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I lavoratori Aras: senza di noi zootecnia a rischio

I lavoratori Aras: senza di noi zootecnia a rischio

Mai applicato l’assorbimento in Laore deciso per legge, 250 verso il licenziamento. Giovedì in piazza

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CAGLIARI. Con oggi sono 93 giorni di sit-in sotto i portici del palazzo regionale di via Roma, ma la protesta dei lavoratori della commissariata Aras non sembra aver scosso le coscienze della politica e si avvicina pericolosamente la data del 31 dicembre che segnerà il licenziamento di 250 persone. Così, in occasione della ripresa delle attività del Consiglio regionale i veterinari, agronomi e tecnici delle analisi, da anni in attesa dell’ingresso in Laore tramite concorso, negato dai ricorsi di una parte dei dipendenti dell’agenzia regionale, ritornano in piazza giovedì 10 settembre davanti al palazzo dell'assemblea sarda, con una delegazione sindacale anche davanti a Villa Devoto. A darne notizia la Uila e la Confederdia. La richiesta è dare attuazione alla legge regionale 3/2009, ribadita con la 47/2018, che prevede la stabilizzazione. «Nonostante la procedura di selezione – dice la segretaria di Uila Sardegna, Gaia Garau – sia stata impugnata davanti al Tar, che ancora non si è pronunciato, la legge è legittima e subito applicabile. Dunque troviamo inaccettabile il perdurare di questa fase di incertezza». E Confederdia avverte: «La mancata stabilizzazione comporterebbe danni indeterminabili sulla Misura 14 del benessere animale che fa arrivare agli allevatori di 10mila aziende 40 milioni di euro ogni anno. E la chiusura del laboratorio Aras a Oristano, che assicura tutte le analisi del comparto ovicaprino, bovino (comprese quelle per la 3A), su formaggi, Agnello Igp, mangimi, etichette nutrizionali, porterebbe a un rischio enorme per le produzioni casearie e zootecniche: facile immaginare quale scenario disastroso si può determinare». (a.palm.)

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