La cessione al Qatar nel mirino di Fiordalisi
Il passaggio di proprietà risale al 2012. Due anni dopo l’avvio dell’inchiesta dell’ex procuratore
2 MINUTI DI LETTURA
PORTO CERVO. La vendita del paradiso dei vip all’emiro del Qatar risale a otto anni fa. L’Antitrust aveva dato il via libera alla Qatar Holding all’acquisto della Costa Smeralda nel maggio 2012. Due anni dopo, l’inchiesta di Fiordalisi. Che sulla Costa Smeralda ha aperto un gran numero di fascicoli (da presunti abusi edilizi a reati fiscali), di cui ne sono rimasti in piedi due: questo, appunto, e quello per corruzione (imputati l’ex senatore Franco Carraro, presidente della Smeralda holding e altre nove persone) il cui processo comincerà a settembre. L’inchiesta sulla vendita della Costa Smeralda aveva delineato l’ipotesi di un’evasione fiscale imponente. Soldi sottratti al fisco e dovuti all’erario italiano. Per la cessione di quel paradiso – venduto per 600 milioni di euro agli emiri della Qatar Holding –, secondo la Procura, non sarebbe stato versato un solo centesimo di tasse (il fisco sarebbe stato aggirato attraverso società riconducibili alla Colony Capital). Scattò anche un sequestro preventivo (con successivo dissequestro da parte del Riesame, confermato dalla Cassazione). Mentre andava avanti l’inchiesta penale, nel gennaio 2017, Barrack, così come previsto nell’atto di transazione firmato dalla sua Colony Capital con la direzione regionale dell'Agenzia delle entrate, versò in una unica soluzione la bellezza di 22,7 milioni di euro. Esattamente la somma richiesta alla galassia di società della holding, costituite in Lussemburgo, per sanare almeno dal punto di vista amministrativo l'addebito della presunta evasione fiscale commessa da Barrack nella vendita della Costa Smeralda al fondo sovrano del Qatar. A metter Barrack all'angolo era stato il colpo a sorpresa di Fiordalisi che, indagando sulla presunta evasione fiscale, aveva chiesto formalmente al tribunale gallurese di dichiarare il fallimento della Colony. Da quel momento una lunga trattativa che aveva portato alla transazione. Alla clamorosa istanza fallimentare il procuratore era arrivato sulla base di una tesi accusatoria che all'epoca dei fatti, cioè nel 2012, configurava «lo stato di insolvenza della società Colony Sardegna nei confronti dell’erario per un totale di 170 milioni di euro, dolosamente realizzato nell’interesse prevalente del gruppo Colony di Tom Barrack e di Mcc-Capitalia (ora Unicredit)».
Una vera e propria dichiarazione di guerra giudiziaria che non ha risparmiato nessuno, vecchi e nuovi proprietari. (t.s.)
Una vera e propria dichiarazione di guerra giudiziaria che non ha risparmiato nessuno, vecchi e nuovi proprietari. (t.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
