La Nuova Sardegna

Solinas risponde al Lazio: «Il virus ce l’hanno portato»

di Roberto Petretto
Solinas risponde al Lazio: «Il virus ce l’hanno portato»

Si infiamma la polemica tra le due Regioni per un dossier che accusa l’isola

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SASSARI. In tutte queste settimane i rapporti tra Lazio e Sardegna sono stati tesi, ma tutto sommato corretti. Il Governo premeva per un accordo bilaterale sui controlli in ingresso e in uscita da porti e aeroporti, ma non se n’è fatto nulla perché la Regione Sardegna si è opposta, chiedendo un accordo valido e vincolante su tutto il territorio nazionale.

Ieri le cose sono precipitate, con l’accusa della Regione Lazio alla Sardegna di non aver fatto i dovuti controlli sui passeggeri e di aver quindi consentito il ritorno nella penisola di decine di turisti positivi al coronavirus. «Un positivo su due è partito dalla Sardegna con sintomi»: sarebbe questa l’accusa contenuta in un rapporto elaborato dal Seresmi (Servizio per la sorveglianza delle malattie infettive della Regione Lazio) e dal laboratorio di virologia dell'istituto Lazzaro Spallanzani inviato al ministero della Salute. Secondo il rapporto tra i «764 casi con link epidemiologico riconducibile alla Regione Sardegna» emergerebbe che «449 (il 59 per cento) sono casi con sintomi».

La risposta del presidente della Regione sarda, Christian Solinas, non si è fatta attendere: «Nessuna negligenza da parte nostra. Se guardiamo i numeri sappiamo che fino a luglio la Sardegna aveva 0,3 di sieroprevalenza, un dato certificato dallo stesso ministero della Salute. Ciò significa che nell'Isola il virus non c’era e che qualcuno l’ha portato. E questo perché il governo non ha consentito a questa Regione di avere il certificato di negatività».

La questione dei controlli in porti e aeroporti è un aspetto dibattuto da mesi: la Regione sarda aveva chiesto, prima dell’estate, l’istituzione di un “certificato” (concetto poi declinato in diverse gradazioni, fatto che aveva creato ulteriore confusione) non trovando però mai accoglimento da parte del Governo. «Sono gli uffici sanitari di frontiera, marittima e aeroportuale, di competenza del ministero delle Infrastrutture e trasporti, ad avere la responsabilità di controllare la salute di chi passa le frontiere e si muove negli scali», ha detto ieri il presidente Solinas ricordando che così è previsto dal dpcm e dalle ordinanze regionali.

«Non è utile dire oggi che i casi che registriamo nel Lazio provengono dalla Sardegna perché la Regione non ha controllato i positivi in uscita - ha aggiunto il presidente della Regione -. Noi abbiamo rei confessi che hanno raccontato di aver assunto paracetamolo per passare i controlli: davanti a questi incoscienti che responsabilità può essere attribuita alla Sardegna?».

Il duello Sardegna-Lazio ha trovato spazio anche sui media nazionali: «Io non conosco D'Amato ma o è molto simpatico o sicuramente non ha ben presente tutti i dati: in Sardegna ci sono 22 focolai tutti d'importazione, cioè tutti casi che sono stati importati dall'esterno, inclusa la Regione Lazio. Io però non mi sono mai sognato di andare a fare attività di dossieraggio che vorrebbe fare qualcuno» ha ribadito Christian Solinas durante la trasmissione Effetto Giorno su Radio 24.

«Siamo davanti ad una vergognosa strumentalizzazione senza precedenti e soprattutto senza alcun fondamento scientifico», ha ribadito il presidente, rivendicando nuovamente la sua richiesta di obbligo di test sierologico o tampone per accedere a regioni diverse da quella di residenza. «Noi - ha ricordato - avevamo detto al Governo che sarebbe stata necessaria non una riapertura della circolazione senza alcun limite come poi è accaduto, ma chiedevamo che ci fosse un certificato sulla condizione di ogni singolo viaggiatore. Ora, pensare che la Sardegna sia un epicentro di diffusione del virus è destituito di fondamento».

Anche ieri i dati del contagio nel Lazio hanno segnato numerosi casi “di ritorno”: «Su oltre 10 mila tamponi oggi nel Lazio si registrano 130 casi di questi 80 sono a Roma e zero decessi. Si conferma una prevalenza dei casi di rientro (circa 52 per cento e i casi con link dalla Sardegna (circa 38 per cento», ha detto l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato.

L’assessore D'Amato, aveva lanciato anche un’altra accusa agli amministratori dell’isola: la mancata consegna della lista con i nomi delle persone che hanno frequentato locali e discoteche, soprattutto in Costa Smeralda e Gallura. Su questo aspetto il presidente Solinas ha preso tempo: «Sto acquisendo elementi puntuali».

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