La Nuova Sardegna

Ospedale vicino al collasso Olbia scende in piazza

di Antonello Sechi
Ospedale vicino al collasso Olbia scende in piazza

Nizzi inaugura un presidio davanti al Giovanni Paolo II: restiamo qui a oltranza L’Ats: assistenza sempre garantita. Ma il sindaco attacca: mistificate la realtà

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OLBIA. Tutto a posto, dice l’Ats Sardegna dando quasi a intendere che la denuncia dei primari dell’ospedale Giovanni Paolo II e la mobilitazione dei sindaci galluresi sia una specie di colpo di calore estivo. Qualcosa evidentemente sfugge, a Cagliari, se anche ieri a Olbia ha funzionato una sola sala operatoria per le urgenze indifferibili e nient’altro. Se al mattino il sindaco Settimo Nizzi con assessori e presidente del consiglio comunale ha inaugurato il presidio davanti all’ospedale che andrà avanti a oltranza «fino a quando non ci saranno soluzioni concrete». Se alle 7 di sera nei tre ospedali di Olbia, Tempio e La Maddalena si sono fermati tutti all’unisono per una protesta in mascherina di 60 secondi. Un minuto di silenzio per la sanità gallurese. Un minuto muto che segue alle parole forti pronunciate lunedì pomeriggio da otto primari dell’ospedale di Olbia davanti a un consiglio comunale straordinario, dove sono stati convocati per spiegare in prima persona che cosa sta accadendo. Perché nella sanità che annuncia le ripartenze dopo il buio dei mesi del Covid, in Gallura succede che si spostano i medici da un ospedale all’altro per tappare un buco aprendone un altro. E succede, ed è la classica goccia che fa traboccare il vaso, che si chiudano le sale operatorie per mancanza di anestesisti proprio nel momento in cui, anche in questa disgraziata annata turistica gambizzata dal coronavirus, all’utenza normale si aggiungono comunque migliaia di vacanzieri. E così, davanti al consiglio comunale di Olbia, i primari hanno spiegato che con un solo anestesista per turno e una sola sala operatoria aperta, si può trattare una sola urgenza alla volta, e guai se le urgenze sono due in contemporanea perché c’è il rischio che per uno dei due pazienti accada il peggio. Ed è venuto fuori tutto il resto, e non è poco: il sovraccarico del pronto soccorso che tratta il doppio dei casi di ospedali importanti con meno della metà del personale, il laboratorio costretto a fare i tamponi Covid in via ufficiosa, servizi che non possono funzionare perché manca il personale, specialità fondamentali che non ci sono e costringono a spedire i pazienti in altri ospedali che non li vogliono. Un quadro che fa dire ai primari, anche quelli che si definiscono «inguaribili ottimisti», che la sanità olbiese e gallurese è al «dramma» e «discriminata». La risposta dell’Ats è arrivata ieri. Dice che «ha sempre garantito i livelli essenziali di assistenza» nella Gallura e a Olbia». Scrive che «ha lavorato su più fronti per garantire la sicurezza dei cittadini in seguito all'emergenza da Covid-19 e per migliorare la qualità del servizio sanitario offerto agli utenti galluresi». Che ci sono «risultati di immediata applicazione» e «i presupposti per un potenziamento dei percorsi assistenziali». Che «non è mai stata messa a repentaglio la sicurezza dei pazienti né c'è mai stata un'interruzione nell'erogazione dei servizi sanitari». Che la mancanza di alcune figure professionali «è un problema cronico che investe tutto il sistema sanitario nazionale». Che però ha «indetto diverse selezioni pubbliche per l'assunzione di medici, infermieri, operatori sanitari e tecnici specializzati», l’ultima martedì proprio per gli anestesisti. L’autodifesa non sembra aver convinto. Né lo hanno fatto le risposte che il sindaco è andato a chiedere alla Regione. «Non si può mistificare la realtà – ribatte Settimo Nizzi –: è l’esatto contrario di ciò che dice l’Ats. Se i servizi fossero regolari nessuno avrebbe niente da dire, ma i fatti li conoscono tutti». Dunque, il presidio davanti all’ospedale «andrà avanti a oltranza fino a fatti concreti». Fatti che per l’anestesista non sono arrivati: al momento, pare, non ci saranno nemmeno i “prestiti” di altri ospedali.

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