono anche i rappresentanti di un’altra categoria molto in voga, gli storytellers da social come Paolo Stella, Stefano Guerrera e Wikipedro. Nomi poco conosciuti lontano dal web la loro produzione virtuale garantisce l’ottenimento dell’aggettivo più ricercato da chi fa pubblicità online: “virale”. E una campagna pubblicitaria che si rispetti, ormai, non può snobbare questo tipo di contenuti. A maggior ragione se la dotazione non è pesantissima, come è accaduto per i due bandi da 40mila euro pubblicati dalla Regione.

La pubblicità online. Per fare in modo che un palazzo resti in piedi, servono fondamenta adeguate. Allo stesso modo, per riuscire a diffondere un messaggio nel miglior modo possibile è necessario che sia veicolato alla perfezione. Pubblicare, quindi, non basta. Lo sa molto bene Nicola Pilloni, 35enne social media specialist dell’agenzia pubblicitaria “Su Like” di San Gavino, che si occupa proprio di questi argomenti: «L’influencer è una pedina importante nella promozione di aziende o territori – spiega Pilloni –. È una forma di marketing basata sull’influenza che alcuni soggetti esercitano sul potere d’acquisto di altri. Il meccanismo, sostanzialmente, è semplice e permette di raggiungere tantissime persone». I grandi nomi, poi, non sono essenziali: «Funzionano molto bene i comici, come il sassarese Nicola Virdis, perché hanno un volto che attira l’attenzione immediatamente, o personaggi dissacranti come Antonio Andrea Pinna. Perché uno dei segreti è attirare l’attenzione sin dal primo sguardo allo spot o all’immagine. Ma il budget non è un problema – continua Pilloni – nel senso che per ottenere fiducia non è necessario essere famosi. Basta essere naturali e utilizzare i giusti sistemi». L’esempio arriva da Francesca Alberghina, 19enne che collabora con SuLike prestando il suo volto alla promozione pubblicitaria: «In questo campo i social network sono efficacissimi – spiega la ragazza che di “professione” studia Comunicazione – e di sicuro non si tratta di un fenomeno passeggero. Per far conoscere un prodotto o un territorio oggi si deve puntare anche su un influencer».

La specialista. La blogger Erica Costa (Erykainviaggio su Instagram) promuove l’isola per diletto, anche se non nasconde l’intenzione di trasformare lo svago in un lavoro: «Instagram è un canale potentissimo e non svilupparlo significa perdere l’opportunità di stare al passo con i tempi e di pubblicizzare aspetti poco conosciuti di un territorio formidabile come quello sardo. La Sardegna è un posto fantastico ma questo da solo non basta più, Ormai le persone “vivono” sul web, bisogna solo andarle a prendere e con influencer o blogger si possono fare tante cose». L’esempio arriva subito: «Sono circa un miliardo le persone che ogni giorno entrano su Instagram. Con il sistema della geolocalizzazione e con i giusti hashtag i messaggi possono raggiungere una platea potenzialmente sterminata. Ci sono poi le collaborazioni che possono nascere con altre realtà che promuovono il loro territorio, con cui si possono intavolare scambi. Un’altra cosa – spiega la blogger – è che non è assolutamente vero che solo i ragazzi usano i social, online ci sono proprio tutti. La missione dovrebbe essere quella di convincerli a raggiungerci». Altrove lo fanno in molti e accordarsi, in questo caso, potrebbe essere un’ottima idea.
 

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