La Nuova Sardegna

La ricerca dell’università coinvolge 12 aziende

Spano: «C’è un importante lavoro di comunicazione e apprendimento sulla gestione delle risorse»

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SASSARI. A capo del gruppo che sta portando avanti il progetto sull’irrigazione intelligente, a cui collabora il Nobel Riccardo Valentini, c’è Donatella Spano, professore ordinario di Scienze agrarie all’università di Sassari. «Insieme al dottor Costantino Sircana, responsabile di vari progetti», precisa subito la professoressa Spano.

In campo sono due interventi, finanziati dalla Regione, a cui collaborano anche l’Università di Cagliari e il Cnr. «Ci occupiamo di gestione delle risorse idriche, soprattutto di irrigazione nella viticoltura. Nel primo progetto sono coinvolte 12 aziende tra le più importanti della Sardegna. C’è un grande lavoro di comunicazione e apprendimento da parte delle aziende su nuove tecniche nella conduzione e gestione risorsa idrica. Il secondo progetto riguarda la ricerca e lo sviluppo tecnologico, con l’utilizzo di nuovi sensori. L’obiettivo è il risparmio e la buona gestione della risorsa idrica».

Dallo studio e dalla sperimentazione arrivano indicazioni pratiche importanti: «Qual è il momento migliore per irrigare, ad esempio.Perchè ci sono condizioni diverse localmente, anche all’interno di una stessa azienda e con differenze tra una varietà e l’altra».

È l’agricoltura che cerca di adeguarsi e adattarsi al cambiamento climatico: «Bisogna applicare - ammonisce Donatella Spano - tecnologie già applicate anche a livello industriale. È necessario diventare smart anche in agricoltura, utilizzare la tecnologia che ci consenta di programmare in modo personalizzato gli interventi. Perché la viticoltura? L’abbiamo individuato come settore economicamente molto importante per la Sardegna, in crescita e con prospettive di sviluppo. In più si presta bene a sperimentare sviluppo tecnologico».

I cambiamenti climatici muteranno le nostre abitudini alimentari? Alcune colture, particolarmente “assetate” come ad esempio il riso, rischiano di essere sacrificate? Il professor Valentini è ottimista: «Certo, sarà sempre più difficile. Ma la risposta più giusta è che si può fare qualcosa per continuare a coltivare anche riso. Se ci poniamo il problema e interveniamno su reti idriche e tecnonologia, si può fare».

«Bisogna trovare un giusto equilibrio tra settori che necessitano della risorsa idrica - dice ancora la professoressa Spano -. Alcune proiezioni ci dicono che ci potrebbe essere una contrazione di alcune colture. Quelle che necessitano di maggiore risorsa idrica potrebbero essere sostituite da altre. Ma anche per il riso ci possono essere tecniche agronomiche da adottare, pratiche da mettere in atto senza dover rinunciare. Bisognerà trovare un equilibrio: diventare virtuosi e allo stesso tempo applicare tecniche agronomiche che ci consentano di continuare a produrre». (r.pe.)

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