Non solo spiagge: resiste in Barbagia il turismo del relax

Aritzo, perse per il virus le prenotazioni dei viaggiatori stranieri. Ma il sindaco Mameli festeggia: «Mai visto il paese così vivo»

ARITZO. Nel paese delle nocciole e delle castagne di prima mattina ti accoglie un venditore di meloni arrivato da Lunamatrona con la sua mercanzia. Dieci euro la cassetta per un sapore d’estate che sta per svanire e lasciare spazio all’autunno con i suoi aromi. Niente di strano e nessuna sorpresa è il libero scambio delle merci e delle persone in un’isola mai chiusa come in quest’annus horribilis marchiato covid, uno spauracchio purtroppo non ancora passato. Per una stagione che va e una che si appresta ad arrivare i bilanci sono inevitabili sul fronte dei conti e degli arrivi per una località che riscopre la sua vocazione turistica. Aritzo è una regina ancora affascinante in quest’area della Barbagia di Belvì ricoperta di boschi e di serenità. Il paese ordinato e pulito, idem per la vicina Belvì, sono già di per sé un ottimo biglietto da visita. La qualità della vita è eccellente, poi il distanziamento sociale quasi automatico almeno per la bassa densità di abitanti in un paese che si riscopre felicemente attrattivo per un turismo interno con dei numeri a luglio ma soprattutto ad agosto che da queste parti non si vedevano da almeno quindici – venti anni.

A occupare case, alberghi e bed and breakfast famiglie e coppie dalle città più popolose dell’isola: da Cagliari, che da sempre è il centro di riferimento per questa zona, ma anche da Sassari con il capo di sopra che ha scoperto i vantaggi di una vacanza all’insegna del relax, del fresco e soprattutto lontano dalla calca (pericolosa per il diffondersi del virus) delle spiagge. A questo si aggiunge l’appeal di un centro con i suoi servizi scelto ancora dalla Dinamo basket e dal Cagliari calcio per il sesto anno consecutivo.

«Un’estate così non si vedeva da tempo. Il paese era vivo e popolato. Una bellissima sensazione, malgrado le difficoltà che ancora si vivono, che ci ha riportato indietro nel tempo quando eravamo la capitale indiscussa del turismo montano e si viveva la bella stagione all’insegna degli scambi e del confronto continuo con i tanti visitatori che ci sceglievano» dice il sindaco Gualtiero Mameli, appena uscito dal suo ufficio del Comune, che si affaccia nella via principale. Lui ha toccato con mano l’incubo coronavirus, risultato positivo a giugno ha trascorso quasi un mese di ricovero all’ospedale San Francesco: «Non è stata una bella esperienza. Per fortuna ce la siamo lasciata alle spalle» ricorda il primo cittadino, nei giorni scorsi bersaglio di scritte anonime e intimidatorie sull’arrivo di un nuovo flusso di migranti in paese, che si uniscono a una decina che da tempo alloggiano all’hotel Castello. «Non mi ha fatto piacere - riconosce Mameli - certo la decisione non è stata concordata né comunicata per tempo dalla Prefettura, che ci ha messo davanti al fatto compiuto. Ovviamente non giustifica scritte minatorie ignobili».

All’eremo avvolto dal verde di Sa Muvara il patron dell’albergo Ninni Paba sfodera il sorriso e la cortesia di sempre: «Ovviamente abbiamo perso tanto, tutta l’utenza straniera che aveva prenotato da un anno non è venuta. Abbiamo solo in parte recuperato con il turismo interno (nazionale e regionale) e con la conferma della presenza per il ritiro sia dei giganti della Dinamo che del Cagliari».

Proprio mentre parla rientrano dall’allenamento i calciatori che si gustano un momento di relax prima del pranzo. Joao Pedro e Faragò si sfidano a freccette, Pavoletti si cimenta con un tifoso in una sfida evergreen a calcio balilla. Tutti sono a loro agio in un luogo pensato e costruito per il relax. «Mi piacerebbe trascorrerci una bella settimana» dice Pisacane. Un desiderio che rimane tale, perché gli impegni del campionato alle porte premono ed è tempo di fare le valigie.

Fa piacere l’empatia e la disponibilità che i calciatori mostrano con gli ospiti. C’è chi chiede una classica foto altri che danno qualche informazione interessante e che sorprende. E’ il caso del greco Lykogiannis, che apprende il legami tra la sua terra e Montresta (deve la sua identità demografica a una lontana migrazione di greci manioti in Corsica nel 1676) in Planargia. «Un aspetto da approfondire e un luogo da visitare non appena si presenterà l’occasione", dice il terzino ellenico.



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