I comitati spontanei: «Sulle Province no alle imposizioni»

L’Anci: i territori devono essere consultati con i referendum Venerdì 31 luglio il voto finale della commissione autonomia

CAGLIARI. Il parere dell’Associazione dei Comuni e del Comitato per le autonomie locali sarà decisivo per capire se la legge sulle Province avrà vita facile o meno in Consiglio regionale. Domani i due presidenti – Emiliano Deiana (Anci) e Andrea Soddu (Cal) – sono stati convocati dalla commissione autonomia. La riforma è pronta, ma solo sulla carta. I Comuni non hanno detto ancora la loro, anche se è evidente che mai accetterebbero una legge imposta dall’alto. Il portavoce dei sindaci, Deiana, l’ha scritto in un post: «Qualcuno si è preoccupato di chiedere ai cittadini di Pattada o Illorai se vorranno far parte della Città metropolitana di Sassari, oppure della Provincia della Gallura o di Nuoro? Oppure i cittadini del Sulcis o del Medio Campidano sono stati consultati per capire se davvero aspirano al ritorno delle Province?». La risposta «purtroppo è no» ed ecco il motivo per cui «i territori dovranno essere ascoltati». Tant’è che uno degli articoli della riforma ancora in bilico è quello in cui c’è scritto: «L’appartenenza all’ente intermedio dovrà essere espressa dai Consigli comunali a maggioranza assoluta». Senza invece far nessun accenno all’ipotesi di un referendum, mentre è proprio quello che vorrebbero diversi gruppi spontanei. «Almeno stavolta la riforma rispetti la volontà degli elettori», hanno scritto in un comunicato i liberi cittadini di Seui, Sadali, Seulo ed Esterzili. Da qualche anno costretti, loro malgrado, a far capo alla lontana Provincia del Sud Sardegna, ma che non sono più disposti ad accettare in silenzio altre imposizioni: «Oggi deve spettare ai cittadini decidere a quale Provincia appartenere», hanno scritto. Il messaggio forte chiaro, come lo è anche quello dell’Anci, per forza dovrà essere preso in considerazione.

Le posizioni in campo. Venerdì 31 luglio la commissione autonomia è stata convocata per il voto finale. Poi il 3 agosto la riforma dovrebbe essere messa all’ordine del giorno dell’Aula. Finora il centrodestra si è schierato compatto a sostegno della legge che prevede sei Province (Nuoro, Oristano, Gallura, Ogliastra, Sulcis-Iglesiente e Sud Sardegna) e due Città metropolitane, Cagliari e Sassari. L’unica voce contraria, all’interno della maggioranza, continua a essere solo quella dei Riformatori. I promotori del referendum regionale del 2012, quello anti-Province, hanno ribadito la loro evidente insofferenza per «un argomento non previsto nel programma con cui la nostra coalizione ha vinto le elezioni del 2019» e quindi «prima o poi dovrà esserci un chiarimento politico». Poi ci sono le opposizioni e su quei banchi il fronte sembra essere meno compatto. Se da una parte ci sono gli (stra)favorevoli – a cominciare dai dem Giuseppe Meloni e Salvatore Corrias, sostenitori della Gallura e dell’Ogliastra – non mancano certo dubbiosi e contrari. Roberto Deriu, Pd, ha detto: «La nuova mappa rischia di classificare i territori in pochi forti e troppi deboli». Invece a tirar su le barricate saranno di sicuro Progressisti ed M5s: «Moltiplicare le poltrone non porterà alcun beneficio se prima non sarà fatta chiarezza sulle competenze e sui finanziamenti». (ua)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes