La Nuova Sardegna

«I cinesi sono benvenuti. Il Qatar? Deve fare di più»

di Antonello Sechi
«I cinesi sono benvenuti. Il Qatar? Deve fare di più»

Ragnedda, sindaco di Arzachena: un nuovo hotel extra lusso ci darà prestigio

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ARZACHENA. I cinesi di Rosewood a Porto Cervo? Più che benvenuti. Perché daranno nuovo prestigio alla Costa Smeralda e perché, magari, spingeranno l’ emiro del Qatar, padrone degli hotel storici (e molto altro) costruiti dall’Aga Khan, a uscire da quello che, visto con gli occhi degli amministratori di Arzachena, appare un distacco rispetto alle sorti del territorio. Non s’era mai visto un sindaco di Arzachena critico nei confronti dei padroni della Costa Smeralda. Roberto Ragnedda dice le cose con le buone maniere ma le dice. Anche perché sente la pressione dei suoi concittadini che, a causa del Covid ma non solo, faticano a trovare quel lavoro che a Porto Cervo e dintorni non è mai mancato.

L’annuncio di Rosewood Hotel & Resort è arrivato pochi giorni fa. Il gruppo nato negli Usa, poi ceduto a una società con sede a Hong Kong, nel 2022 aprirà il Rosewood Porto Cervo: 65 camere, di cui 26 suite, con tutti i confort che si possono sognare, destinate al turismo ultra-lusso. Verrà realizzato al posto delle Ginestre, hotel con vista sul Pevero, già acquistato da investitori italiani che hanno scelto la società cinese. Si aggiungerà a una collezione di alberghi ultralusso gestiti da Rosewood in tutto il mondo e farà concorrenza al Cala di Volpe e compagni.

«Che vogliano investire ad Arzachena è una bella notizia – commenta il sindaco – Vuol dire che siamo ancora attrattivi, che il nostro territorio è ancora un brand internazionale di eccellenza. Il fatto che l’offerta per il turismo di lusso si diversifichi dà onore e prestigio. Quello della Rosewood è un nome di grandissimo valore che si sposa con la nostra filosofia di avere alternative nell’ospitalità e nell’eccellenza della Costa Smeralda». Già, come si rapporteranno i cinesi con la Costa Smeralda? «Spero – risponde Ragnedda – che siano di stimolo perché facciano sempre meglio. Abbiamo necessità di brand internazionali calati nel contesto arzachenese, che puntino su una stagione più lunga, offrano ricadute occupazionali con il coinvolgimento delle risorse umane ed economiche locali, che portino lo spirito gallurese all’interno delle loro strutture, che siano divulgatori dell’eccellenza del territorio e della Costa Smeralda. La nostra offerta turistica deve caratterizzarsi rispetto ai concorrenti, altrimenti è tutto omologato».

È una sorpresa: il sindaco di Arzachena critica l’attuale gestione della Costa Smeralda? «Negli ultimi tempi – è la risposta – non l’ho nascosto. Sento di contratti di 20 giorni, si aprono gli alberghi a metà luglio e oltre. La Costa Smeralda dà sempre ricadute, qui c’è un’eccellenza che bisogna saper esaltare. Si può fare di più. La Costa Smeralda ha bisogno di rilanciarsi, di riposizionarsi al top. Le strutture storiche vanno ammodernate, destagionalizzate, come era nella filosofia dell’Aga Khan. Che, ricordo, fece nascere aziende importanti del territorio come Cerasarda, Biancasarda, Marinasarda ecc. Tutte le attività devono girare insieme. Serve un progetto per i prossimi vent’anni. La Costa Smeralda è patrimonio degli arzachenesi e dei sardi. Oggi è un po’ ingessata, attendiamo il Qatar dal 2012. Ci sono opportunità da cogliere senza aspettare le leggi urbanistiche. C’è qualcosa di più importante del budget e del risultato annuale». La pratica urbanistica per la ristrutturazione dell’hotel Le Ginestre non è stata ancora presentata. Ma il confronto c’è già stato: «Vogliono riqualificare e questo va incontro a quello che diciamo da tempo: abbiamo un grande patrimonio immobiliare che ha 50-60 anni e non è più in linea con l’evoluzione del mercato turistico di fascia alta. Bisogna stare al passo con i tempi, abbiamo concorrenti in tutto il mondo, da Montecarlo a Ibiza alla Grecia, per restare solo nel Mediterraneo». L’annuncio della Rosewood, intanto, scatena le fantasie su un ritorno Aga Khan. «Non lo so e non mi risulta – commenta Ragnedda – ma se ci fosse ci farebbe molto piacere».

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