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Sos di Solinas al governo: subito gli investimenti

Sos di Solinas al governo: subito gli investimenti

Il presidente della Regione chiede un cambio di rotta. Ma il piano Italia veloce esclude la Sardegna

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SASSARI. L’ha detto pochi giorni fa in occasione dell’audizione in Commissione trasporti alla Camera: «Vogliamo l’alta velocità in Sardegna – ha ripetuto più volte il governatore Christian Solinas – vogliamo sviluppare progetti che guardano al futuro per rivoluzionare il modo di abitare nella nostra terra». Il governatore ha puntato il dito contro le palesi differenze tra la Sardegna è il resto d’Italia: «da noi non c’è nemmeno il doppio binario e, peggio ancora, Nuoro continua a essere l’unico capoluogo di Provincia a non essere collegato dalla rete ferroviaria nazionale», ha denunciato Solinas. Che poi ha aggiunto: «Finora da noi Rfi ha investito poco o nulla di suo. I finanziamenti sono stati quasi sempre della Regione. A questo punto, con forza, chiediamo un consistente investimento infrastrutturale per abbattere i tempi di percorrenza». Un desiderio che si scontra con la realtà, quella messa nera su bianco dal Governo anche nell’ultimo piano Italia Veloce, quello in cui la ministra De Micheli dice che l’80 per cento degli italiani non deve impiegare più di un’ora di tempo per raggiungere una stazione dell’alta velocità. Giusto, peccato che gli esclusi da questo progetto ambizioso siano i sardi perché l’alta velocità in Sardegna non è prevista. Il motivo: un intervento alle infrastrutture sarebbe diseconomico in un’isola poco popolata, che per le stesse ragioni – essere un’isola con pochi abitanti – continua a essere scollegata dalla rete nazionale del gas metano e paga tariffe più alte del resto d’Italia. In Sardegna i treni viaggiano ancora su una rete ferroviaria costruita alla fine del 1800. Il binario unico vince quasi dappertutto e la Sardegna è una delle regioni in cui il divario è più netto: su 430 chilometi di linee gestite da Rfi (Reti ferroviarie italiane), solo per 50 chilometri si viaggia su doppio binario. Negli altri 380 i treni possono correre il rischio di incrociarsi. Ma questo, assicurano gli addetti ai lavori, non può accadere grazie al "sistema di supporto condotta": è operativo lungo i 430 chilometri e scatta all'istante se un treno passa con un semaforo rosso o supera il limite di velocità. L’altro sistema di sicurezza, Scmt, indispensabile anche per fare pendolare i treni, è stato invece realizzato solo a metà: l’unica possibilità per fare viaggiare i mezzi a velocità più alta resta una incompiuta.

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