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Appalti bloccati, commissariamento per 8 dighe

Appalti bloccati, commissariamento per 8 dighe

Previsto dal decreto Semplificazioni: cantieri fermi e nel frattempo l’acqua in eccesso finisce in mare

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SASSARI. Otto dighe, otto opere bloccate per varie ragioni, inutilizzate oppure a mezzo servizio perché impigliate nelle maglie della burocrazia. Una situazione critica, in una terra in cui l’acqua arriva per tre quarti dai bacini artificiali, di cui lo stesso premier Conte con la frase «la Sardegna ha bisogno di bisogno d’acqua, sarà nominato un commissario per sbloccare ognuna di quelle opere», ha dimostrato di avere contezza. Gli appalti potranno ripartire nella diga Eleonora d’Arborea-Cantoniera, ad Oristano, poi in quelle sul rio Olai e del Govossai, nel Nuorese, sul rio Mannu, a Pattada, e infine Monte Pranu nel basso Sulcis. Grazie agli effetti benefici del decreto legge Enas, Abbanoa e i vari Consorzi di bonifica potranno fare ricominciare i lavori bloccati da veti incrociati, oppure da contenziosi irrisolti da anni. Via anche ai cantieri per la costruzione degli sbarramenti a Monte Nieddu e a Medau Aingiu, nel Cagliaritano, e sarà possibile concludere l’ampliamento della diga di Maccheronis fra Nuoro e Torpè. Si tratta di interventi attesissimi e non più rinviabili: nell’isola della grande sete l’ampliamento e adeguamento di alcune dighe e sbarramenti consentirà di evitare gli sprechi, gettando a mare milioni e milioni di metri cubi d’acqua per ragioni di sicurezza. È quello che succede per esempio a Maccheronis, mai entrata a regime. E buttare l’acqua fa malissimo in un’isola dove l’acqua è pochissima. Il raffronto con la media nazionale è impietoso: il 75% dell’acqua in Sardegna arriva da bacini artificiali mentre nel resto del Paese il dato si ferma al 9.6%, dalle sorgenti la Sardegna attinge il 10% della risorsa a fronte di una media nazionale del 37, dai corsi d’acqua arriva appena lo 0,6% rispetto al 4,7%. E i pozzi? Anche questi in Sardegna sono una rarità: garantiscono appena il 10,4% dell’acqua a fronte del 47,9% di media nazionale. Insomma, il problema è serissimo e per cercare di risolverlo la priorità è potenziare il sistema che funziona meglio. Dunque quello degli invasi. Migliorando le infrastrutture la disponibilità di acqua aumenterà e si potrà fare fronte con più serenità anche ai lunghi periodi di siccità che da sempre tormentano l’isola. (si. sa.)

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