La Nuova Sardegna

Pochi medici nei reparti e liste d’attesa senza fine

di Alessandro Pirina
Pochi medici nei reparti e liste d’attesa senza fine

Allarme in tutta l’isola. L’assessore: subito 60 concorsi per 1200 assunzioni

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SASSARI. Ospedali paralizzati aperti solo per le urgenze, organico ridotto all’osso, liste d’attesa infinite che costringono i pazienti a rinviare sine die visite e interventi. La fotografia della sanità isolana è sempre più scolorita. Lo era prima del Covid, figurarsi dopo l’emergenza sanitaria peggiore del secolo. Da Olbia a Sorgono, da Alghero a Bosa, è un continuo grido d’allarme di medici, infermieri, pazienti. Da oggi riapriranno le visite, seppure in maniera regolamentata, alla Assl di Sassari, ma nell’insieme in Sardegna il quadro della sanità è desolante. Michele Bottaru, segretario amministrativo regionale dell’Anaao Assomed nonché responsabile del sindacato per la provincia di Sassari, non fa giri di parole. «La situazione è drammatica più o meno ovunque». Un insieme di problemi che finora non ha trovato soluzione, se non qualche toppa parziale.

La carenza di specialisti. La lista delle criticità parte con la carenza di organico, un problema che riguarda piccoli e grandi ospedali, da nord a sud. «Basta scorrere su Google l’elenco delle determine dirigenziali della Ats per capire quanti sono i reparti in sofferenza», dice Bottaru, che poi si addentra a elencare le specialità mediche con più carenze. «Innanzitutto i nefrologi: in Sardegna non ne abbiamo più e non c’è ricambio. Abbiamo grossi problemi a Siniscola e presto li avremo anche a Ozieri e Alghero. Poi c’è un’emergenza anestesisti, non solo a Olbia, ma in tutta la Sardegna. Per non parlare dei pediatri: pare che anche a Lanusei sia a rischio chiusura il punto nascita. Gravissima è poi la situazione dei medici di Pronto soccorso, del 118, della chirurgia di Alghero, della oncoematologia di Oristano. Ma questi sono solo i casi più eclatanti». All’origine di questa voragine di medici la mancanza di turn over. «Siamo dentro la tempesta perfetta: tra gli anni ’70 e ’80 c’era stato un picco di assunzioni di medici, che hanno raggiunto il termine per la pensione. Poi quota 100 ha dato la botta finale». La Regione ha messo a bando 60 concorsi per l’assunzione di 1200 tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi, ma il Covid ha stoppato tutto. «Il problema è trovare gli specialisti – aggiunge Bottaru –. Anche il governo ha deciso di aumentare i posti in Medicina, ma si tratta di una non soluzione, perché la vera questione riguarda la mancanza di specialisti. È inutile avere un medico in reparto se non sa fare una anestesia».

Troppe criticità. Ma la situazione della sanità nell’isola non riguarda solo l’assenza di specialisti. Le criticità sono diverse. Dalle strutture inadeguate alle liste d’attesa. «Già nel pre Covid la situazione era di grande disagio e carenza – dice Antonio Sulis, presidente dell’Ordine di Oristano –. Pensiamo alle liste d’attesa per le visite ambulatoriali, problema che il post Covid ha accentuato. E ancora non abbiamo capito che fine hanno fatto i 20 milioni per il loro abbattimento». Ma la questione principale resta la mancanza di organico. «Al San Martino di Oristano – aggiunge Sulis – abbiamo carenze in pronto soccorso, radiologia, laboratorio. Ghilarza e Bosa sono due ospedali fantasma. Bisognerebbe fare una sintesi tra le tre strutture». Il presidente dell’Ordine lancia poi un altro allarme. «C’è un grosso problema che riguarda i servizi di igiene pubblica: i tanti colleghi andati in pensione o deceduti non sono stati sostituiti. Medici che svolgono un ruolo fondamentale, soprattutto ora alla vigilia della campagna di vaccinazione».

L’ira dell’assessore. Il quadro in bianco e nero che ne viene fuori non piace all’assessore Mario Nieddu, che pur ammettendo la carenza di organico, non gradisce le “esternazioni” di alcuni primari. «Purtroppo stiamo scontando il blocco dei concorsi per il Covid. Se li avessimo fatti tutti e 60 avremmo avuto meno sofferenze. Ma mi fa specie che certe parole si levino da qualche presidio solo perché è stato chiesto di condividere alcuni medici con altri presidi in uno spirito di collaborazione che ci dovrebbe sempre essere tra colleghi». Nieddu cita il caso Olbia. «L’Ats sta facendo turnare un pediatra a Tempio. E da Olbia hanno detto che in questo modo si blocca diabetologia pediatrica. Parliamo di un pediatra su 14. Una posizione davvero insostenibile». L’assessore ne ha anche per i primari che in Consiglio comunale - sempre a Olbia - hanno denunciato la situazione drammatica del Giovanni Paolo II. «Verificheremo i volumi di attività erogata prima, durante e dopo il Covid, mi sto facendo dare tutti i numeri e chi ha parlato a sproposito dovrà rivedere le sue posizioni». Nieddu si dice «molto arrabbiato perché si scaricano sull’assessorato responsabilità che non ha. Le linee guida per le riaperture le abbiamo varate un mese fa. Il problema degli organici lo conoscevamo anche prima. E ricordo che abbiamo fatto 700 assunzioni tra medici, infermieri e Oss. Ho dato l’ordine di stabilizzare tutti gli stabilizzabili, di scorrere le graduatorie aperte». La speranza ora sono i concorsi stoppati dal Covid, 1200 assunzioni. «È tutto pronto: spero si svolgano subito. Inoltre, si stanno riprogrammando le visite saltate e presto partirà il piano per l’abbattimento delle liste d’attesa». L’altro obiettivo è il varo della riforma che elimini la Ats a favore del ritorno delle 8 Asl. «In questo periodo avere un unico referente lontano dal territorio ha creato confusione – conclude Nieddu –. Almeno, con il ritorno delle Asl i cittadini avranno a tiro il vero bersaglio dei disservizi con cui andare a fare le loro giustissime rimostranze».

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