Turismo, settembre rebus resiste solo il “last minute”
di Claudio Zoccheddu
Manca, Federalberghi: «Sarà complicato restare aperti anche dopo il 15»
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SASSARI. L’allungamento della stagione turistica è una questione di minuti. Non quelli scanditi dall’orologio quanto piuttosto quelli delle prenotazioni dell’ultimo istante. Se settembre avrà un valore dal punto di vista turistico, sarà perlopiù quello generato da chi riserva una stanza last minute. O, come dice il presidente di Federalberghi Sardegna, dai vacanzieri “super” last minute, quelli che prenotano oggi per avere un alloggio domani. Una tipologia di richieste che non permette di fare pronostici sugli affari di settembre: «È la formula che ha caratterizzato l’intera stagione, ora però le prenotazioni last minute di luglio e agosto che sono diventate super last minute. Il cliente chiama oggi per avere una sistemazione– spiega Manca –. Comunque meglio di quanto accadeva sino a qualche giorno fa, dopo la tempesta mediatica che si è abbattuta sulla Sardegna. Negli ultimi dieci giorni di agosto la prenotazioni erano calate sino quasi allo zero». Le cancellazioni, ovviamente, sono sempre meno proprio a causa del crollo delle prenotazioni.
Difficile anche ipotizzare quante possano essere le strutture ricettive che scommetteranno su settembre: «Tra luglio e agosto hanno aperto l’80 per cento degli alberghi, credo che la maggioranza resti aperta sino alla metà di settembre – continua Manca –. Poi chi deciderà di non chiudere farà una scommessa perché sarà complicato programmare qualcosa di concreto senza avere, ad esempio, linee guida univoche su come gestire gli eventuali contagi». A differenza di alcune voci, secondo il presidente di Federalberghi non sarebbe il virus ad incutere la maggior dose di paura nei turisti: «È la psicosi da quarantena – spiega Manca – ed è una cosa comprensibile. Noi avevamo chiesto un piano unico e regole certe ma i fatti hanno dimostrato altro. Ogni situazione che ha coinvolto una struttura turistica è stata gestita in modo differenze e i turisti non possono permettersi di mettere in preventivo 14 giorni di quarantena in un posto imprecisato della Sardegna. Il dubbio, come capita sempre, ha generato incertezza nei turisti che hanno preferito non rischiare». Un altro aspetto chiarito dal presidente di Federalberghi è relativo all’immagine della Costa Smeralda: «Non c’è stata una fuga da Porto Cervo, la Costa Smeralda continua ad attrarre, come accade in diverse zone della Sardegna. Certo, c’è stato un rallentamento e forse anche qualche remora in più a frequentare locali e ristoranti, soprattutto quelli in cui il cliente non si sente abbastanza tutelato». La differenza, insomma, la fanno gli imprenditori: «Ed è il filo conduttore di tutta la stagione – conferma Manca –. Abbiamo rischiato ad aprire ma il rischio ha pagato perché siamo riusciti perlomeno a ripagare i costi dell’apertura. Certo che se il caos mediatico fosse scoppiato qualche tempo prima, sarebbe stato un disastro. Abbiamo corso un rischio enorme ma, considerati i presupposti, possiamo dire di aver salvato il salvabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Difficile anche ipotizzare quante possano essere le strutture ricettive che scommetteranno su settembre: «Tra luglio e agosto hanno aperto l’80 per cento degli alberghi, credo che la maggioranza resti aperta sino alla metà di settembre – continua Manca –. Poi chi deciderà di non chiudere farà una scommessa perché sarà complicato programmare qualcosa di concreto senza avere, ad esempio, linee guida univoche su come gestire gli eventuali contagi». A differenza di alcune voci, secondo il presidente di Federalberghi non sarebbe il virus ad incutere la maggior dose di paura nei turisti: «È la psicosi da quarantena – spiega Manca – ed è una cosa comprensibile. Noi avevamo chiesto un piano unico e regole certe ma i fatti hanno dimostrato altro. Ogni situazione che ha coinvolto una struttura turistica è stata gestita in modo differenze e i turisti non possono permettersi di mettere in preventivo 14 giorni di quarantena in un posto imprecisato della Sardegna. Il dubbio, come capita sempre, ha generato incertezza nei turisti che hanno preferito non rischiare». Un altro aspetto chiarito dal presidente di Federalberghi è relativo all’immagine della Costa Smeralda: «Non c’è stata una fuga da Porto Cervo, la Costa Smeralda continua ad attrarre, come accade in diverse zone della Sardegna. Certo, c’è stato un rallentamento e forse anche qualche remora in più a frequentare locali e ristoranti, soprattutto quelli in cui il cliente non si sente abbastanza tutelato». La differenza, insomma, la fanno gli imprenditori: «Ed è il filo conduttore di tutta la stagione – conferma Manca –. Abbiamo rischiato ad aprire ma il rischio ha pagato perché siamo riusciti perlomeno a ripagare i costi dell’apertura. Certo che se il caos mediatico fosse scoppiato qualche tempo prima, sarebbe stato un disastro. Abbiamo corso un rischio enorme ma, considerati i presupposti, possiamo dire di aver salvato il salvabile».
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