La Nuova Sardegna

«Positiva e con la febbre in fila per il secondo test»

di Serena Lullia
«Positiva e con la febbre in fila per il secondo test»

Olbia, la denuncia di una turista: «Sono dovuta andare in ospedale anche se stavo male»

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OLBIA. La fila è simile a quella davanti al Mater di qualche giorno fa. Quando centinaia di persone si mettevano in coda dall’alba per il tampone drive-in su base volontaria. La differenza è che il serpentone di macchine in via Borromini per la struttura del San Giovanni di Dio è gestito dall’Assl su chiamata. E ad attendere il proprio turno sotto il sole delle 18 ci sono anche pazienti già positivi al tampone del Mater. Ìn pratica il fallimento delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziali che dovrebbero garantire l’assistenza a domicilio dei positivi o potenziali. Per motivi di sicurezza e di privacy.

«L’Usca di Olbia ha disposto il tampone drive-in anche per i pazienti positivi – denuncia il consigliere regionale Pd, Giuseppe Meloni –, immagino perché non è nelle condizioni di fare visite domiciliari. Le Usca dovrebbero essere potenziate e invece assistiamo a situazioni di questo tipo inaccettabili. Se si dovesse proseguire in questo modo nella gestione dell’emergenza, se non lo faranno i sindaci, chiederò l’intervento del prefetto».

La disavventura la racconta una donna olbiese che per motivi di lavoro d’estate si sposta a Porto Cervo. «Il 25 agosto ho cominciato a stare male, mi sentivo stanca e ho misurato la febbre – racconta –. 37.3. Ho chiamato il mio medico che mi ha fatto la prescrizione per andare al Mater. Il 26 agosto ho fatto il tampone: positiva. Mi hanno telefonato dall’ospedale, anticipandomi che la Assl mi avrebbe chiamato per sottopormi al secondo tampone».

Nel frattempo la donna si isola a casa, lontano dal marito e dalla figlia. «Sono stata malissimo – aggiunge –. La febbre è salita fino a 39. C’è stato un giorno in cui non riuscivo a respirare. Ma ho avuto paura di chiamare l’ambulanza. Avevo il terrore che mi portassero via dalla mia famiglia».

Ieri la chiamata dall’Assl. Dopo una settimana dal primo tampone. «Mi hanno detto di presentarmi al San Giovanni di Dio. Ho spiegato che stavo male, che avevo la febbre. Eppure sono dovuta andare a Olbia da Porto Cervo. Ero quasi arrivata e mi hanno detto che l’appuntamento era slittato di un’ora. Dalle 17 alle 18. Ho scoperto solo quando sono arrivata che i tamponi erano drive-in. Una fila lunghissima, auto in mezzo alla strada che ostacolavano il traffico. Sono ritornata a casa e adesso sono a letto, isolata dai miei familiari a cui nessuno ha fatto il tampone. E ho di nuovo la febbre. Siamo abbandonati»

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